Primi passi (4): Annotazioni redatte in passato a futura memoria

L'Affaire Seveso: L'affaire dans l'affaire

I "Massagnesi" von Zwehl

Exaclorofene una miniera d'oro per Givaudan 

Il ruolo dell' ICMESA quale fornitore della Givaudan del triclorofenolo

Dinamica del disastro: Intrighi transfrontalieri

La Magadino Story  Un thriller in piena regola!

I postumi: la vicenda non poteva finire senza che... 

A Chiasso, in un piovoso giorno d'autunno del 1976...  


Seveso, 10 luglio 1976



Conoscevo la famiglia von Zwehl, proprietaria al 50% dell'ICMESA di Meda, grazie all'amico farmacista che serviva da tempo la signora von Zwehl, una giunonica tedesca abitante una bella villa nella parte alta di Massagno. Il marito Herwig, responsabile tecnico dell'ICMESA, sembrava più un meridionale. Ogni tanto, venivo da loro invitato a cena e, tra chimici, dopo il caffè ero messo al corrente dei travagliati sviluppi nelle vicende della vicina fabbrica. La sera di quel fatidico sabato 10 luglio 1976 ero stato nuovamente invitato a cena, assieme al farmacista. Vissi dietro le quinte il prologo della successiva tragedia. Ma procediamo con ordine.

 

Chi erano i von Zwehl?

Originari di Monaco in Baviera, il padre di Herwig, professore in Chimica Industriale a Monaco, fondò nel 1921 a Napoli le “Industrie Chimiche Meridionali Società per Azioni”: vi si fabbricavano Essenze per profumi. Napoli e Salerno avevano una lunga tradizione di industrie tessili San Gallesi  nella zona che erano anche coinvolte con L'ICMESA. Stando agli archivi di stato sangallesi, l'ICMESA subì un tracollo (finanziario) negli anni 1929-1933 che comportò  grosse perdite alla famiglia Wenner (Cugini?). Sembrerebbe che già allora la Givaudan (ditta fondata nel 1895, prestissimo coinvolta nella fabbricazione di essenze) ne era o divenne proprietaria. Cosa fabbricasse  l'ICMESA per/con la Givaudan  prima della guerra resta da chiarire.  Lo stabilimento napoletano gravemente danneggiato durante il secondo conflitto mondiale, se ne decise, nel 1946 la ricostruzione a Meda con l'aiuto di un 50% di capitali provenienti dalla Svizzera. La nuova partecipazione Svizzera era nelle mani di un certo Rezzonico (finanziatore dell'albergo  che ne lasciò ad un nipote la gestione fino alla vendita del pacchetto azionario alla ginevrina Givaudan ( che già ne sarebbe stata conproprietaria da prima della guerra) che a sua volta era stata acquistata nel 1963 dalla basilese Roche. Nel 1970, Roche decise formalmente di investire 12 Milioni di CHF per rinnovare la fabbrica, che si trovava in uno stato inaccettabile sotto il profilo della sicurezza, sotto il controllo tecnico di Jörg Sambeth della Givaudan, soldi che non vennero però mai messi concretamente a disposizione. Probabilmente, le limitazioni nella vendita di prodotti a base di Hexaclorophene imposte negli Stati Uniti dalla FDA a partire dagli inizi degli anni '70 resero poco attraente un investimento, visto che il suo mercato stava assottigliandosi... d'altra parte fu proprio in quegli anni che la catastrofica problematica della diossina connessa alla fabbricazione del triclorofenolo materia prima per l'hexachlorophene venne alla luce. Nel 1972 vi fu inoltre il caso di un avvenelamento epidemico dovuto a talco accidentalmente formulato con un 6% di hexaclorofene. Morirono 36 bambini. Quando venne iniziata la produzione di  questo disinfettante e della materia prima necessaria non è dato sapere con esattezza: la ricerca di brevetti di fabbricazione permette comunque di poter supporre che  fu ancora prima della fine anni trenta. Ciò implicherebbe la possibilità che il triclorofenolo (e la diossina) sia stato prodotto già dalla ICMESA a Napoli (forse anche solo sperimentalmente e pertanto potenzialmente in condizioni meno ottimali dal profilo ambientale) , come pure dall'inizio dell'attività della nuova ICMESA a Seveso. Una ricerca di archeologia industriale nel napoletano potrebbe riservare eclatanti sorprese...

