40 anni dopo, GoogleStreet lo presenta tel quel com'era alllora...

Al piano terra rialzato gli uffici, al primo piano il laboratori, al secondo la biblioteca e l'appartamento degli studenti-laboratoristi e, nel mansardato, il mio appartamento. La palazzina era di proprietà di un anziano medico luganese (dr. Pedotti?) che aveva il suo studio nel palazzo Gargantini.


Nel 1975 ho avviato un innovativo laboratorio a Zurigo che si occupava di tossicologia d’urgenza: era aperto 24 ore / 24 e per 365 giorni all’anno. Si chiamava SOS Labor. Decisivo per il suo successo fu la concomitanza dell'attualità di tutta una serie di svariati interessi scientifici e conoscenze tecnologiche corroborate da buone possibilità finanziarie di famiglia che mi permisero soluzioni innovative.

Dall'impiego dei primi computer WANG nella gestione ed interpretazione dei dati (il dos per i PC era ancora da inventare, con la programmazione in BASIC... ma funzionava benissimo anche per gli allora macchinosi  algoritmi di matematica statistica usati per le calibrazioni delle metodiche analitiche. Plotter e stampante ad aghi con formulari zebrati completavano l'equipaggiamento oltre i sistemi integrati GC della Perkin Elmer)  , all'uso della radioimmunologia per il dosaggio di veleni in concentrazioni fino allora impossibili da analizzare. Tra i "servizi" remunerativi, il rapidissimo dosaggio del mercurio tramite assorbimento atomico senza fiamma nei campioni di  tonno in giacenza a Rotterdam in attesa di ricevere il nostro beneplacito analitico.

Per superare la questione linguistica del tedesco scritto (me la cavavo abbastanza bene sia con l'Hochdeutsch che con lo svizzero-tedesco) ebbi la fortuna di assumere la signora Kathrin Steiner che fu de facto molto più che una semplice dattilografa (allora l'elaborazione testi era era ancora "Zukunftmusik") dei mei voluminosi rapporti in Hochdeutsch: oltre che tenere ordine nei dossier e curare l'ortografia e la sintassi dei miei scritti sia in tedesco che in francese, seppe agire come interlocutrice dal "gesundes Menschenverstand"  nell'affinarne la semantica ad un livello di generale comprensione che superasse i limiti degli interlocutori de facto non specialisti in materia.

Amanita phalloides Lepiota cristata (falsa bubbola) "Prataiolo"

 

 Quale esempio di innovazioni, i dosaggi RIA degli indicatori preventivi di intossicazioni da amanita phalloides o da  lepiota cristata (amanitine letali) che mietevano numerose vittime tra i raccoglitori di funghi stranieri che frequentemente lo confondevano con il fungo "prataiolo". L'accertamento biologico specifico delle spore del fungo mortale avveniva fino allora che tramite ricerca microscopica nelle feci, diagnosi spesso  che troppo tardiva, tenuto anche conto che i sintomi di quel tipo di avvelenamento sono dilazionati nel tempo.

 

Il mio coinvolgimento per la micologia nacque in Ticino, come molte altre occasioni che caratterizzarono la mia innovativa attività professionale, per fortuite contingenze: il laboratorio cantonale d'igiene si trovò nella situazione di non più poter fornire il $ servizio del controllo dei funghi della VAPKO. (L'ispettore/controllore delle derrate alimentari Rolando Umiker si era privatizzato). Sopperimmo... e fummo confrontati con la problematica citata. Non senza difficoltà ed incomprensioni con le autorità, poi superate.

Tra gli episodi micologici vissuti più "strani": Due auto di conoscenti  iberici si riconoscono ad un semaforo nei pressi di Wettingen (ZH). Entrambi reduci di una copiosa raccolta nei vicini boschi,  decidono di fare assieme una bella cena di funghi. Ma gli uni hanno un qualche dubbio sulle alcune specie raccolte e decidono di farli controllare prima di andare, assieme, a preparare la cena. Per farla breve. Una bambina, lasciata sola in macchina ad aspettare il ritorno dei suoi (quelli che a lor modo di vedere, i funghi li conoscevano), sospinta da forze irrazionali, si presenta, superando caparbiamente una serie di ostacoli quasi insormontabili, davanti alla porta dei controllori, nelle mani una amanita phalloides...

Si parla di destino... inspiegabile. Un tentativo di razionalizzare questi fatti della vita sulla scorta di esperienze vissute, lo ammetto, l'abbiamo fatto nell'ambito della tossicologia d'urgenza  notando che i casi di "tentamen (suicidii)" ripetuti e poi, "finalmente", portati a compimento permettevano di, se non altro,  immaginare che ci potesse essere una relazione con il bioritmo degli sciagurati. A contrastare questa intrigante ipotesi i casi, non rari, dove l'exitus era chiaramente iatrogeno...

