GAY

   In questo periodo transalpino  avevo un compagno fisso (Laurent S. un cognome che evoca tempeste) che lavorava nello zurighese (Adliswil), in qualità di consulente familiare, per un servizio parrocchiale gestito congiuntamente da cattolici e protestanti, in una visione decisamente avanguardista. Lo avevo incontrato in una sauna ad hoc che da poco erano state aperte dopo il periodo di caccia alle streghe summenzionato. C'è da dire che, in loco, dominava un rigoroso pudore. Ci siamo subito piaciuti... La sua apertura mentale fu messa a dura prova quando seppe che ero sposato.: un conto è aiutare gli altri a gestire questo tipo di problemi, un altro quando ci sei coinvolto tu! Ne farà, comunque, di necessità virtù istaurando un rapporto di amicizia con Fiorenza che perdurerà nel tempo.   La luna di miele l'abbiamo passata in una bellissima trasferta sul mar Rosso (Golfo di Aquaba) a  Eilat (allora poco più che un villaggio) con mitica gita a Katrina e sconfinamento in Egitto sul Sinai. Partenza da Kloten con un aereo della compagnia israeliana El-AL preceduta da misure di sicurezza che ci parvero decisamente eccessive.I fatti che avevano caratterizzato gli inizi degli anni '70 (Würenlingen, la cui matrice terroristica per una banale circostanza - un pacco bomba destinato ad un volo EL-AL , è stata per lungo tempo celata all'opinione pubblica,  il dirottamento Swissair) sembravano lontani. La guerra del Kippur aveva lasciato il segno. Nulla in confronto a quanto è ormai diventato routine.

Le mie relazioni sono sempre state caratterizzate, benché aperte, da una perfetta e duratura parità ed uguaglianza, equipollente, con il partner grazie anche o proprio l'uguaglianza coetanea dei sessi che elimina, alla base, tutta una serie di potenziali contrasti. Non sono geloso e possessivo e pertanto non tollero la gelosia. Patti chiari.... La conclusione delle mie story ha per lo più avuto motivi di carattere contingente quali le carriere professionali che ci hanno fisicamente separato, nostro malgrado, sofferenze comprese. Siamo sempre rimasti comunque amici. Je ne regrette rien... Ho la fortuna di essere in grado di vivere anche in solitudine. Non da tutti. Forse, con l'avanzar delle stagioni, non potrei fare altrimenti. Non per questo, l'ho appeso al chiodo! Devo affrontare, spesso, il riflesso del fascino paterno che faccio involontariamente subire a molti giovani. Se da un lato ne dovrei essere contento, dall'altro ne sono indifferente proprio per le loro giovanili acerbe fattezze che mi ricordano quelle dei mariti della Barbie... Pane al pane... Sopra i trenta e se ben messi....

Una gran parte delle decisioni della mia vita sono state dettate dalla mia sessualità: facevo la spola tra Lugano e Zurigo dove c’era ormai molta più tolleranza ed accettazione del cosiddetto “diverso”.

 La conoscenza dello Schwizerdütsch, appreso da giovane studente tra le amichevoli lenzuola di un commilitone, hanno smorzato le difficoltà insite per un ticinese nella Zurigo di allora, non molto propensa a forme di promiscuità sociali (vedasi James Schwarzenbach e la sua iniziativa contro l'inforestamento). D'altronde, per la maggioranza dei medici non venni assimilato quale collega ma restai, seppur apprezzato, l'”ingegnere”, avendo dell'organismo una visione meno settoriale dovuta alle specializzazioni, più globale ed “impiantistico”. All'interno della comunità gay zurighese, gli interessi culturali (Wagner a Bayreuth nel 1979 con Boulez e Patrice Chéreau: la tetralogia resa possibile grazie all'insperata risalita nelle liste di attesa per la defezione di molti spettatori tradizionalisti... L'opera di Monaco in Baviera. La scoperta di Pina Bausch nelle sue prime rappresentazioni in un teatrino della periferia zurighese.

Organizzatore di trasferte con gli amici a spettacoli di danza a Milano tra cui nel 1983 Lindsay Kemp di  "Nijinsky il matto" e "Façade"

e  un memorabile  spettacolo di balletto alla Scala, Mahler con costumi di Gianni Versace. 

Tra le conoscenze di rilievo, lo scrittore e attore Alexander Ziegler (1944-1987. Noto tra altro  per il discusso  "Die Konsequenz"). 