L'interesse della Givaudan per l' ICMESA era dato dalla impellente necessità di reperire sul mercato  o con mezzi propri il 2,4,5-triclorofenolo indispensabile per la produzione dell'Esaclorofene.

Cos'è l'esaclorofene? Settembre 1945 Popular Science, USA:

"L'esaclorofene è un disinfettante di uso universale, scoperto /brevettato nel 1939 dalla Givaudan negli Stati Uniti, fu commercializzato con la sigla G-11 per l'uso in massa nei cosmetici, dai saponi, ai detergenti ai dentifrici ai quali veniva conferito un carattere medicamentoso. Si pensava fosse poco tossico se ingerito e non avesse particolari effetti nocivi se entrava in contatto con la pelle, rendendolo ideale per le preparazioni cosmetiche. Nel 1976, in Europa ne venne praticamente proibito l'uso nei cosmetici (salvo che come conservante, in bassissime concentrazioni). Si continua pertanto ad usarlo negli ospedali, quale presidio medico, specie nei reparti di chirurgia. Alcuni dermatologi lo usano nei casi di acne. (PHISOHEX). In Australia, la vendita è ancora libera."

L'esaclorofene era LA nave ammiraglia della Givaudan che, essendo rimasta l'unica industria a produrlo, aveva negli anni 70 il vento in poppa grazie alla richiesta del mercato di prodotti blandamente disinfettanti senza i difetti della persistenza del DDT.

 

Ricordo che le proprietà pesticide del DDT erano state scoperte nel 1938 (Geigy Basilea). La produzione di DDT ebbe inizio già durante la guerra, grazie alla disponibilità di grandi eccessi di cloro nella zona di Basilea (saline con produzione elettrochimica di NaOH) per la sintesi del clorobenzolo (da benzene a sua volta ottenuto da acetilene ottenuto anch'esso per via elettrochimica) e del cloralio (ottenuta dall'etanolo con cloro), i prodotti di partenza del DDT.


Anche la produzione di tetraclorobenzene (materia prima per il triclorofenolo necessario per la produzione dell'esaclorofene) assorbiva moltissimo cloro e sfruttava la filiera elettrochimica, ma la produzione di DDT non aveva la problematica delle diossine.

Accanto alla produzione di DDT, la filiera elettrochimica svizzera (Lonza) produceva da acetilene e cloro il PVC che verrà, più tardi, messo in relazione con le diossine prodotte nella sua combustione.

Quale alternativa all'exaclorofene si stava profilando nel campo cosmetico l'uso della clorexidina, un antisettico più blando (un diguanide a basso tenore di cloro) che ha però il principale difetto di venir neutralizzato nella sua azione in presenza di saponi e detergenti anionici. La sintesi necessitava di clorobenzene. Anche l'hexachlorofene non è comunque particolarmente stabile ai saponi e detergenti anionici.

Nell'ambito degli insetticidi a grande diffusione più o meno tardivamente proibiti, vale la pena di ricordare il Lindano un composto altamente clorurato (esaclorocicloesano, erroneamente anche definito come benzene esaclorato http://it.wikipedia.org/wiki/Lindano) che per lungo tempo venne anche utilizzato, con gravi pericoli neurologici, a livello pediatrico nella cura e prevenzione dei pidocchi, pur sapendo che un trattamento di 30 minuti con aria calda (Phön) era altrettanto efficace. Nella prima guerra del Golfo il Lindano venne utilizzato in quantità massicce: è stato preso in considerazione tra le cause della sindrome del Golfo.


