L'auto sinonimo di libertà?

Ne parlo nei miei viaggi e bagagli

Non sono mai stato un fan dell'automobile quale status symbol o giocattolo.

Da studente al Politecnico, avevo compagni che, da benestanti, sfoggiavano anche le fuori serie... Non capivo cosa se ne facessero in quel di Zurigo con i suoi mezzi pubblici che ci servivano egregiamente senza problemi, già allora, di parcheggio. Unico evidente vantaggio, l'indiscussa mobilità nel tempo libero.  Ho raccontato dei miei rientri ticinesi in fuori serie

... e motori... gioie e dolori! Quando mi sono trasferito a Ginevra con moltissimo tempo in trasferta all'estero, l'automobile era un lusso che mi potevo permettere temporaneamente, a noleggio. Gli Stati Uniti li ho visitati in Greyhound.

Rientrato a Lugano, l'attività del laboratorio ne rese necessario un possesso pragmatico. Ci pensò mia moglie, da sempre vera fanatica automobilista, che volle assolutamente un Triumph 2000 con interno in radica ed ampio bagagliaio.

Non fui particolarmente fortunato: un primo modello venne distrutto dopo pochi chilometri in viaggio di battesimo  a Frasco per il mio compleanno,  in un tamponamento a catena accanto all'aeroporto di Magadino, dove i paracadutisti hanno creato una coda con tutti il naso in su ad ammirali nei loro volteggi... Me l'hanno raccorciata di 30 cm abbondanti!

Alla sostituzione mi venne consegnato uno strano esemplare che presentava strani rumori a precise velocità di crociera: sostituirono tutto quanto potesse entrare in linea di conto. Niente da fare! Poi, scoprirono fortunosamente che nel serbatoio da quasi 100 litri di capacità di super era stata imprigionata una bottiglia di vetro che entrava in vibrazione... Uno strano automezzo che ricambiava i miei sentimenti non proprio amichevoli con comportamenti che mettevano anche in imbarazzo il mio garagista Camenish... Ma era, dicevano, proprio una bella macchina!

Quando incominciai la spola con Zurigo mi resi ben presto conto che, malgrado l'auto fosse estremamente comoda, il treno mi permetteva un'andata e ritorno la stessa giornata, oltre che potermi dedicare alla lettura nel vagone ristorante davanti ad un buon bicchiere di Fendant les Murettes. L'auto divenne comunque indispensabile per le trasferte prolungate quando dovevo portarmi dietro il gatto (un maschione castrato siamese)!

A Zurigo, l'auto mi serviva per portare, dopo le 22, gli ultimi risultati di laboratorio alla Sihlpost (accanto alla stazione FFS), sicuro che al mattino dopo erano a destinazione.

In pieno centro, si parcheggiava  sotto gli alberi lungo il fiume, poco illuminati,  non lontano dalla buca delle lettere. Una volta mi trovai, al momento di imbucare, minacciato da due ceffi con un coltello. Era estate, maglietta e calzoncini corti. Avevo lasciato chiavi, documenti ecc. in auto. Mi strapparono la collanina. Pertanto un gran spavento senza aver null'altro da consegnare. Mi lasciarono andare. Andai nella vicina stazione a denunciare la rapina. Mi si disse che c'era poco da fare, non avendo testimoni, anche se non ero il primo... Insistetti, facendo valere una mia collaborazione con L'istituto di medicina legale ed il Tox Center ("Lei non sa chi sono io?" è successo anche  me di doverlo dire...), per andare sul posto in quanto ero convinto che la coppia di criminali continuava ad agire indisturbata. Fortuna volle che un'altra vittima si presentò al posto di polizia. Gli agenti decisero di andare sul posto ad identificare gli autori. Erano ancora lì e fecero i finti tonti. Furono presi in castagna quando vuotarono le tasche e si ritrovò, accanto ad una ricca collezione di ori, la mia collanina. Il coltello l'avevano, probabilmente, gettato nel fiume. Passai alcune ore fino a notte fonda a fare il verbale. Un anno dopo, venni chiamato a testimoniare nel processo. Mi ritrovai due accusati, irriconoscibili per il loro soggiorno preventivo dietro le sbarre, con barba e capelli incolti. Mi si chiese se i due compari erano quelli dell'episodio che avevo denunciato. Prima di mè, una decina di vittime confermarono senza esitazioni. Condizionai il mio assenso al fatto che i due fossero gli stessi individui identificati quella sera... Il giudice non la prese bene, quasi fosse un rifiuto a testimoniare! Forse conoscevo i due per altri "motivi" che avrei potuto ben conoscere? L'allusione era chiara. Nuovamente (era già successo, in altri contesti in aule di giustizia), mi sentii il rimprovero di essere un testimonio scomodo e poco cooperativo. Fui, nel dubbio, irremovibile. A nulla valse l'argomento dell'accusa che gli altri testimoni li avevano riconosciuti senza esitazione. La mia stima nella giustizia zurighese non ne uscì rafforzata... Vennero duramente condannati.

