Via da casa per gli studi e lavoro 

 I migliori anni della mia vita! 25  anni inframmezzati da un interludio di 5 anni in Ticino che mi era un po' stretto...

Date di riferimento: 1957 1959 1961 1962

Dopo la maturità scientifica e la recluta come cannoniere DCA a Coira (bei momenti, in/con tutti i sensi. Per la Patria! ), ho iniziato nel 1959 gli studi in chimica, mia passione e contemporaneamente studiavo composizione presso il Conservatorio di Zurigo.

Non possedevo nella stanza di studente neanche un pianoforte e facevo tutti compiti di composizione a orecchio. Mi dicevano che avrei dovuto fare il direttore d'orchestra. Cantavo pure in un coro di “musica da camera parlata” con interventi anche sulle scene della Opernhaus.

Ho attinto a piene mani da quello che la città offriva culturalmente: opera, concerti, teatri, amicizie, conoscenze. 

Tra i ricordi indelebili, le esecuzioni della triade di balletti di Strawinskj della compagnia Ballets du XXeme Siècle di Maurice Béjart ed il Boléro di Ravel con John Donn quale solista  alle Juni Festwochen con l'ineguagliabile impatto dell'orchestra dal vivo.  La madre di Susy Wettstein paragonò l'effetto di quelle esecuzioni ... alla sua prima notte di matrimonio! Aveva ragione.

Allo Schauspielhaus di Zurigo, grande impressione mi fece "Andorra" (1961) di Max Frisch ( visse da ultimo a Berzona in val Onsernone ). Devo all'insegnante di tedesco al Liceo, il prof. Heubi, di averne conosciuto le prime significative pagine, accanto a Dürrenmatt e Weizsäcker.  

Sempre al Pfauen dello Schauspielhaus, Friedrich Dürrenmatt (dal 1919 al 1962 visse a Montagnola) , con "Die Physiker"  (1962) interpretato dalla indescrivibile Mathilde von Zahnd di Therese Giehse (in pianta stabile a Zurigo dal 19   al 19  ) ne rinnovò e superò  il successo dei suoi personaggi  Brechtiani berlinesi (Mutter Courage) e della signora Zachanassian del "Besuch der alten Dame" (1956). Era notorio che la grande attrice  fosse una lesbica convinta. Il suo cipiglio non poteva d'altronde lasciare il benché minimo dubbio... Comunque, dopo quello spettacolo, sapevo che avrei dovuto diffidare dagli psichiatri!

Il vicino Festival di Donaueschingen  di musica contemporanea dov'erano di casa personalità così diverse come l'ostico  ma latinamente empatico Boulez, Stockhausen affascinante con i suoi primi esperimenti di musica elettronica del 1956 ("classici" quali il Gesang der Jünglinge li conoscevo a memoria, già da ragazzo e li riascolto con piacere) ma per altri versi abbastanza "difficile",  e molti altri, mi facevano sparire per alcune settimane dal paradiso di  Frasco.

 

In tre anni ho conseguito il diploma di ing. chimico.

È stato eccezionale riuscire a condensare in così breve tempo il percorso scolastico, ma mi piaceva tantissimo.

Il laboratorio era anche fisicamente molto pesante: le ore passate in piedi erano davvero molte. Si era pure esposti a “porcherie” di non poco conto.

Ma mi piaceva follemente. Il laboratorio stimolava i contatti: l’aspettare il completamento di alcune reazioni rappresentava un’occasione privilegiata per dei confronti verbali con i compagni di laboratori.

Ero stato educato alla parsimonia e a spendere in modo oculato ma la facoltà di chimica era cara. Mio padre elargiva e mi sono potuto anche creare una discreta biblioteca.

Decorazioni al Dolder: un mesetto di studi sacrificati per una buona causa... dagli "artisti". 4 sale con 2 orchestre di nome, un'orchestrina ed un pianista.

1961:

Al Dolder                                                                                                                                                                                                                                     In gita a Monaco di Baviera

l corso comprendeva una dozzina di studenti. Chi non ce la faceva poteva passare dal politecnico all’università.

Un paio le ragazze, figlie di industriali, entrambe, seppur dotate di carattere, erano coinvolte in un curriculum poco adatto per le loro corporature femminili

Tutti le aiutavamo nelle decisamente fisicamente pesanti esercitazioni di chimica industriale. In compenso , ci accompagnavano a eventi sociali dov'era indispensabile la presenza in coppia.