L'ICMESA era rimasto a livello mondiale l'unico fornitore della sostanza di partenza per la sintesi dell'exaclorofene, il 2,4,5-triclorofenolo, la cui fabbricazione era accompagnata dalla incontrastabile formazione di diossine, ed era costata la chiusura ad una serie di complessi industriali funestati da incidenti da gravissime consequenze che non divennero ambientali, grazie a misure di contenimento.

Vi è inoltre da dire che il triclorofenolo era stata la materia prima anche nella fabbricazione di un diserbante-defoliante messo in opera in massiccie quantità nella guerra del Vietnam (Orange Agent abase di acido 2,4,5-triclorofenossiacetico) che, inquinato dalla diossina, provocò gravi problemi alle popolazioni dei territori bellici in cui venne utilizzato. Temendo per la salute dei propri soldati, gli Stati uniti rinunciarono all'uso del defoliante e ne proibirono la fabbricazione.

Che la diossina rappresentasse un problema, lo si sapeva da quando c'era stata una moria di tacchini in Inghilterra e l'uso di un olio per il controllo della polvere inquinato da diossina (terreno con 30 ppm) in ippodromi nel Missouri provocò dal 1971 al 74 l'ecatombe di almeno 63 cavalli Appaloosa. 10 persone adulte ebbero sintomi di intossicazione, 2 bambini furono gravemente colpiti; morirono inoltre 6 cani, 12 gatti, 70 polli ed innumerevoli volatili ed insetti. Furono inoltre osservati nei cavalli 26 aborti e 6 nascite con malformazioni.

Nel gennaio 1976, venne pubblicato dall'EPA un rapporto sull'incidente negli ippodromi sicuramente a conoscenza della Givaudan, visto che l'incidente era strettamente connesso con la produzione di esaclorofene in una ditta (la NEPACCO) stazionata a Verona nel Missouri che dal 1969 al 1971 aveva ripreso da un'altra ditta gli impianti dapprima utilizzati per la produzione di 2,4,5-T.

Comunque, al più tardi con la pubblicazione nella rivista di riferimento Science, 188:738-740, May 16, 1975 dell'articolo di Carter, C.D., R.D. Kimbrough, et al. Tetrachlorodibenzodioxin: an accidental poisoning episode in horse arenas, due mesi prima di Seveso, non era più possibile negare che la diossina fosse un problema, avendo coinvolto anche persone; dalle dichiarazioni di tutti, autorità comprese, si aveva invece l'impressione che la diossina rappresentasse una novità di cui nulla o poco si sapeva.

Cosa avvenne quel giorno, all'ICMESA? Trent'anni più tardi, la stampa continua ad essere molto inesatta su cosa veniva prodotto in quella fabbrica.

NON si produceva, come da sempre ripetuto, direttamente exaclorofene, ma 2,4,5-triclorofenolo partendo da 1,2,4,5-tetraclorobenzene. I tetraclorobenzeni erano a loro volta ottenuti altrove dalla clorurazione catalitica del benzene. L'uso del cloro, problematico il suo trasporto, rendeva necessaria la presenza in loco di saline e la possibilità di disporre energia elettrica a buon mercato; pertanto l'ICMESA acquistava da terzi il tetraclorobenzene, un prodotto solido e facile da trasportare.

Una situazione analoga la si ha con il cloruro di vinile (cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Cloruro_di_vinile): prodotto da Etilene (filiera petrochimica che ha sostituito l'acetilene) , le industrie del PVC lo importano dall'estero, anche se il trasporto di questo prodotto è già più problematico. I treni trasportanti il cloruro di vinile attraverso l'Europa sono ancora motivo di grandi preoccupazioni tenendo conto della tossicità


Un'ottima presentazione, tecnicamente fedele alla realtà, è presentata in Wikipedia http://en.wikipedia.org/wiki/Seveso_disaster alla quale rimandiamo per i dettagli.