 

 $ Gösgen

  

25 giugno 1977: la $ sommossa popolare  (3000 partecipanti) di Gösgen sedata  dalla polizia intercantonale con massicce quantità di lacrimogeni   dall'azione particolarmente efficace ebbe uno strascico sulla stampa nazionale quando i medici dell'ospedale di Solothurn (sorpresi dagli effetti riscontrati che non convincevano manco il Tox Info) trasmisero ai media le risultanze delle analisi eseguite sotto la mia direzione parlando, vagamente, di "Psychokampfstoffe".

Accanto ai grandi titoli sensazionalistici nella regione interessata ($ il "Die Tat", dopo citarmi in "virgolettato" ci aggiunge, sottilmente, del suo, facendomi dire cose mai dette...)

Per chiarire la disputa su quale lacrimogeno sia stato utilizzato a Gösgen, il chimico tossicologo zurighese Dr. ing. chim. Bruno Ferrini ha fatto per Die Tat delle ricerche sugli agenti chimici impiegati. Un'analisi su proiettili utilizzati, bacche, ciuffi di graminacee e campioni di terreno ha evidenziato: Accanto al lacrimogeno CN è stato utilizzato almeno un altro agressivo chimico. Ferrini a Tat: "Deve trattarsi di un'azepina. Questa sostanza ha la struttura di base presente in Valium e Librium". Agisce come uno psicofarmaco e in forti dosi paralizza temporaneamente il sistema nervoso. Il vantaggio: crea l'immobilità delle vittime! Max Hubman del servizio scientifico della polizia di Zurigo, malgrado gli allarmanti risultati delle ricerche conferma la versione ufficiale: "Furono impegnati che lacrimonogeni. Altro è pura fantasia". D'altra parte, secondo Hubman alla die  Tat, la pericolosità del gas lacrimogeno: "Si hanno indicazioni che il fgas lacrimonogeno sia cancerigeno". Ferrini vede anche altri pericoli: "L'uso di questi mezzi ha risvolti ambientali. Si inquina anche tutta la zona circostante".

Il Giornale del Popolo del 14 luglio ne parlò con indubbio scetticismo, chiedendosi cosa ci facesse un ingegnere a Gösgen...(Mi conoscevano, per il mio laboratorio a Massagno). La polizia negava, pur ammettendo, discretamente, che non sapeva esattamente cosa diavolo avesse utilizzato contro i manifestanti. Non seppero infatti dare adeguate e puntuali informazioni ai medici dov'erano ricoverate le vittime che presentavano, oltre l'irritazione dai lacrimogeni, l'inconsueto "stramazzamento a terra" facendosi calpestare dai compagni in fuga. Il responsabile dell'arsenale chimico messo a disposizione della Polizia intercantonale era, infatti, in vacanza. Venni pesantemente accusato  dalla procura federale di aver svelato segreti militari, indirettamente alimentando i miei dubbi. Potei dimostrare di essere stato a conoscenza da altre fonti su questo "CR" che avevo casualmente ricuperato da un manuale, una traduzione dal russo, messo in vendita come "residuato militare" a New York. Lo stesso che avevo potuto consultare, sotto il vincolo della segretezza, a militare. Sia detto di passaggio, che era la stessa fonte dell'interesse d'oltre cortina per l'utilizzo della diossina quale aggressivo chimico. Da quel momento, fui definitivamente, quale potenziale "sinistroide", nel mirino delle schedature... e delle annesse angherie che meriterebbero un capitolo a parte.

Altro che segreto militare... documento liquidato letteralmente a mucchi per  miseri 2.50 US$ a copia in strada a N.Y.!

Cosa fosse di "pubblico dominio" nell'ambito della "Guerra chimica" (anche se ignoto ai più che non ne hanno avuto un'istruzione specifica SPAC a militare o nella Protezione civile) lo possiamo dedurre da un $ numero speciale di una rivista di Storia pubblicata  in Italia nel 1970. Interessante notare che in un manuale "PROTEZIONE AC" ad uso esclusivo del servizio di Protezione Civile (Gennaio 1989, 12 anni dopo Gösgen) , vengono citati tra gli aggressivi chimici (nella classificazione fondata sugli effetti fisiologici) anche gli "Psicochimici" che creano inabilità durante ore, fino a due giorni ("mettere fuori combattimento") contrariamente agli "Irritanti" che hanno per scopo di "infastidire" creando inabilità durante minuti, fino a ore.