Rientrato definitivamente a Lugano ebbi una relazione con un amico tedesco, altro fanatico di automobili , che mi lasciava utilizzare una delle sue due BMW per scendere da Cademario a Bioggio alla GIFE. Da parte dei miei collaboratori, grandi ed invidiosi apprezzamenti  sul modello al quale io ero perfettamente indifferente.

Il prossimo amico, Franco il valtellinese,  era un fanatico motociclista che mi fece fare indimenticabili peripli dei quattro passi  tenendomelo ben stretto stretto. Emozioni quasi comparabili a quelle del servizio militare (20 anni prima) con il campione ticinese di motocross...

Ad ogni modo, se mi serviva un automezzo nel tempo libero, ne avevo disponibili dalla ditta in cui lavoravo. Quando mi decisi, in pensione, di trasferirmi a Caslano in un'abitazione senza parcheggio,  continuavo a poterne fare uso andando a prenderlo a Bioggio.

A Caslano, con Peter, frequentissime giornate alla foce della Maggia. Anche un'altra amicizia con un attempato guidatore con puntate nei weekend ai ritrovi milanesi. Queste trasferte oltre frontiera mi facevano venire i brividi: accanto al guidatore mi rendevo conto che il chauffeur rappresentava un pericolo per tutti. Cercai di dissuaderlo dalla guida. In fin dei conti, la patente ce l'avevo anch'io. Nulla da fare. Sarà coinvolto in un incidente mortale.

Ne sarò profondamente colpito ed ebbi una reazione: prima o poi potrebbe succedere anche a me. Alla soglia dei miei 70 anni decisi di riconsegnare spontaneamente la mia "patente di guida" (Licenza di condurre) tramite una raccomandata all'Ufficio giuridico della circolazione di Camorino. Per tutta risposta, una convocazione del capoufficio che cercò di convincermi a desistere con l'argomento che me ne sarei pentito. Fui irremovibile. La patente di guida mi venne riconsegnata  tramite lettera semplice. La misi in un cassetto. Da allora non ne feci più uso! Nessuna visita medica di idoneità. Non ho avuto bisogno, come mia madre, di trovare il medico compiacente per un certificato... 

Se qualcuno mi chiede il perché di questa rinuncia, racconto la storia senza trovare molta comprensione.

Ammetto che, ogni tanto, l'occasione ci sarebbe... la mobilità è sicuramente sinonimo di libertà, ma me ne son fatto una ragione. Prendo i mezzi pubblici con i suoi innegabili vantaggi e svantaggi. Lugano, a 20 minuti di FLP, ha comunque perso molto delle sue attrattive: ci vado raramente e ne posso pertanto osservare ancor meglio il cambiamento.

Quando qualcuno mi dà un passaggio, ho sempre mixed feelings!

Con il bel tempo e la bella stagione, la bicicletta.

Ma una bella passeggiata pedibus calcantibus ti mantiene sia il lato "A" che "B" e ti dà l'opportunità di guardarti attorno. La spesa a Ponte Tresa la faccio a piedi, evitando il fastidioso traffico frontaliero, passando tra i vigneti e boschi di Pura.

Altrettanto piacevole, passando lungo le rive del lago, da Caslano ad Agno da quando il trafficato passaggio sulla Cantonale è stato risolto con la magnifica passeggiata dedicata a Bill Arigoni  di cui ricordo, non senza tenerezza,  il suo impegno in Ceresio Anno Zero e la sua vicinanza a Spazio Gay in Via Stazio a Massagno.