L'impianto era stato previsto per una lavorazione continua 7 giorni su 7. Sotto la pressione dei sindacati, si decise di introdurre la pausa di fine settimana con il shut-down della produzione il sabato mattina. L'interruzione, oltre essere un danno alla produttività dello stabilimento, rappresentava un processo abbastanza complicato in quanto, quando progettato, non se ne era prevista l'eventualità di routine se non in casi di emergenza.

Quel giorno fatale, si arrestò erroneamente l'agitazione del materiale nel reattore composto da Soda caustica, Triclorofenato di sodio, Polietanolo, Glicole e Diossine che si surriscaldò a oltre 230°C facendo saltare il congegno di protezione da sovrappressioni dando sfogo ad una nuvola di aerosol che sfuggì nell'atmosfera, in quanto non esisteva, benché previsto e da lungo promesso, un sistema di contenimento-abbattimento di queste fughe in caso di incidente da surriscaldamento.

La notizia giunse rapidamente alla redazione del Radiogiornale della RSI. Alla fine del radiogiornale di mezzogiorno, venni intervistato telefonicamente in diretta dalla RSI. Affermai, che se le notizie corrispondevano alla verità, - sulla scorta di simili situazioni che avevano fatto rinunciare alla produzione di triclorofenolo, stra-note in quanto argomento di libri di testo e trattati di tossicologia industriale - avevamo a che fare con un disastro epocale, del quale si sarebbe parlato ancora a lungo. Dissi letteralmente di trovarci di fronte “ad una grande porcheria”.

Il signor Herwig si rese subito conto del disastro e ne avvisò la moglie che a sua volta si consultò con il legale di famiglia, un notissimo avvocato luganese che sconsigliò il signor Herwig di lasciare lo stabilimento, benché i vantaggi di poter dirigere i soccorsi dalla Svizzera fossero evidenti, per evitare che si sapesse che l'interessato abitasse (illegalmente) a Massagno in una villa intestata ad una società di comodo (la moglie con i figli aveva un regolare permesso di soggiorno). .

La domenica, i primi campioni di terreno contaminato vennero trasportati a Dübendorf per l'analisi. Il mercoledì 14, gli esami confermarono il disastro. Si fu anche in grado di suddividere il territorio del disastro in zone a seconda dell'impatto della nuvola sul terreno.

Il giorno successivo, il vice di Roche Alfred Hartmann prese atto della situazione e ordinò di mettere in atto tutto quanto era immaginabile per evitare un coinvolgimento della ditta, mentre il grande capo Adolf W. Jann era in viaggio di lavoro in Brasile. Infatti, le prime tranquillizzanti prese di posizione ebbero origine alla Givaudan per voce di Guy Waldvogel. E' probabile che la Givaudan, già nell'occhio del ciclone per l'incidente del talco per bambini contenente eccessive concentrazioni di esaclorofene avvenuto in Francia nel 1971, con 204 colpiti e 36 morti, si sia trovata alla strette , obbligata già in partenza a posizioni difensive. http://fr.wikipedia.org/wiki/Affaire_du_talc_Morhange

Il paventato arresto di von Zwehl assieme a Paoletti prima o poi doveva arrivare... ($ CdT 22 luglio 1976)

Chi ci metterà la testa, assieme a Herwig Zwehl fu Jörg Sambeth della Givaudan.

Il direttore di produzione all'ICMESA Paolo Paoletti perì per strada a Monza in un agguato brigatista di Prima Linea il 5 febbraio 1980 nel quadro di quella che venne definita “la campagna per la sanità”. Per la cronaca si disse, cinicamente, che Paoletti fu l'unica morte causata dalla nuvola di Seveso....

Nel documentario scritto da Caterina Panzica e diretto da Robert Pfeiffer “Seveso: la fabbrica dei profumi”, vien narrata abbastanza fedelmente la vicenda

http://www.youtube.com/watch?v=9T3quO4ZkHo durante la prima settimana.

Ci vollero 14 giorni prima che fosse deciso, in un palleggio tra Regione Lombardia e Roma, lo sgombero delle zone inquinate.