Ottima pubblicità. Si trovò il modo di imbrogliar le carte lasciando dapprima  credere che la notizia coinvolgesse veri e propri tranquillanti del tipo Valium e affini e non eventualmente tutt'altro. La mia verità, a 40 anni di distanza, è ormai controllabile anche su internet (Lacrimogeno CR). Benché fossi in aspro contrasto per il problema delle alcolemie, collaborai con il prof. Brandenberger per capire se veramente si fosse usato il CR, ma non mi si è lasciato accertare, senza ombra di dubbio, che il materiale di riferimento fosse effettivamente autentico CR. Dovevo ciecamente credere all'etichetta. Dovevamo prendere velocemente posizione.  Non ci sarebbe stato il tempo per simili elucubrazioni... Nutrivo il sospetto che si stava elegantemente insabbiando il caso dai contorni militari, fornendo una falsa sostanza di riferimento. Personalmente non ho potuto dissipare i miei dubbi con un convincente controllo della sostanza di origine ignota ma presumibilmente militare (definita nel mio comunicato con la sfuggente perifrasi di "organo tecnico federale"), e pertanto non partecipai alla $ tranquillizzante  conferenza stampa del prof. Brandenberger, ben contento, lui, di mettersi dalla parte della tesi ufficiale. Quello che , astutamente il professore evitò di dire é che il CR fu, se usato, essere possibilmente stato letteralmente "riversato" sui manifestanti per il tramite di copiosi getti d'acqua contenenti in microsospensione il CR. (Dettagli sull'uso del CR contro manifestanti  a partire dal 1973, li potete trovare qui!) Pertanto, dall'alto della sua autorità, ha potuto tranquillamente affermare che nei "gas utilizzati" non sono state immesse dosi di CR.  Per il resto, ci hanno pensato gli ignari giornalisti... Povera opinione pubblica!

La mia presa di posizione, a questo punto, non poteva far altro, dopo aver corretto alcune imprecisioni fattuali, che di prendere atto di quanto affermato dall'emerito professore  non essendo pertanto in contrasto con le mie risultanze analitiche. Ho gettato la spugna! Senno di poi? Episodio da ricordare. Robert Jungk ne scrive diffusamente, con stile sensazionalistico, in  Atomstaat, Vom Fortschritt in die Unmenschlichkeit (ISBN 3-463-00704-5).

Un'altra (brutta) storia che vale la pena di raccontare e che mi portò fino in Giappone, partì da un avvocato germanico domiciliato a Campione d'Italia che voleva sfruttare un test chimico, sviluppato all'Università di Innsbruck, che avrebbe permesso di determinare il sesso di feti ancora nel primo trimestre di gravidanza per il tramite di un'analisi sulla saliva delle gravide. Questa informazione poteva essere usata per decidere un eventuale intervento abortivo nel caso il sesso del feto non corrispondesse a certi criteri di strategia di controllo delle nascite.   Si fecero dei test preliminari che dimostrarono che i risultati erano compatibili con la proporzione di maschi/femmine. Ero dell'opinione che senza un follow up dei casi per avere una conferma del sesso effettivo del feto non era possibile affermare la validità del test che avrebbe potuto anche essere un artefatto puramente casuale. Il test consisteva in due cartine da filtro specialmente trattate che dovevano essere impregnate di saliva seguendo una precisa modalità di prelievo e spedite direttamente al nostro laboratorio di Zurigo.

Un particolare reattivo veniva applicato sui campioni osservandone la colorazione che ne risultava. Vi erano  indizi che sembravano razionalmente correlare la reazione chimica con il sesso del feto che mi convinsero a continuare le ricerche sul test. Inizi anni '80 venne creata una società ad hoc per la fabbricazione e distribuzione dei kit e la loro analisi. Non fu possibile assumere le, a mio avviso, indispensabili informazioni di follow up, nemmeno dagli enti sanitari nazionali che ne sostenevano entusiasticamente (forse troppo) l'applicazione con i quali ebbi intensi contatti per convincerli della bisogna. Malgrado fosse un lavoro molto redditizio per la notevole mole di test eseguiti in moltissimi paesi di tutti i continenti, ho rinunciato a continuare nella venture e a ulteriori collaborazioni anche perché mi sorse il dubbio che il test fosse un alibi abusato in aggressive politiche di controllo delle nascite: il alcune culture il fatto di sapere che il feto fosse possibilmente femmina era motivo sufficiente per la sua "eliminazione". Come ciò avvenisse, non ne sono mai stato edotto.  Si tentò di decentralizzare le analisi ma si incontrarono non poche difficoltà nella manipolazione del reattivo potenzialmente dannoso per l'operatore malgrado una mia esplicita messa in guardia sui pericoli interpretata per lo più come un disclaimer.  Gli sviluppi ulteriori della vicenda mi sono ignoti. Dopo oltre trent'anni se ne può parlare...l'avevo dimenticata: alcuni documenti riferentesi alla fondazione della società ad hoc me la riproposero alla memoria.