Collaborazioni che daranno i loro frutti:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tiziano Moccetti, mio coetaneo e promotore qualche anno dopo del Cardiocentro, si stava interessando alla misurazione dei tassi digitalici nel sangue dei suoi pazienti. L'avevo conosciuto da studente, sul treno della domenica sera che ci riportava in Svizzera interna, in eterno conflittto, già allora, con il compagno Giorgio Noseda.

Eccomi quindi da chimico analista a monitorare il tasso dei vari medicamenti non solo cardiaci (digossina, digitossina dal margine d'azione molto limitato che impone un esatto dosaggio personalizzato ) ma anche antiepilettici sia per il controllo della Patient Compliance che del Therapeutic Drug Monitoring.  

Avevo la fortuna di avere ottimi collaboratori. Il giovane Marco Paganetti si occupava anche degli apprendisti. Frequentavano la scuola apprendisti con l'ing. Lutz insegnante pure alla Normale di Locarno. Era un prof. "nozionista" che se da un lato dava delle ottime  ricette ai suoi giovani  pupilli, dall'altro ero perplesso su alcuni suoi  approcci scientifici. Fece molto discutere, ricordo, l'esemplificazione della perdita di massa secondo Einstein (e = mcquadrato) con la combustione di una candela... Verrà sostituito ad insegnare agli apprendisti dall'ing. Pomarleanu  un ingegnere rumeno che era stato ingaggiato dalla Valcambi di Chiasso per un progetto vertente la commercializzazione di metalli rari che trovò insormontabili difficoltà nel reperimento delle materie prime, dominio di un monopolio mondiale. Era anche uno specialista della sinterizzazione che applicherà alla creazione di oggetti sulla scorta dei residui della cremazione di cari estinti a quattro zampe... Per un periodo transitorio, si occuperà nel mio laboratorio di polarografia. Poi c'era Giuseppe (giovine sposo, il padre era croupier a Campione),  senza il quale mai avrei potuto concentrarmi su Zurigo.

Tra i molti apprendisti che sono stati formati (c'erano annate in cui ne avevo anche almeno due) ricordo alcuni in particolare, più che altro proprio perché "particolari".  Un infelice ragazzo di Tesserete, proprio non fatto per la professione che abbandonerà per fare il pastore. Amava suonare la chitarra. Morirà in un'alpe, bruciato dal suo fuoco da campo.  Un altro caso meno drammatico, ma altrettanto eccezionale, quello di un brillante ragazzo con in tasca la maturità liceale che si deciderà a fare il laboratorista. Gli verrà raccorciato di un anno il suo apprendistato. Molte le ragazze (laboratorista era una professione per tradizione al femminile sebben fisicamente pesante) delle quali, per mia indole, ricordo ben poco. Ogni tanto ne incontro qualcuna che mi chiede se mi ricordo di lei... Loro si ricordano di me!

Con la polizia cantonale, inizio della collaborazione nel campo della droga con test sulle urine per una serie  di sostanze "abusate" (DAU Drug of Abuse Urinalysis di amfetamine, cocaina, barbiturici, benzodiazepine e metaqualone). Diventeranno routine dopo oltre un ventennio. La novità consisteva nella conferma, tramite altri esami più complessi e da chimico analista, dei risultati positivi. Particolare importanza di questo approccio era poter distinguere negli oppiacei la morfina e l'eroina dalla codeina allora largamente usata come antitussivo e anche per nascondere l'abuso delle sostanze illegali. Farà scalpore la morte improvvisa  del giornalista RSI Luca Franzoni. Si potè presto accertare che fu dovuta ad un (ab)uso di codeina di cui avevo preso l'abitudine per "mantenere" la voce nei suoi interventi mattutini ai microfoni. Questo caso mise in evidenza l'importanza di poter fare distinzioni tra gli oppiacei.

Un altro caso in cui l'analitica tossicologica permise di chiarire inquietanti illazioni, fu la morte accidentale dell'ing. Daria Wilhelm, con il marito attivissima socio dell'A.T.P.A. e di Azione Acque Pulite, trovata morta nel suo garage.

L'analitica delle sostanze d'abuso portò con sè la necessita di avere a disposizione una vasta collezione di materiali di riferimento.Il laboratorio fu pertanto ripetuto obiettivo di effrazioni alla ricerca di questi materiali.

Ricordo esattamente un caso che avrà conseguente tragiche e che posso situare esattamente nel tempo. Ero stato al cinema Corso per una notturna di Alien. Decisi di fare un rapido salto in laboratorio in compagnia di Pier, mio amico. Eravano nel mio studio: nel silenzio frammezzato dai vari ticchettii degli apparecchi e provenne, dal piano superiore, l'inconfondibile rumore di un vetro infranto. Chiamammo subito la polizia. Poi, lo scricchiolio della  scala interna ci annunciò la discesa dell'intruso verso il piano a terra. Pier, preso dal panico, uscì dalla finestra... la polizia arrivò rapidamente, annunciata da quattro discreti colpi di freni tirati. Mi avviai, a luci spente, all'entrata per andar incontro agli agenti. Mi trovai immobilizzato con una carabina sullo stomaco. Pier urlò "È il dottore!".. Intanto il visitatore si era spostato nel locale deposito dei materiali da lui ambiti. Sapeva esattamente dove cercare (Chi era la talpa? Antonio?). Ho deciso, assieme agli agenti, di accendere la luce dei laboratori, raggiungendo un interruttore dietro il vano di una porta. L'intruso, messo sull'avviso dall'esclamazione di Pier, una sibilante sbarra di ferro non riuscì nemmeno a sfiorarmi grazie all'intervento degli agenti che mi scostarono violentemente con grande presenza di spirito. L'infiltrato con il suo zainetto carico di refurtiva fu immobilizzato. A terra, letteralmente calpestato dagli agenti fattosi sopra di lui.  Urla del malcapitato. "A sum mi!" (sono io, non mi riconoscete?). E io a dire "Nessuna violenza in casa mia!". 