C'era stata in effetti una disputa tra Roma e Regione e Comune per quanto riguardava la salubrità delle zone direttamente prospicenti alla fabbrica. Il Comune ed il suo sindaco (direttore del personale all'ICMESA) erano interessati ad urbanizzare una zona ritenuta da altri come insalubre o almeno potenzialmente insalubre. Si parla persino di speculazioni edilizie. Era l'Italia degli anni di piombo e delle contrapposizioni tra DC e PCI. Gli "svizzeri" non è che fossero particolarmente  ben visti. Molti di coloro che per conto della Roche ebbero a che fare con l'ingarbugliata situazione, e vi erano anche ticinesi-basilesi che oltre parlarne la lingua erano addentro agli intrighi della vicina repubblica, conoscevano esattamente i rischi personali ai quali andavano incontro.

Il passaggio della ferrovia internazionale del Gottardo verso Milano con l'impellente necessità di non poter interromperne il traffico, ebbe il suo influsso nella definizione delle varie zone di pericolo. Se ne prescrisse la velocità ridotta, con finestrini ovviamente chiusi. Molti si chiesero come mai la superstrada facesse da spartiacque tra due zone di inquinamento, come se la nuvola tossica si fosse lasciata guidare dalla sottostante via di comunicazione.

La Roche, davanti al disastro nel disastro della gestione dell'affaire da parte di Givaudan, decise di prendere finalmente in mano la situazione, per salvare il salvabile della propria reputazione.

I media vennero allarmati 6 giorni dopo da un articolo di Mario Galimberti apparso su il Giorno.

Nel frattempo, all'ICMESA scioperi selvaggi provocarono la chiusura dello stabilimento.

http://www.youtube.com/watch?v=zt0m3CH30Vs

La RSI ricevette l'ordine di scuderia di mostrare il massimo di riserbo su una vicenda che toccava un'industria svizzera.

http://www.youtube.com/watch?v=-x-LNCMTiYE (Seveso: la fabbrica dei profumi: 2. parte)

http://www.youtube.com/watch?v=cwKIY3iO56U La questione delle zone inquinate e degli sfollati (Seveso: la fabbrica dei profumi: 3. parte)

Esisteva una trasmissione che si occupava in primis di questioni ambientali, alla quale collaboravo da tempo, nell'ambito dell'A.T.P.A. Il responsabile della trasmissione, Luciano Marconi aveva moltissimi contatti con l'interland milanese ed era pertanto informatissimo sui retroscena locali della vicenda di Seveso.

http://www.youtube.com/watch?v=TTm5knVO4Go (La questione degli aborti terapeutici)

Si seppe, tramite questi canali, che l'arcivescovado di Milano, con una fattoria proprio nei pressi dello stabilimento, aveva in passato più volte subito problemi da emissioni dalla ICMESA, che vennero messe a tacere con generose compensazioni pecuniarie per i danni subiti (morie di animali). Girò presto la voce, più tardi confermata ufficialmente, che la curia milanese avesse offerto importanti somme di denaro alle donne gravide disposte ad evitare l'aborto, consigliato dalle autorità a fronte dei moltissimi casi di cloro-acne che avevano fatto enorme impressione sull'opinione pubblica. http://it.wikipedia.org/wiki/Disastro_di_Seveso


 


http://www.youtube.com/watch?v=jo6dA4tEoPU

Le reazioni della popolazione e le difficoltà di bonifica (Seveso: la fabbrica dei profumi: 4. parte)


Piani dettagliati dell'impianto all'origine della catastrofe furono presto disponibili per gli organi della stampa a complemento di testimonianze dirette degli operai che vi lavoravano. La nostra Radio divenne il punto di arrivo di tutto un flusso di informazioni che non trovavano sbocco oltre frontiera. Ebbi l'incarico di raccogliere e far proseguire tutto a Berna.