Monique, di Metz in Alsazia, era ufficialmente la mia ragazza di sostegno nei miei impegni quali segretario della Società Studenti Ticinesi, in particolare nel grande e mitico ballo al Grand Hotel Dolder che organizzavamo annualmente ed era entrato nelle tradizioni della Zurigo bene permettendoci di finanziare generosamente tutte le attività ludiche, viaggi compresi, per il resto dell'anno.

 

Tra studenti regnava la massima discrezione, quasi fosse un tabù, sulle proprie attività sessuali, per lo più esuberanti, vista l'età. In queste circostanze, non ho mai avuto modo di svelare ai miei compagni la mia autentica natura.

Zurigo in quegli anni era particolarmente sensibile alle problematiche omosessuali.

L'opinione pubblica era stata confrontata da una sequenza di eclatanti fatti di cronaca quali l'assassinio nel 1957, da parte di un prostituto, del compositore Robert Oboussier, notissimo segretario dell'associazione svizzera dei compositori.

Innescarono una vera e propria campagna omofoba che culminò nella sistematica, si diceva per proteggerli in quanto penalmente non perseguibili, schedatura degli omosessuali da parte della polizia con razzie nei luoghi frequentati e la messa al bando di locali apertamente omosessuali quali il notissimo teatro Neumarkt nel Niederdorf o la gogna a precipue associazioni quali il “der Kreis” attive dai tempi della guerra ed espressione di solidarietà verso i perseguitati dal nazismo.

De facto questi interventi azzerarono qualsiasi visibilità ai numerosi omosessuali zurighesi a cui non restava la possibilità che di incontrarsi in squallidi cessi ai margini di parchi pubblici. Chi veniva colto in “fallo”, oltre la schedatura, subiva una procedura di infrazione per aver calpestato le aiuole nei parchi pubblici. In questa caccia alle streghe degna della peggior inquisizione medioevale e celata dalla necessità di nascondere l'illegalità delle azioni esercitate dalla polizia del buon costume cittadina, gli studenti omosessuali non ebbero la vita facile. Anch'io mi trovai confrontato nella situazione di dover giustificare a casa la multa per aver calpestato le aiuole a tarda notte al Bürkliplatz. Ho giustificato l'ammenda di 10 CHF + spese con la spiegazione di un non meglio spiegato scherzo goliardico che tanto in voga erano nei confronti delle matricole. Comunque, non è che queste misure repressive avessero un grande effetto preventivo alle nostre esigenze: tuttalpiù limitavano la nostra visibilità e rinforzavano i tabù nei nostri confronti.

Avevo un giro di coetanei amici del “giro”, essenzialmente commilitoni riconosciuti tramite quelle particolari antenne che ci permettevano di capirci e piacerci reciprocamente.

 

 

Da studente, le estati a Frasco, luogo ideale per la preparazione degli esami d'autunno, mi permettevano di avere quale ospite l'amico del momento.

La cosa non sfuggì a mia madre che ebbe nulla a ridire: sorpresi in flagrante, mi fece osservare che le porte erano tutte dotate di una chiave, da utilizzare. Fino a quel momento, avevo resistito, sviandone i discorsi, alle argomentazioni di mia madre tendenti a farmi fare “Coming Out” almeno con lei. In quell'occasione, ribadì la sua posizione sul fatto che avrei sicuramente incontrato difficoltà in una società poco incline ad accettare questo stato di cose, ma mi espresse la sua fiducia convinta che, con il mio carattere, ce l'avrei fatta.

Tra i cugini e gli altri giovani vacanzieri di Frasco che accompagnavo sui fiume a pescare avevo, comunque, la nomea di “libero pensatore”... Decidemmo, di comune accordo, di evitare in ogni caso di mettere al corrente mio padre che ritenemmo non fosse in grado di comprendere. Forse (?) fu una decisione sbagliata. Vi saranno, infatti, conseguenze.

Estati da studente che non trascurarono la possibilità di conoscere l'American way of life. Gli ultimi semestri e gli esami sono stati  avventure e fatti contingenti da ricordare....

Nel 1962 ho conseguito il diploma di ing. Chimico SPFZ fortunosamente (fors'anche per culo) raggiungendo il secondo posto in graduatoria.