Processo a porte chiuse. Mia presenza quale testimone e parte lesa. Il giudice conosceva bene l'imputato reo confesso. Da subito disse di non voler essere nuovamente posto sotto affidamento in una struttura protetta. Venni così edotto che l'individuo aveva avuto un passato da vittima delle istituzioni e che pertanto se ne doveva tenere conto. Il poveraccio, figlio in età scolastica di una giovane madre internata allo Psichiatrico di Mendrisio fu letteralmente dimenticato durante una decina di anni nella struttura sanitaria cantonale. L'adolescente cercò in tutti i modi di farsi notare... alcune morti violente (a sprangate) di pazienti gli furono attribuite ma vennero coperte vista l'incredibile situazione. Fu affidato ai servizi psicosociali. Il suo stipendio settimanale, conservato in busta presso gli uffici, veniva anche percepito tramite effrazioni dell'avente diritto. Un caso disperato che veniva affrontato, all'insegna della cattiva coscienza di tutti, con un salvacondotto de facto che lo porterà ad essere impunemente utilizzato dalla malavita locale. Morirà in giovane età, si dice, per un tumore cerebrale. L'episodio, facile comprenderlo, mi lasciò allibito. Verrò poi a sapere che fu una delle motivazioni che porteranno ad una drastica revisione della legislazione cantonale in materia.  

 

TOSSICOLOGIA

Grazie al Centro di informazione tossicologica di Zurigo (Tox Info Svizzera) dov'era attivo un ricercatore originario di Muralto tornato dagli Stati Uniti (Aurelio Pasi 1938-2014), abbiamo anche incominciato a fare tossicologia d’urgenza a livello nazionale: le richieste di consulenza con analisi venivano dirottate direttamente a noi in Ticino, con... i capitreno che agivano da corrieri.

        Aurelio Pasi       Irving Sunshine

Ma con Aurelio Pasi, inizieremo anche le ricerche di laboratorio sulle endorfine che lo renderanno famoso. Ne parlerà anche a Locarno in una $ conferenza del novembre 1983.

Tra i ricordi, un congresso all'Istituto Mario Negri di Milano in compagnia di Aurelio e Irving Sunshine (1910-2006 il padre della tossicologia analitica moderna e autore di un fondamentale manuale di laboratorio su cui baserò il mio lavoro) dove si discusse per la prima volta di endorfine. Presente, quale anfitrione, anche il giovane  Silvio Garattini (1928) non troppo convinto sul ruolo analgesico che si andava profilando delle endorfine,  espresse le sue preoccupazioni per un'approccio alle tossicodipendenze da oppiacei che richiamasse delle deficenze organiche analogamente al diabete. Prime avvisaglie delle sue tesi proibizioniste che sempre disapproverò. Ma nei ricordi più vividi, la serata che seguì in casa mia con Aurelio e Irving che doveva trasferirsi a Kloten per il suo rientro, visto che Malpensa era avvolto nelle nebbie padane, facendo tappa a Lugano. Il successo  di una bottiglia di ottima grappa del Piave in esaurimento, ma di cui ne avevo in riserva una seconda che si rivelò in una successiva analisi essere un bidone immondo, ci fece star tutti male subito dopo il primo "cicchettino". Bravi ciabattini... con le scarpe rotte! Che figuraccia...

L'erbario delle streghe...

Manterrò, con Aurelio, un bel rapporto di amicizia. Nel tempo libero, lunghe passeggiate nei boschi della "grüne Grenze" e reciproco ripasso delle conoscenze botaniche. Lui raccoglieva un'erba dall'odore sui generis che faceva appassire nelle tasche. Ne faceva in infuso nel vino bianco dalla proprietà di tenerti sveglio per 48 ore di fila. Conoscitore delle scienze esoteriche (di cui ho sempre avuto "bianche" o "nere" che siano, un rispettoso distacco) , spesso mi parlava delle conoscenze che avevano le streghe. Ne farò tesoro. Più tardi, negli anni '80, riprenderò l'argomento in una conferenza su "streghe ed erbe magiche" nella vicina Venegono superiore coinvolto dall'amico Piero Piano, attivo nell'archivio di Stato di Varese, e dalla sua vicinanza alla contessa Anna Marcaccioli Castiglioni di Castiglione Olona. 

Devo ad Aurelio l'idea del nome "SOS Labor"  al laboratorio di tossicologia d'urgenza che aprirò a Zurigo.