Nemo propheta in patria!

Con un laboratorio che forniva cifre "inoppugnabili" se di comodo ed oppugnabili in caso contrario, con la saggezza del dubbio  al motto di "sapere di non sapere" ma anche con la convinzione di dover esprimere i miei convincimenti al di là delle contingenze che mi avrebbero pragmaticamente dovuto indurre a tacere,  verrò definito da più giudici come un testimonio scomodo....

  

Incrocerò altri profeti in patria con destini e caratteri non molto dissimili al motto di chi si somiglia si piglia   (da Paolo Bernasconi a Carla del Ponte) con i quali condividerò non altri nostrani ostracismi. Parlare di Berufsverbot nel senso giuridico di interdizione dell'esercizio di una professione mi pare, forse,  un po' improprio.

Anche se de facto...c'erano, anche nel mio caso, metodi d'ostracismo solitamente efficaci: Le casse malati, per esempio, incominciarono a contestare le mie prestazioni (il segretario De Neri ed il presidente Franzi erano vicini al mio concorrente sulla piazza che faceva sconti, fors'anche leciti, non si sa bene a favore di chi...). Money's money!

Il mio "sconfinamento" nel campo avverso nelle analisi per i medici ( malgrado fosse quantitativamente di piccola entità) fu contestato sin dall'inizio dalle Casse malati (allora esisteva ancora l'Intercomunale - dal 1962 per legge cantonale - che al momento dello scioglimento trasferì gran parte dei suoi assistiti all'Elvetia e alla OCST). Guarda caso, vennero messe in discussione le mie prestazioni nel campo dell'ematologia lasciando intendere che il riconoscimento nel campo (fui esaminato, dietro loro richiesta, dal dottor Beretta-Piccoli) lo avessi avuto di comodo. Poi , a fronte di un non poi così innovativo formulario di richiesta per le analisi, mi venne contestato il fatto che per i  medici era troppo comodo "fare delle crocette" e che pertanto dovevo fornire per ogni fatturazione le relative richieste mediche "faticosamente" scritte a mano su ricettario.

Non contenti di queste pastoie burocratiche, si diffuse la voce (la calunnia è un venticello assai gentile...) che in fin dei conti non era il mio mestiere ed ero reo di aver eseguito (dietro richiesta del medico) una fosfatasi acida prostatica su un campione di sesso femminile...  

Non riuscendo nel loro intento, cercarono inutilmente (finanziariamente, non dipendevo nel lavoro da loro in quanto le analisi che eseguivo per i medici erano una posta trascurabile per i miei ricavi) di ritardare con lungaggini i pagamenti che esigevo senza sconti. Da qui la mia nomea,  poi ripresa alla grande anche oltre Gottardo, di agire per  motivi di ordine commerciale... Ricordo, pur non avendone una documentazione,   il caso di una dottoressa di Chiasso (R. W. ex primario di anestesia all'O.B.V.) che subì da questi signori angherie dalle  tragiche conseguenze (1976) ...    

A chi, non potendo trovare altri lidi come Paolo Poma, si trovò a mo' di vendetta, il modo di fargli chiudere la sua Galleria. Più che il tempo, furono le sue non comuni  longevità e la solare voglia di vivere a dargli ragione. Come lo descrive nel capitolo $ "La tormentata esistenza del pittore Jean Corty" ( o a viva voce  nel Documentario di Werner Weick, "Confesso di aver vissuto") con "vibrante soddisfazione" Paolo potrà aver ragione sulle "inveritiere, maligne e pelose calunnie".

  1974 La mia carriera di testimone/(in)esperto nelle aule di giustizia avrà inizio con il caso dell'inquinamento dell'acquedotto di Breganzona. Il giudice Luvini parlerà di "festival degli ingegneri"...

Sotto accusa, il dott. ing. Giovanni Lombardi, già allora una celebrità per la Galleria stradale del san Gottardo e la diga della Verzasca, reo di aver tollerato in una sua perizia di collaudo a fine lavori del pozzo incriminato alcune insufficienze che gli erano sfuggite ma che avranno effetti disastrosi.