Mio padre ne fu deluso perché mi avrebbe voluto in prima posizione.

Fu l'unica volta dove in casa volarono letteralmente i piatti: ho mostrato il mio disappunto affermando che le note non mi interessavano, che avevo lavorato per il piacere della conoscenza. Platealmente ho stracciato il certificato con le note che trovarono poco apprezzamento paterno e mi son permesso di buttargliele letteralmente in faccia. La reazione non si fece attendere, con uno scatto assolutamente inusitato, mio padre mi riversò addosso la spaghettiera che mia madre aveva preparato per il mio ultimo pasto prima di partire per l'agognata Berlino, mia vacanza premio.

Potei comunque godermi 6 splendide settimane a Berlino, finalmente libero da qualsiasi preoccupazione di studente, un vero Eldorado per la cultura omosessuale in tutta la sua fantasmagoria (momento storico molto delicato, stava sorgendo il muro simbolo della guerra fredda e induceva i berlinesi all'atteggiamento liberatorio del “carpe diem”) e non solo.

Le indimenticabili visite alla Museuminsel orientale (Pergamon, Nationalgalerie rivisitate anche dopo la caduta del muro, città che ritengo la più bella del mondo...) erano precedute da Checkpoint con approfonditi controlli d'identità sia in entrata che in uscita...

La musica, ovviamente, ebbe il suo tornaconto: conobbi Alexis Weissenberg, già notissimo pianista protégé di von Karajan. Lo rivedrò trent'anni più tardi all'inaugurazione di Spazio Gay.

Anche la musica leggera e i cabaret con i Travestitenshow, una rinnovata tradizione della Berlino inizio secolo, mi colpì sia per la bravura degli artisti che per il loro senso dell'autoironia: alla fine dell'esibizione mostravano la loro identità maschile, con attributi che  già trasparivano dal trucco , levandosi ostentatamente la parrucca. 

 

L’ottimo piazzamento mi permise di scegliere dove "andare" per il dottorato.

 

I più begli anni della mia vita: il periodo del dottorato.

Ho scelto il corso del professor Zollinger in “coloristica” occupandomi della tecnologia legata ai tessili molto importanti nel contesto industriale elvetico.

Amore per i colori, piacere per i tessuti.

Alla fine dell'estate, nei villaggi della valle, venivano tosate le pecore che venivano fatte scendere dagli alpeggi contrassegnate per riconoscerne il proprietario.

La tintura della lana, una tradizione ben radicata a Sonogno, mi aveva da sempre incuriosito sia cromaticamente, che per il suo lato chimico insito nei ricettari tradizionali, che da quello botanico.

C'era chi la filava a mano con i fusi sulla porta di casa, incuriosendo i turisti che si avviavano a piedi  lungo la strada che li portava al Grotto Efra, passando accanto al forno a legna. In casa, invece i filatoi che diverranno il signet della Pro Verzasca.

Sarà un bel rapporto di complicità con il professore che mi aveva esplicitamente promesso di concludere la tesi appena fosse pronta per la pubblicazione, evitandomi la sorte, abbastanza usuale con altri professori, di sfruttamento con la beffa che più bravo eri, più durava il dottorato...

Un personaggio eclettico con un team di collaboratori internazionali. Aveva come hobby la vela di cui era commodoro nella flotta zurighese e  coinvolgeva i dottorandi quali "mozzi" nelle sue uscite.  Io mi occupavo delle magliette create per ogni occasione e stampate come  esercitazioni dagli studenti. Aveva una visione "complementare" della ricerca scientifica che caratterizzava le tradizioni del politecnico federale zurighese di cui diverrà rettore (1973-77). Era convinto assertore della teoria secondo la quale esistono relazioni tra la neurobiologia della percezione dei colori e la linguistica della denominazione dei colori. Il sanguineo e feroce rrrrrrrrrrrrosso di rrrrrrrrouge o di rrrrrrrrrrrrrot o di rrrrrred... che con i l giapponese 赤 "akai" trovava un'eccezione.

Tra altro, approverà entusiasticamente la mia idea di rinnovare le tradizionali presentazioni delle nuove annuali collezioni di tessuti per gli studenti, che si svolgevano fino allora con modelli ambosessi in neutre e pudiche calzamaglia, con corpi scoperti e più “naturali”.

