Pavia:

Mi sono stati riconosciuti molti esami già fatti per diventare ingegnere in chimica e nell’arco di due anni ho potuto aggiungere al mio curriculum anche quello di medico, non previo esame di latino (un residuo dell'infelice passaggio adolescenziale al  collegio Papio di Ascona...) Le mie precedenti conoscenze dei meccanismi di colorazione acquisite nel mio lavoro di dottorato al politecnico (vennero messe in discussione molte teorie che andavano allora per la maggiore: era il mio modo poco convenzionale di affrontare i quesiti) mi furono estremamente utili per capire in modo innovativo anche l'azione dei medicamenti sull'uomo. Anche la chimica fisica (osso duro al Poly) mi fu d'aiuto nel comprendere i fenomeni di farmacocinetica con i suoi modelli matematici, in particolare dell'abbattimento dell'alcole.

I miei studi a Pavia furono decisamente avvantaggiati dal fatto di poter fruire del mio Laboratorio di Massagno con strumentazione d'avanguardia che metterò a disposizione dei professori Luigi Manzo e Gianpaolo Berté. Ne nascerà una profiqua collaborazione che mi sarà utilissima al momento di varcare il Gottardo con il SOS LABOR. Portavo una cultura chimica quasi sconosciuta nel dipartimento di medicina e farmacologia  dell'ateneo lombardo che era inoltre dotato di fatiscenti laboratori analitici. Per chiarire: alla mia prima visita dei loro laboratori  mi posi la domanda a sapere se quelli non fossero stati mantenuti in quello stato "storico" in onore di qualche famoso a me sconosciuto ricercatore lombardo del livello di un Cannizzaro... Già il primo passo di qualsiasi lavoro analitico, la pesata dei campioni, era eseguito con bilance "storiche" che nulla avevano, oltre l'ovvia precisione,  a che fare con le comodità d'uso delle svizzere Mettler che sin da studente al poly ritenevo quasi dovute. Abituare gli studenti alle comodità, in fin dei conti,era un ottimo sistema per vendere...   Nulla dello standard cui ero abituato grazie anche a quanto altre ditte svizzere avevano recentemente  immesso sul mercato per la preparazione dei campioni (Rotavapor) o l'analisi vera e propria quali la Titrimetria. Non è che non  ci si potessero, comunque, diligentemente ottenere validi risultati adeguati alle strumentazioni presenti. Ma vi erano limitazioni invalicabili senza l'uso di tecniche più moderne quali l'assorbimento atomico o la gascromatografia o la Voltammetria.

Un lavoro, impossibile con le risorse del laboratorio universitario di Pavia, fu presentato ad un convegno alla Défense di Parigi in compagnia con i suddetti professori.

Una intossicazione da tallio (veleno topicida)  in una paziente fu diagnosticata sulla scorta di sintomi neurologici, gastrointestinali ed alopecia. Trattamento dopo 4 giorni dall'intossicazione consistente in diuresi forzata e l'amministrazione di Blu di prussia con dosi  giornaliere di 5 g tramite tubo duodenale per la durata di 20 giorni. Il tallio fu misurato nelle urine, feci e saliva tramite assorbimento atomico. Considerevoli quantità di tallio furono riscontrate nella saliva con concentrazioni che superavano fino a 15 volte quelli delle urine. Si potè dimostrare che una minima parte della dose ingerita di tallio veniva  eliminata dall'intestino malgrado l'amministrazione del Blu di Prussia.

Quella trasferta alla ville Lumière (ero curioso di conoscerla quella città e non esclusivamente per le sue attrazioni classiche...), resa possibile ai professori italiani malgrado le allora stringenti limitazioni valutarie della vicina Repubblica grazie ai lavori di  consulenza a industrie farmaceutiche svizzere di cui ero il tramite, la ricordo per l'incidente che influenzò di parecchio la "qualità" del mio soggiorno:

Arrivo alla Défense. Affollatissima hall e ritiro dei documenti di congressista con il programma del nostro intervento scientifico. e delle manifestazioni collaterali. Per farla breve: mi troverò passare dietro le scale mobili assorto nella lettura del programma senza notare i taglienti spigoli  paratie di plexiglas che mi procurarono un profondo taglio nel tessuto capelluto con abbondante sanguinamento. Corsa al pronto soccorso della hall. Necessità di un trasferimento per i punti di sutura al vicino ospedale Charles De Gaulle. Rifiuto di usare l'autolettiga  pronta all'entrata. Preferisco un taxi: la lettera di accompagnamento aveva le esatte coordinate di dove dovevo andare.

Mi troverò in compagnia di un avvenente chauffeur e di una scatola di Kleenex in fase di esaurimento, a vagare nel Bois de Boulogne che sapevo essere, altrimenti, un luogo di  grande interesse... Dopo essere passato la terza volta davanti al centro ippico con il tassametro che accumulava chilometri, imposi il mio aut aut: o mi porta velocemente a destinazione o ritorniamo alla Défence...

Arrivai al pronto soccorso dove trovai una équipe di medici preoccupata dal mio ritardo. Cher collègue, soyez le bienvenu... Intervento in pompa magna, all'insegna della grandeur française, preceduto da uno show nel reparto di radiologia per accertare eventuali lesioni al mio cranio. Alla fine del lavoro di sutura, presentazione dei risultati effettuata nella miglior tradizione dei parrucchieri: un volteggiar di specchi centrati sugli otto punti di sutura. Ripetizione del rituale alla fine del copioso bendaggio a turbante.

Finalmente, reagii di conseguenza con un bel "merci" coordinato dal classico (dal barbiere)  alzarmi dal lettino. Come misi i pedi a terra, preceduto da un qualche cosa che non avevo mai percepito, un dolore lancinante mi prese ad una gamba. Una grossa e pesante siringa di vetro blindata di acciaio cadde a terra, lasciando il grosso ago (almeno un bel gauge 24) nella mia carne: era il richiamo dell'antitetanica che doveva essere iniettata lentamente.

Claudicante, tornerò a raccontare la mia avventura ai compagni di Pavia. Riposo obbligato. Gli amici ticinesi, a sentirmi telefonicamente riferire la disavventura, non volevamo credermi... "raccontala giusta". Oltre il danno la beffa! Inutile dire che, da vistosamente bendato in testa ed infortunato alla gamba,  i programmi accessori che dovevano unire il dilettevole all'utile della trasferta parigina furono cancellati. Parigi perse l'attrattiva che indubbiamente meritava. Anche più tardi, pur conoscendola anche nei suoi lati più nascosti, gli avrei preferito Londra o Berlino...

L'epilogo: rientrato in Patria mi trovai una voluminosa busta con le radiografie accompagnate da una fattura dall'importo inferiore ai 100 CHF. Il pronto soccorso del Civico, per il lavoro del togliermi i punti, me ne comminerà una di importo almeno triplicato! Misteri delle tariffe...