In un balletto di periti e perizie di comodo atte a sminuire le accuse di Paolo Bernasconi allora già scomodo procuratore mi trovò coinvolto in una altrettanto scomoda situazione...   Un incidente durante i dibattimenti processuali dimostrerà il mio carattere: nella mia perizia per il tribunale era sparita "inspiegabilmente" l'ultima pagina (essenziale, come parte conclusiva,   per il dibattimento). Era l'ultima possibilità che mi si era offerta per il salvataggio dell'esimio collega. Ho fatto interrompere il dibattito per far ricuperare la pagina mancante. Molti dei miei colleghi ingegneri non me la perdoneranno... Se non altro, ne avrò la coscienza tranquilla. 

Quando Carla del Ponte si troverà ad affrontare l'ambiente colluso locale in un'affaire di olio di cartamo fatto passare per olio di olio con una serie di riflessi di rilievo anche per il mercato svizzero, si ricorderà di me. Carla la peste, troverà al suo fianco un determinato ingegnere altrettanto deciso a scoprire la verità. Ma l'affaire era troppo grossa: si troverà il modo di mettere tutto a tacere con un paio di inghippi burocratici e formali  che  scagionarono dalle proprie responsabilità i coinvolti. Effettivamente non era  olio di oliva di provenienza marocchina, ma comunque... Una storia troppo lunga da raccontare nei dettagli, iniziata come fattispecie finanziaria, sarà un vero e proprio vaso di Pandora.

Fatto stà che un olio fatto passare di oliva, importato temporaneamente in Svizzera (ne arrivavano giornalmente a Lugano, dal porto renano,  un paio di vagoni cisterna)  e che avrebbe dovuto essere riesportato per il 95% per compensare le perdite dovute alla sua raffinazione, aumentava con i "trattamenti"  al 115% delle quantità importate creando una eccedenza del 20% che doveva essere in qualche modo smaltita sul mercato svizzero... Le quantità di legge venivano "regolarmente" riesportate verso l'Italia dove trovavano , ironia della sorte, la denominazione di "Goccia d'oro"...

Anche in questo caso le mie conoscenze in materia si erano sviluppate da fatti contingenti quasi casuali.

Il mio laboratorio di Massagno si era fatto l'esperienza per un'affaire che aveva coinvolto  una  fabbrica di olio abusivamente "rigenerato" (si trasformavano scarti grassi animali in olio "vegetale") a Mezzovico. In questo ambito, l'apprendista Eveline X. ebbe modo di diventare specialista in questo settore di $ analisi

Queste analisi erano indispensabili per gestire gli "interventi" di conversione. Correzioni negli acidi grassi e steroli, con aggiunte mirate di sostanze non ammesse nell'ambito degli alimenti, tecnicamente delle vere e proprie frodi.

Allorquando gli inquirenti fecero irruzione sul luogo dei misfatti, nel frattempo abbandonato, trovammo oltre che i materiali anche il laboratorio di "regia".  Fui sorpreso dalla insolita competenza del lavoro analitico alla base della truffa. Ma i protocolli analitici riservarono un'altra sopresa: quella scrittura mi era nota e famigliare. L'autore era la mia ex apprendista Eveline X.! Quando si trattò di contattarla per raccoglierne la sua testimonianza, si venne a conoscenza dai genitori  che la figlia, sposata, era frettolosamente ed inspiegabilmente emigrata  in Sud America. Elementare... Watson!

Sempre per restare a Conan Doyle: Ogni deduzione logicamente corretta ne suggerisce altre. Gli azzeccagarbugli locali troveranno il modo di scagionare le dubbie commistioni  nel segno della buona fede... e del fatto che le strutture tecniche erano state affittate a terzi!

E se la nostra Carla ha dovuto rinunciare, lo ha fatto davanti a muri innalzati dai poteri forti sostenuti da avvocati di grido. Un altro dei tanti  episodi dietro le quinte che  creeranno le premesse per far sparire lo scomodo magistrato dalla scena locale...