Tra i grandi meriti del prof. Zollinger, la sua intuizione di introdurre per i suoi dottorandi dei corsi di Statistica applicata all'industria chimica nei processi di controlli di qualità e quale strumento nelle decisioni. Materia completamente ignorata nel curriculum di studente. Una novità. Questa branca della matematica era stata sviluppata in Inghilterra per la produzione bellica e mantenuta segreta per motivi strategici. Nel 1947 la Imperial Chemical Industries (ICI) rese pubblico un suo manuale fondamentale  "Statistical Methods in Research and Production" (Owens L. Davies). L'industria chimica basilese applicò in sordina ma con successo le metodiche descritte e le considerò a sua volta il cavallo di troia per battere la concorrenza tedesca. Nascerà una nuova generazione di chimici che faranno del Controllo di qualità la loro miglior arma decisionale mettendo in crisi (cambiamento) non poche prassi analitiche retaggio del passato. Fino a quel momento, non essere particolarmente ferrati in matematica faceva parte delle caratteristiche di cui i chimici  andavano fieri. Non più.  Ne farò tesoro: le mie future epiche battaglie nel campo delle alcolemie sono partite da qui. Nella mia biblioteca scientifica, l'edizione del 1958 della pubblicazione di O.L. Davies tiene un posto d'onore sebben strappazzata dall'intenso uso che ne ho fatto in tutta la mia carriera.

Un ambiente estremamente internazionale. Avrò come collaboratore indefesso il giapponese 木村 吉宏 Yoshihiro Kimura che diventerà mio testimonio di nozze. 茶周染色工業株式会社Chashu Dyeing Industry Corporation

Yoshihiro farà carriera nella sua azienda di famiglia, ancor oggi una delle più importanti del paese nel campo delle tinture di tessili.

Sarò ospite della BASF a Ludwigshafen, quale selezione per la Svizzera. Per quell'occasione (1963), eseguimmo, sotto la mia direzione, con altri partecipanti invitati da tutta Europa un travolgente happening musicale con percussione di fortuna, strumenti ad libitum e coro maschile basato sulle note musicali dell'acronimo BASF: (si la mi fa). "Hommage à BASF", la prima e mia unica composizione musicale in avanguardistico stile stochastico dopo il conservatorio... Il triangolo usato in quell'occasione fa parte dei  miei cimeli.

Ma il professor  Zollinger lasciò il segno in molti suoi studenti con un episodio particolarmente significativo che vissi in prima persona:

proprio alla vigilia di una sua possibile nomina a rettore si trovò a dover prendere la per lui difficile e rischiosa decisione se "uscire di scena per il suo anno sabbatico" rischiando la nomina, o di restare. Il dubbio lo assalì al punto di somatizzarsi in un "colpo della strega" che durerà oltre un mese facendolo arrivare in laboratorio con l'ambulanza e rimanere steso sul tavolo del suo ufficio. Il giorno in cui risolse il problema che lo assillava, quasi per miracolo si trovò guarito. Attenderà, sereno per una decina di anni, la nomina. Come fu poi appurato nelle riunioni quinquennali dei suoi ex-studenti, l'esperienza lasciò il segno nel senso che più ex dottorandi che avevano condiviso quegli angosciosi momenti, si ritrovarono più tardi nella loro vita e loro malgrado a ripeterne l'esperienza vissuta dal carismatico professore.

Da non credere, ma fu così, indimenticabile come il dramma che vado a raccontare. 

A Natale del 1964 quando ero a buon punto con la tesi, tutti gli 8 studenti che lavoravano nel laboratorio tessili hanno subito un’intossicazione al solfato di dimetile i cui vapori attaccavano, all'insaputa di tutti malgrado le per noi poco allarmanti indicazioni sui contenitori, il fegato. Sia detto di passaggio che questa sostanza è stata anche usata come aggressivo chimico (D-Stoff).