Si venne a sapere che la diossina inevitabilmente prodotta accanto al triclorofenolo veniva separata e destinata ad essere o eliminata in deponie (la distruzione era allora considerata quasi impossibile in quanto resisteva ad altissime temperature) nel continente africano (abbandonavano l'Italia da La Spezia) oppure veniva utilizzata per scopi bellici non si sa bene su quale fronte (Italia, NATO o Paesi dell'Est?). L'odissea dei 42 fusti di Diossina avrebbe aperto ulteriormente questo vaso di Pandora....

E' comunque un segreto di pulcinella l'interesse immediatamente dimostrato dai militari per la catastrofe. Ci si rese anche conto che le informazioni provenienti dal sottobosco milanese erano di estrema importanza, ragion per cui si trovò il mezzo di raccoglierle sistematicamente, preoccupandosi di controllarne se non altro il contenuto sotto il profilo tecnico-scientifico, evitando la diffusione di notizie chiaramente erronee. Anche i giornali lasciarono intendere che esistesse $ una relazione tra Diossina e NATO

Vi furono molte ispezioni in loco da parte di gruppi militari addetti alla guerra chimica, in quanto era risaputo che la diossina rappresentava un ottimo mezzo per rendere inagibili vasti territori. Un terzo delle granate d'artiglieria dei paesi dell'est sarebbero state riempite, da usarsi quale ultima ratio, con diossine. Le autorità permisero queste ispezioni alla condizione che non si allarmasse ulteriormente la popolazione con l'uso di particolari e vistosi equipaggiamenti di protezione. Si deve pertanto supporre che vi fu chi, per ordine di servizio, penetrò nella zona contaminata senza particolari protezioni. Era d'altronde quanto anche l'esercito svizzero si aspettava dal sottoscritto che avrebbe secondo loro dovuto, da volontario, andare a vedere la situazione sul posto, per poi stendere rapporto. Non se ne fece nulla.


MAGADINO STORY

Sulla stampa ticinese si mantiene, per quanto possibile, l'ordine di scuderia del riserbo... $ Alcuni documenti.

Nel frattempo, l'entità della catastrofe risultò tale da mettere in movimento anche la diplomazia tra i due paesi. Una ambasciatrice che parlava fluentemente l'italiano fu messa a capo della delegazione svizzera e si iniziarono i contatti ufficiali, propagandando in toni roboanti che la Svizzera si sentiva in dovere di fare tutto il possibile per aiutare il nostro vicino e amico.

In Ticino, era da pochissimo stato creato il Dipartimento dell'Ambiente con a capo l'on. Vassalli di Chiasso che si trovò in conflitto di competenze con il Dipartimento Opere Sociali retto dall'on. Bernasconi L'occasione era ghiotta: doveva essere il Dipartimento dell'Ambiente o quello delle Opere sociali con le competenze del Laboratorio Cantonale d'Igiene a relazionare con l'Italia?

Una serie di studi di decontaminazione su suolo svizzero vennero organizzati coinvolgendo anche i nostri militari, mettendo a disposizione campi di tiro, e di molti ex aviatori militari passati a piloti degli aerei spray Pilatus utilizzati in lungo e largo all'estero, nella lotta con i pesticidi contro le cavallette ed altre pestilenze.

La Roche collaborò a questo clima distensivo organizzando un servizio d'informazione molto amichevole e linguisticamente perfetto. A tal fine, la segretaria del numero uno di ROCHE Jann, dovette preparare tutta una serie di comunicati stampa in previsione dei vari possibili sviluppi della situazione.

Chi meglio di un suo ex-capo di madrelingua italiana poteva aiutare la solerte Jolanda in questo delicato compito?

Venni così a sapere che nel locarnese si stavano facendo o si sarebbero fatti studi di decontaminazione da diossina, anche perché le condizioni climatiche erano molto simili a quelle di Seveso e dintorni. Non erano molte le ditte del locarnese che in un modo o nell'altro avrebbero potuto collaborare: fu abbastanza facile giungere al convincimento, confermato anche dai miei informatori bernesi, che per il momento, ancor nulla si era mosso.