L'incrociarsi, quasi romanzesco, di fatti assolutamente dissociati tra di loro può essere esemplificato dall'eclatante caso del milionario asconese d'elezione $ Egon Zylla che avrebbe avuto  il suo inizio con una giornata di pulizia (1971) organizzata dall'A.T.P.A.  nel locarnese che portò  alla scoperta in un sacco di juta, una calza di nylon attorno al collo, del suo cadavere, in una scarpata.

Mi troverò, a margine dell'inchiesta giudiziaria ricca di colpi di scena e di personaggi improbabili, di dover analizzare, alla ricerca di possibili veleni, oli utilizzati per cerimonie di unzioni sacro-profane di "cavalieri di Malta" di un mondo sconosciuto ai più.  Risulteranno essere che volgari (manco extravergini) oli alimentari da insalata...

Il processo di Locarno, in una coreografia degna dei migliori thriller,  condannerà l'esecutore e la diabolica coppia dei mandanti. Nel proseguo, appariranno altri poco consigliabili personaggi del sottobosco locarnese... una storia da dimenticare o da leggere come un romanzo. Strano che pochi se ne ricordino!

Non mancherò di avere opinioni in contrasto con esperti zurighesi in campi che nulla avevano a che fare con le alcolemie.

Il caso Giorgetti ne è un bell'esempio.

Accanto all'Aeroporto di Agno c'era un "night" che bruciò dolosamente appiccando il fuoco con delle candele inserite in sacchi della spazzatura riempiti di idrocarburi. Si trattò di dimostrare che l'imputato pur avendo un alibì per il giorno dell'incendio avesse avuto il tempo di metterlo in atto usando delle candele sufficientemente lunghe come quelle usate nelle chiese. Gli inquirenti mi portarono delle traccie di cera che potei caratterizzare in modo preciso tramite IR essere di candele domestiche usualmente dalle dimensioni ridotte.

Prima di tutto si cercò di determinarne la durata della combustione. Ricordo perfettamente un San Giuseppe (19 Marzo) quando il laboratorio divenne uno sfavillar di candele allo sfondo di  cartoni centimetrati per misurarne il loro consumo nel tempo. Poi si diede, inutilmente, la caccia in tutta le regione insubrica a candele di una dimensione che potessero dimostrare l'assunto. Vennero prese anche di mira chiese e parroccihali oltre la Tresa. Non restò che supporre che le candele fossero state allungate congiungendole. Cercai, senza risultati tangibili, di assemblare candele di lunga durata.

Il compagno di scuola Luvini, allora magistrato inquirente, mi diede l'incarico dicendomi "se non incastro con questa prova il prevenuto, mangio una scopa!". Assieme al mio rapporto peritale gli feci consegnare una scopa accompagnato da un bigliettino che lo invitava scherzosamente a  mantenere la promessa...

In tribunale si presentò il superesperto dr. Hartmann (omen nomen, un duro) direttore della polizia scientifica di Zurigo che sostenne la possibilità del congiungimento di più candele. Ne nacque un battibecco tra esperti che portò il zurighese a dire "Ma lei non sa chi sono io?". Gli risposi offendendolo  profondamente e senza peli sulla lingua: "Evidentemente un mago! Ce lo dimostri! Il circo Knie a Lugano ci arriva come ultima tappa! ". $ I giornali ne riferirono.

Altro potenziale alleato nelle mie querelles con il prof. Brandenberger perso per mia inconsistente diplomazia. Ma ero/sono fatto così! Più tardi, l'imputato (che sarà condannato) mi ha dato personalmente atto di aver apprezzato il mio coraggio... Solo Dio sa come siano andate veramente le cose!

 

Un altro caso in cui mi trovai in un'aula di giustizia, ma questa volta (l'unica) come (auto) imputato vale la pena di essere raccontato:

Nel mezzo della diatriba sulla sicurezza delle deduzioni nei risultati  delle alcolemie vi fu l'argomento della disparità dell'accertamento del superamento dei limiti di velocità rispetto a quelli per le alcolemie. Quando ho cercato di sapere quali fossero le prassi applicate concretamente nella pratica che   garantissero le misure radar, ho trovato un muro di omertà.