Al Chemiegebäude del Poly ogni laboratorio era caratterizzato dall'odore che rifletteva le sue attività. Recepito da chi non lo frequentava, ignorato da chi ci passava il suo tempo. Chi passava dalle scale  accanto al regno del prof. Zollinger era colpito dal profumo di bucato che emanava dalle macchine da lavare all'entrata che ci permettevano di avere, contraddistindoci dagli altri colleghi dottorandi, i camici più bianchi. Erano, i camici standard dei dottorandi, di cotone grezzo che noi trattavamo forti delle nostre conoscenze specifiche in materia. Gli stundetelli dei primi  semestri li riconoscevi subito dai loro camici sforacchiati dalla loro imperizia e belli maculati portati quasi fossero dei trofei... Ogni tanto un qualche intruso cercava di venire nel nostro regno a farsi un trattamento: quando ce ne accorgevamo, lo punivamo con una sgradevole sorpresa facendogli ritrovare un camice tinto nel più smagliante ed indelebile "pink" che nemmeno le donne delle pulizie avrebbe osato portare... Passando oltre le lavatrici e le macchine per la stampa di tessili raggiungendo  la segreteria del professore, dove vi era la bacheca con le cravatte tagliate al momento dell'uscita dalla presentazione della tesi, il nostro laboratorio lasciava intravedere un orgia di colori da bosco autunnale. Ai profumi delle polveri di lavaggio si sostituivano quelli dei nostri reagenti in un misto da farmacia che ci caratterizzava come un'impronta digitale. Da noi, pochi i solventi usuali sostituiti per lo più da acido acetico richiamante una bella e innocente insalata o da uno strano seppur famigliare  odore di aglio ursino, quello del nostro boia.  

Eravamo soprannominati i "napoletani" del Poly: il nostro laboratorio saltava all'occhio per una sua particolare caratterisitica in quanto, sopra le nostre teste, scorreva in ordinate file parallele, lo stenditoio per gli scampoli di tessuto messi ad asciugare dopo i trattamenti o le loro tinture.

Ognuno di noi, quasi fossimo un condominio, aveva diritto settimanalmente ad uno spazio sopra le nostre teste che si trasformava, spesso in una ridda di colori che richiamava lo stereotipo delle viuzze napoletane.  Uno dei nostri colleghi di studio, un keniota che faceva già allora il sabato  inglese a partire dal venerdì pomeriggio, approfittava del weekend per eseguire i suoi trattamenti di modifica del cotone, lasciandoci, da giovedì in serata, in preda allo sconosciuto veleno che, oltre a modificare la cellulosa del cotone, prendeva di mira chi restava, solitamente fino a sabato a mezzogiorno. Lo chimavamo, visto il suo aspetto da indiano, "Brahmaputra".

Quattro di noi sono morti. Io ero in vacanza alla capanna Cristallina e lì ho incominciato a stare male.

 

Negli stessi giorni mio fratello Dario (il secondo, geologo) a 25 anni veniva travolto da una valanga. Mi hanno avvisato senza fornirmi particolari. Sapevo solo che era stato trasportato all’ospedale di Samedan. Arrivato lì ho chiesto di vederlo. Un infermiere allora mi ha preso per mano e mi ha portato nello scantinato. Ha aperto una porta e mio fratello stava là seduto su una sedia, ancora con i vestiti che indossava sotto la valanga, con una fascia intorno alla mandibola. È lì che ho incontrato la morte. I miei erano in tilt ed io ho dovuto occuparmi di tutto: avvisare parenti ed amici, traslare la salma in Ticino attraverso l’Italia, organizzare i $ funerali. L'annuncio funebre, poco religioso, mi ha procurato molte critiche. Mi hanno detto che  era, per quel richiamo "alla terra che tanto amò" (da geologo), "massonico"... Comunque, il mattino stesso della pubblicazione ne ricevetti da una ditta "specializzata" in questo genere di affari di Basilea, in un pacchetto con tanto di fattura, una copia inquadrata con una bella cornice a lutto. Mi sono incazzato. Altro motivo: mi hanno fidanzato a mia insaputa! Poi è iniziato il viavai delle visite di condoglianza: le tonache nere ci furono estremamente vicine. Mio padre si è mostrato molte generoso nei loro confronti...  Dopo un paio di giorni sono crollato ed è scoppiato l’ittero: la bilirubina era oltre 20 volte superiore ai valori normali.

Mi hanno spedito a Zurigo. Nessuno pensava alla causa tossica attribuendo il mio stato ad una reazione alla morte di mio fratello. Non potevano fare niente e così sono rientrato, consigliato da un assistente "amico", a casa mia per cercare un po’ di pace tra le mura domestiche seppur marcate dalla tragica disgrazia.