Un giornalista dello Schweizer Beobachter, di cui purtroppo  non ricordo il nome ma che ebbe il merito di introdurmi, grazie alle sue ricerche ed approfondimenti, alle problematiche , a volte tragiche, del mondo dei transessuali. Il Background mi sarà utilissimo a Spazio Gay.

Il mio grande interesse di collezionista per il movimento artistico del construttivismo zurighese vicino alla Bauhaus) centrati attorno all'Odeon (sede storica del Dadaismo) al Bellevueplatz dove ci si trovava per organizzare un  weekend  ricco d'arte  fecero da collante in una società seppur allora ancor marcata dai ceti accademici e di censo e pertanto elitaria cui, volente o nolente, dovetti adeguarmi.

Avevo 27 anni quando mi sono sposato: era il 1965 . Era un matrimonio di copertura per la mia omosessualità e infatti io stavo dai miei e lei dai suoi.

Ho conosciuto quella che poi sarebbe diventata mia moglie al gruppo di Gioventù Musicale Ticino dove lei faceva la segretaria e che aveva la sede nel medesimo locale dove, da liceale, facevo i miei esperimenti di chimica. In realtà a me interessava suo fratello ma mio padre, che aveva un debole per lei in quanto unica giovane donna in mezzo a tanti maschi, si è messo in mezzo e così nel 1965 mi sono sposato. Avevo da poco rischiato la vita nell'avvelenamento e c'era stata la perdita di mio fratello. Oltre tutto, mio io padre subì una depressione.

Di tentativi di evitare il misfatto ce ne furono parecchi: anche la famiglia della sposa, pur messa a conoscenza della mia situazione, non eccepì. Nemmeno Don Cortella amico di famiglia della pretendente, che propose un paio di artifici per poter caso mai invalidare in futuro la cerimonia religiosa. Celebrazione in chiesa sconsacrata per dei lavori di restauro in corso e firma in caratteri nipponici da parte del mio testimonio di nozze.... Credetemi, ho fatto tutto quanto umanamente possibile! Un ritardo del  mio arrivo alla cerimonia dovuto ad un banale contrattempo (il bouquet della sposa non era ancora pronto), creò il panico nei convenuti al corrente della precaria situazione...

Ho resistito fino al 1991 pur avendo chiarito la mia particolare situazione fin dall’inizio. Lei era innamorata ed aveva accettato commentando “nessuno è perfetto, citando il classico film "Some like it hot". Patti chiari, amicizia lunga. Il mio matrimonio è finito quando lei si è innamorata del mio amico del momento. Non lo accettai anche perché era la prima volta che mi innamoravo di qualcuno psicologicamente più giovane di me, dove lui ricercava un ruolo paterno.

La scelta di sposarmi, come detto, è stata fin dall’inizio una copertura.

I patti erano chiari: niente sesso tra noi e niente figli.

Finché ho abitato a Ginevra e girato il mondo, c’erano le giuste distanze (lei era a Massagno ed aveva un'attività di consulenza cantonale) ma una volta ritornato in Ticino lei ha voluto venire a farmi da segretaria. Ho accettato con la condizione che nessuno sul lavoro sapesse che fosse mia moglie. Considerato il medesimo cognome molti ipotizzavano fossimo parenti.

I mie amici frequentavano la signora, non senza perplessità. Ad un certo punto, dopo 26 anni, si è messa tra me ed il mio amico (l valtellinese Franco che conviveva nella garçonniere che avevo in città dal mio rientro definitivo da Zurigo) ed allora ho divorziato.

Come già detto, sin da bambino la mascolinità dei corpi degli operai mi attirava.

Mi piacevano in termini estetici, intuitivi.

In casa nostra c’erano molti libri di storia dell’arte ed io ho sempre associato il concetto di bello al corpo maschile. Il corpo femminile mi lasciava indifferente. Più tardi, durante l’adolescenza, nei momenti di autoerotismo le fantasie si presentavano al maschile, sempre.

Non ho avuto la trappola educativa del pregiudizio: il maschilismo nella mia famiglia non esisteva, così come i ruoli maschili o femminili. Questo mi ha aiutato a rimanere neutro. La mia prima esperienza sessuale è avvenuta intorno ai 16-17 anni e mi ha permesso di confermare la mia scelta di volere dei compagni del mio stesso sesso.

Mia madre, donna estremamente intelligente e culturalmente aperta, aveva da sempre preso esplicitamente e serenamente in considerazione la possibilità che in famiglia ci potesse essere un omosessuale. Il mio Coming Out avvenne pertanto senza traumi, felicemente.