Decisi pertanto di scientemente contravvenire ad un limite di velocità di 50 km/h controllato da un radar fisso situato nei dintorni di Adliswil nella valle della Sihl nei dintorni di Zurigo, in una strada che spesso percorrevo, usando l'auto con targhe TI intestata a mia moglie,  per raggiungere il mio amico Laurent. Pertanto aumentai progressivamente la velocità di passaggio davanti al radar fino a farne scattare le fotocamere. E finalmente mi arrivò la multa con tanto di foto.

Da subito notai che l'orario non poteva corrispondere alla fattispecie: c'era stato il passaggio all'ora legale che non era stato adeguato al protocollo delle misure. Dalla fotografia non si capiva chi fosse alla guida dell'automezzo. Chiesi pertanto di essere informato delle norme che ne garantissero la veridicità. Tralasciai pertanto, visto che le mie richieste di ragguagli erano state ignorate, il pagamento della multa (pochi franchi, tenuto conto dell'esiguo superamento del limite).

Venni pertanto invitato al pagamento, soprassedendo alle mie richieste di ragguagli. Al mio rifiuto passivo, venni prelevato e contestai di non essere stato alla guida anche se mia moglie asserisse che non lo era lei dimostrandolo con un robusto alibi. Quale conseguenza, mi pervenne la decisione di non perseguirmi visto che non si sapeva chi fosse il conducente. Al che, viste le intenzioni di non voler entrare nel merito delle mie richieste di natura tecnica, decisi di autodenunciarmi come guidatore del veicolo incriminato.

Dopo altri tergiversamenti  venni finalmente convocato in tribunale a Horgen. Per prima cosa contestai l'orario del fatto. Il giudice non volle entrare nel merito ritenendo impossibile una simile imprecisione: se il momento potesse essere messo in dubbio," allora cadrebbe tutto". Portai la testimonianza dovutamente vidimata che poco minuti prima del  momento presunto ero ancora ad almeno una  ventina di chilometri dal radar. Il giudice fu irremovibile.  Al che, mi venne di volgere lo sguardo alle spalle del giudice, all'orologio della sala: fortuna volle che non era stato adeguato al cambiamento d'orario avvenuto alcuni giorni prima.

Chiesi di rileggermi il protocollo della seduta con l'ora dell'inizio che, rilevai contestandola, non poteva corrispondere con le lancette esposte in sala. Ci volle un attimo (non la presero bene) prima che il tribunale si rendesse conto dell'inghippo. Non riuscii ad inficiare la benevolenza del giudice che decise, vista l'esiguità della trasgressione e non essendo in chiaro su chi fosse alla guida, di soprassedere. Insistetti, inutilmente, per una condanna (con lo scopo di poter così conoscere quei dettagli tecnici).

Il mio avvocato farà ricorso ed otterrà le tanto agognate informazioni: si venne a sapere che per motivi di scarsità di personale una serie di controlli di routine non vennero, reiratamente,  eseguiti sulla postazione radar. Venni nuovamente assolto per non aver trasgredito il limite di velocità (sconosciuto il guidatore...) ed esonerato dal pagamento delle spese e della multa,  in via amministrativa e sempre con la possibilità di oppormi legalmente alla decisione.

Arrivammo al tribunale federale. Mi venne richiesto un congruo importo per far proseguire la causa. Dietro pressante e realistico  consiglio del mio avvocato,  rinunciai senza che riuscissi a far ammettere  due cose che mi stavano a cuore: esistevano stringenti norme per garantire l'esattezza e l'affidabilità delle misure di velocità e l'annessa deduzione di sicurezza  (proposte dall'Ufficio federale di metrologia e messe in opera dalla polizia zurighese in un regolamento ripreso da molti altri cantoni) e che sulla scorta di queste manchevolezze ero stato assolto.

Due pesi e due misure tra gli accertamenti del superamento della velocità (Kavaliersdelikt / "peccatuccio - scappatella" visto con compiacente tolleranza da tutti) e del tasso alcolico (comunque, "eticamente",  da duramente condannare comunque)? Non mi persi d'animo!     