 

Passerò il mio tempo a leggermi Les Fondements de la musique dans la conscience humaine di Ernest Ansermet ed ascoltarmi, quasi fosse per l'ultima volta, musica.

La zia Anna Maria, sorella di mio padre, aveva la fissa per il miele che considerava panacea ad ogni male. Con la rigidissima dieta che mi avevano imposto, avevo sempre e malgrado tutto, una gran fame. Sono arrivato a mangiare un chilo di miele al giorno.

In 10 giorni l’ittero era sparito dalle feci non più cineree e dopo altri 10 giorni prendevo il treno per andare a trovare i miei colleghi a Zurigo.

È stato solo allora che sono venuto a conoscenza della morte degli altri 4 compagni.

L’ignoranza con la quale mi sono dovuto purtroppo confrontare ha contribuito notevolmente nel farmi poi studiare tossicologia.

Ed altri miei colleghi di studio pagarono con la vita l'imperizia a proteggersi dalle insidie delle molecole con cui lavoravano. In particolare, ricordo il matrimonio di un collega ticinese, figlio di un farmacista di Paradiso e colpito da un grave tumore, con la figlia di un noto medico-oculista luganese che venne celebrato quando già si sapeva che la malattia non avrebbe lasciato scampo.  Anche Tuti Casagrande cui ero legato da amicizia, poco dopo la fine dei suoi studi di biologia, subì la stessa fine.  Tanto per rendere l'idea: in buona fede si lavorava, come si trattasse di sostanze innocue, con strutture del tipo delle Diossine o simili... Lo testimoniano le pubblicazioni fatte sulla scorta del loro operato.

Conclusi gli studi Zurigo con il dottorato, ho lavorato per 5 anni presso l'americana Du Pont de Nemours a Ginevra (1965/1969) e con loro ho letteralmente girato il mondo al motto ottimista di "Better Things for a Better Living" occupandomi di pellicole plastiche (dai condensatori elettrici ai primi nastri video e audio in cassetta, dai pannelli in PVF alle pellicole per usi militari o nella nascente industria spaziale) e controspionaggio industriale.

 

Studente negli U.S., 1962. Davanti alla White House - Ospite ad Harward

Avevo conosciuto il mio futuro datore di lavoro negli Stati Uniti, inizio anni '60, quale studente praticante durante le vacanze estive, vivendoci anche situazioni drammatiche quali la crisi di Cuba (da metà - a fine ottobre 1962: sono stato allora internato per una settimana, quale straniero, a Wilmington, non lontano dai potenziali obiettivi russi nel New Jersey, poi liberato dietro cauzione della Du Pont. I voli verso l'Europa erano stati interrotti... rientrerò che nella seconda settimana di novembre) ma anche bellissimi momenti, forse anche infatuato dal mito di John Kennedy.

Erano i momenti di musical come "West Side Story" (film, 1960), "Les parapluies de Cherbourg"  e "My Fair Lady" entrambi  in versioni cinematografiche del 1964. Hair lo vidi OffBroadway già nel 1967.

A New York, dov'ero molto spesso di passaggio per lavoro ed avevo moltissimi contatti al Greenwich Village facendo parte della Mattachine Society poi coinvolta nei moti di Stonewall (1969).

Sempre nella città della grande mela conobbi personalmente Leonhard Lennie Bernstein (quello che disse:La musica può nominare l'innominabile e comunicare l'inconoscibile) "anche" nei concerti: ne presi letteralmente una cotta.

Ma gli States non erano tutto oro e pailettes: oltre che la presenza di un'evidente xenofobia dovuta anche all'ignoranza, mi colpì il caso di Liberace, a mio modo di sentire, godibilissimo e  bravissimo showman (la "critica" musicale purista non gli era affatto favorevole: non poteva comunque  esserlo in barba alla indubbia  tecnica e creatività dell'artista. Un insuperabile american kitsch che supera se stesso...) che faceva l'impossibile, di tutto e di più, per negare la sue ovvie "tendenze" (cfr. recente doc mp3). Mi trovai spesso confrontato con interlocutori che ne approvavano il comportamento negazionista forse anche perché un po' tanto sopra le righe. A mio modo di vedere, proprio perché il personaggio aveva tutto per poterselo permettere, un'occasione mancata per l'emancipazione (ero, da sempre, convinto che la visibilità fosse la strategia "vincente", anche a costo di passare per esibizionista!  Ma, tra il dire ed il fare...). Una serata "live" indimenticabile!