Poi, improvvisamente mi fu sussurrato da un concierge di un grande albergo del Locarnese che c'era un grande andirivieni di piloti accompagnati da dirigenti della ROCHE che facevano la spola con il palazzo di Bellinzona.. Vari consiglieri di stato ticinesi erano anche apparsi a discrete cene organizzate all'interno della struttura.

Seguì la preoccupante scoperta che il Consiglio di Stato era in riunione al gran completo, malgrado fosse ufficialmente in vacanza.

Un vetraio di Locarno si lasciò scappare la confidenza di aver dovuto preparare in gran segreto centinaia di metriquadri di vetro da fornire all'aeroporto militare di Magadino dove gli aerei spray Pilatus erano nel frattempo arrivati.

A seguito delle cattive condizioni meteorologiche, i test nei campi di tiro della Svizzera interna avevano dovuto essere interrotti. Pertanto, era evidente che ci si trovava di fronte ai preparativi per delle prove nei pressi di Magadino.


Il nostro confidente di Berna mi fece capire che le trattative tra Cantone e ROCHE stavano per concludersi.

Il Cantone voleva coprirsi le spalle con un benestare federale che stava per essere concesso alla condizione che le operazioni si svolgessero nel pieno segreto e fossero rivelate solo alla loro positiva conclusione.

Da altre indiscrezioni si capì che il terreno per le sperimentazioni doveva essere forzatamente quello comprendente il vecchio campo di tiro d'artiglieria del Monte Ceneri alle Bolle di Magadino noto agli aviatori militari di una certa età, ora dediti agli aerei sprayer, che avevano svolto dei corsi a Magadino, quando le Bolle, in particolare la Bolla Rossa, erano ancora sotto il tiro dell'artiglieria. Gli obici venivano sparati dalla bocchetta del passo del Monte Ceneri, sorvolavano tutta la pianura di Magadino per poi finire sull'obiettivo. Ogni tanto, un qualche tiro andava male, ma la maggioranza della gente non ne sapeva niente...

In che cosa consistessero concretamente le prove, o meglio, cosa sarebbe stato spruzzato nelle Bolle di Magadino, era una domanda che lasciava aperte tutte le speculazioni per quanto concerne il loro impatto ambientale, visto che nulla in tal senso traspariva dalle bozze dei comunicati ROCHE che avevamo diligentemente tradotto.


Discutemmo a lungo il da farsi.

Prioritario era da un lato ritardare il più possibile la decisione del Consiglio di Stato, dall'altro le notizie che avevamo, tutte di carattere riservato, non ci permettevano di uscire allo scoperto.

Conoscevo molto bene, dai tempi della scuola recluta, Paul Guidicelli, redattore per il Sopraceneri del Corriere del Ticino. Ci consultammo sul da farsi. Laconicamente, disse di avere buone possibilità di trovare conferme all'interno del palazzo delle Orsoline... una situazione che meritava di essere approfondita. Effettivamente, sapeva di strane agitazioni. Avrebbe indagato.

Visto il momento cruciale, si decise il blocco più a lungo possibile della comunicazione telex tra Berna ed il Consiglio di Stato. Sapevamo che se il telex non poteva essere spedito dopo le 18:00 la cancelleria federale avrebbe rinviato la comunicazione al mattino seguente.

Si trattava altresì di rendere impossibile l'ottemperamento alla condizione di segretezza imposta dalle autorità federali, qualora la comunicazione-autorizzazione federale giungesse a destinazione. Fu pertanto necessario trovare il modo di far pubblicare dalla stampa quanto bolliva in pentola a Bellinzona.

Sempre in fase di preparazione, si concordò con l'avvocato Papa un testo particolarmente raffinato e a prova di bomba per un comunicato stampa che stigmatizzasse il fatto che se da un lato si poteva comprendere nell'ambito di una collaborazione italo-svizzero un sacrificio da parte del Ticino, gli esperimenti, oltre a lordare una zona protetta che stava per essere acquistata a livello federale con i proventi dell' imminente Azione Tallero Svizzero, mettevano in relazione tutta l'agricoltura del Piano di Magadino con la diossina con gravissimo danno all'immagine dell'agricoltura e dei pomodori ticinesi, la cui raccolta era, proprio in quei giorni, all'apice.