Un ultimo caso, peraltro preoccupante quale caso di ostracizzazione di un personaggio scomodo lo vissi come testimone nella seconda metà degli anni '80: ero già rientrato definitivamente  a Lugano e ricordo che feci un andata e ritorno a Zurigo in giornata dopo una lunga assenza dalla città della Limmat. Del caso se ne occupò anche il Schweizer Beobachter.

Un medico grigionese (R. J.) che si era profilato nell'opposizione alle società idroelettriche ed ai loro progetti di ulteriore sfruttamento delle risorse idriche venne $ accusato di essere un tossicomane sulla scorta di accertamenti (medici e analitici) eseguiti all'istituto di medicina legale di Zurigo dietro richiesta della autorità grigionesi. L'accusato era convinto che la fattispecie fosse pretestuosa tanto più che non si seguì la prassi.  Venni chiamato quale testimonio della difesa che sosteneva, sulla scorta di una mia dettagliata perizia,   un uso "proprio" di analgesici da parte dell'accusato scevro da morfina. Un lavoro peritale

che presento a futura memoria quale esempio di una tipica situazione dove l'accusato è all'assoluta mercè dell'inquisizione preconcetta che probabilmente, purtroppo, si perpetua in alcuni casi,  anche ai giorni nostri.

Il prof. Brandenberger sosteneva che la morfina lui (o meglio il suo assistente che aveva in prima persona firmato la perizia) l'aveva accertata e che pertanto...

Nella mia testimonianza feci presente che la presenza di morfina poteva essere attribuita ad un consumo di codeina o di altri analgesici che il corpo trasformava metabolicamente in tracce di morfina. Pertanto era indispensabile ricercare anche le sostanze che potevano essere all'origine. Portai quale esempio, il caso del giornalista Franzoni deceduto per una overdose di codeina che, se si fosse usata la prassi contestata, sarebbe stato ingiustamente tacciato di morfinomania se non di eroinomania.

Paragonai la metodica basata sulla spettrometria di massa per la detezione di caratteristiche ed altamente specifiche molecole di morfina ad un cannocchiale che di fronte ad un elefante non ne vedeva che le pulci. In altre parole, l'esame fatto, a sostegno della tesi di un esperto del medesimo istituto  di medicina legale, che l'accusato non fosse in grado di svolgere  le sue attività ( a quelle di medico aveva comunque già rinunciato)  togliendogli la possibilità di guidare un automezzo in un villaggio dei Grigioni, era fatto "pro domo" nella presunzione "contra reo": questo "rompiballe" meritava una lezione...

La corte ascoltò pazientemente ed incredula la mia testimonianza e mi congedò senza troppi complimenti pagandomi in contanti secondo le tariffe vigenti in materia....

Non ricordo come andrà a finire.

Da osservatore esterno, mi viene in mente, a proposito di Berufsverbot in piena regola (si fa per dire), il caso ticinese che ha coinvolto dal 2004 al 2007 la dottoressa Laura Tiziana Armani (alias dr. med. Dominique Striebel):

Figlio di un importante ed intollerante personaggio basilese, a fronte del coming out del medico (ormai quarantenne) si trovò il modo, complice il medico cantonale ticinese, di non lasciarlo più esercitare (oltre ai molti interventi alla TSI, $ questo articolo-intervista ne racconta bene, in tedesco, la sua odissea) . Una storia che avrà, fortunosamente $ un lieto fine grazie alla ammirevole tenacia della professionista.  C'è. comunque,  da chiedersi fino a che punto la fattispecie del "genere"  sia stata determinante o non vi erano pure altre motivazioni a rendere scomodo questo personaggio. Penso in particolare  l'approccio "alternativo" del medico che non incontrava i favori dei suoi colleghi...  

Nel 2007 si metterà a disposizione, assieme al dr. Werner Nussbaumer (classe 1948, altro personaggio scomodo quale fautore di una medicina naturale, dalle avanguardistiche e per molti pertanto inquietanti  funzioni di "rompighiaccio/rompipalle", che ha avuto "vicissitudini" non molto dissimili dal suo collega)  nelle liste di "Ticino pulito"