Erano anche gli anni dei Beatles che decisamente preferivo ai Rolling Stones, almeno per la musica. Agli amici americani portavo i dischi dei Beatles, da loro incredibilmente non commercialmente disponbili prima delle loro trionfali tourné oltreoceano.

Con il lavoro, finì la mia carriera "attiva" nella musica. Continuai comunque a godermela alla grande, in tutte le sue sfaccettature, come ascoltatore o lettore di spartiti. Resta il fatto che, superati i trent'anni di età, ho anch'io subito un rallentamento dell'abilità di recepire, quasi fossero l'apprendimento di una lingua, nuove forme musicali. E l'interesse per le veramente nuove avanguardie musicali venne  progressivamente meno.

D'altronde, il veramente innovativo, musicalmente, era merce rara... restavano da riscoprire compositori ed esecutori  del passato anche recente inspiegabilmente restati,  per il grande pubblico, nell'ombra quali un Gustav Mahler o un Charles Ives, vero genio americano, o l'apparentemente ingenuo Eric Satie (che eseguo ancor oggi sulla pianola facendomi sorprendere). Il più delle volte come colonne sonore di opere cinematografiche di grandi registi. Il primo incontro con Bruckner lo ebbi con "Senso"di Luchino Visconti.  Film apparentemente meno impegnativi come quelli di Hitchcock serbavano, oltre a situazioni "diverse", anche sorprese musicali quali Francis Poulenc.

Provate a guardare pellicole senza l'audio e vi renderete conto di quanto il commento musicale sia essenziale.   La musica dei film, ho imparato molto presto a recepirla al pari, se non oltre, le immagini, già con i western molto "maschili" dell'oratorio di don Maestri che capivi quando volgevano alla fine, più dalla colonna sonora che dalla storia...     

Quando nel dicembre ’69 gli americani mi proposero l’ennesimo trasferimento a corto termine (Los Angeles; a Ginevra ci ero ritornato da pochi mesi, avevo da alcuni giorni preso possesso della nuova abitazione, riorganizzato difficoltosamente l'accesso alla vita musicale ginevrina, poco prima delle feste natalizie) mi sono licenziato secondo la loro prassi del “prendere o lasciare”: nello spazio di alcune ore ho dovuto decidere, vuotato il mio cassetto, consegnato la chiave della scrivania, ritirato il mio stipendio con una generosa uscita.

Ho pensato di venire per qualche tempo in Ticino con il proposito però di tornare a Ginevra dove mi trovavo bene e che, per me, è stato il più bel posto dove ho vissuto.

Conobbi da vicino l'ultimo Ernest Ansermet, ai concerti o alle prove del Conservatorio ginevrino della domenica pomeriggio, dove spartito alla mano, mi chiedeva ragguagli sull'esecuzione, visto che il suo udito era ormai alla fine. Il grande maestro seguiva le esecuzioni più con lo sguardo, afferrandone la gestualità ed il linguaggio del corpo dei musicisti, quasi fossero implicati in un balletto. E lui, questo "codice" lo conosceva benissimo.  Ultimo incontro: le prove per la Sonata per due Pianoforti e percussione di Bela Bartok.

A proposito di Bartok: a Lugano, durante il Liceo,Tuti Casagrande aveva interpretato con delle diapositive direttamente create su vetro con inchiostri di china colorati le atmosfere dell'Adagio terzo tempo della Musica per archi, percussioni e celesta. Una gran trovata. L'avevamo preparata in occasione di una visita di nostri coetanei confederati in escursione in Ticino e presentata nella saletta superiore dei Commercianti in Piazza Dante (oltre 60 anni or sono. Cosa non si dimentica...). Purtroppo, sia le diapositive che il mio progetto d'integrazione nella musica sono andati persi. Ma potrei riscostruirli, tanto vivido ne è il ricordo...

Ero convinto di poter restare felicemente sulle rive del Rodano: mi sarebbe interessato lavorare al CERN con il quale già si collaborava. Carlo Rubbia, futuro Nobel e quasi mio coetaneo, mi aveva rassicurato. Le ricerche che avevo organizzato per lui alla DuPont de Nemours sulle proprietà dielettriche delle pellicole di Mylar sottoposte a radiazioni erano un'ottima referenza. Ma ci fu una svolta...