La RSI con la trasmissione di Luciano Marconi si farebbe fatta eco sia dello scoop del Corriere del Ticino che del comunicato stampa nel frattempo fatto pervenire all'ATS per lanciare un appello ai contadini ed agricoltori del piano di Magadino di far sentire la propria opinione, evidentemente di dissenso, tramite telegrammi al Consiglio di Stato.

Quale ultima ratio avevamo previsto l'invasione in massa dell'aeroporto e delle Bolle di Magadino.

Quale millesimo telex del Ticino, festeggiato con fiori e collezione di francobolli, avevo dimestichezza con il mezzo che avevo introdotto per comunicare i risultati delle alcolemie alla polizia cantonale. Sapevo dunque per esperienza come gestirlo.   

L'azione “blocco Telex”, in collaborazione con lo studio Papa ed un paio di altri volonterosi, ottenne il risultato sperato. Il nostro (ag)gancio, ci confermò la rinuncia federale di continuare ulteriori tentativi nella trasmissione dell'autorizzazione del Governo federale.

Il Consiglio di Stato, visto che da Berna non arrivava il documento concordato, sciolse la seduta, con l'intenzione di riprenderla il mattino successivo, lasciando “via libera” al personale delle pulizie che permise all'intrepido Paul Guidicelli di informarsi al meglio sulla vicenda. Dai documenti venturosamente visionati, fu possibile sapere immediatamente cosa avevano intenzione di fare. E Paul Guidicelli non si lasciò sfuggire l'occasione.

Confermata la pubblicazione dell'articolo di Paul Guidicelli sul Corriere del Ticino, il comunicato per l'ATS venne fatto partire e ricevette risonanza nazionale.

Il Corriere del Ticino ebbe modo di fare uno scoop con tutta la storia corredata dal significativo dettaglio concernente la formulazione del liquido che stava per essere irrorato sulle Bolle di Magadino (olio di oliva in un solvente: sicuramente con risultati poco estetici).

Le autorità federali, dopo aver letto di primo mattino il Corriere del Ticino, sentito il comunicato dell'ATS rinunciarono a dare il loro consenso all'operazione. Il Consiglio di Stato, invaso da parecchi telegrammi di protesta, fu assediato dai cronisti della RSI in attesa della decisione che venne finalmente resa pubblica nel primo pomeriggio, facendo rientrare l'occupazione dell'aeroporto e delle Bolle.

Moltissimi si son chiesti cosa fosse effettivamente accaduto... Lo scandalo delle schedature mi ha più tardi permesso di appurare che Berna "sapeva" e non ne era stato molto contento....


Nei giorni successivi, gli aerei spray di base a Magadino tentarono, non è dato sapere con quale successo, di bloccare la diffusione delle polveri inquinate da diossina, creando nelle zone colpite una vernice sul terreno che sarebbe inoltre stata in grado di velocizzare la decomposizione fotochimica della Diossina. ($ Alcuni documenti.)



I Postumi di Seveso

http://www.youtube.com/watch?v=xbRWyIPo_yg Ricordare o dimenticare? (Seveso: la fabbrica dei profumi: 5. parte)

http://www.youtube.com/watch?v=jrnxJyLdRhA Epiloghi (Seveso: la fabbrica dei profumi: 6. parte)

Sui dubbi sollevati dall'odissea dei 41 fusti di diossina, calò il silenzio mediatico, preferendo dimenticare. Ne riparlerà, 28 anni dopo la catastrofe, l'ex responsabile tecnico della Givaudan Jörg Sambeth esprimendo un giudizio agghiacciante su tutta la vicenda:



Per gli interessati che vogliono prendersi il tempo, consigliamo GAMBIT il documentario svizzero(in tedesco/italiano) del 2005 , dove viene in parte riscritta tutta la storia.


 

Gambit - Neue Wahrheiten über Seveso 2. Teil

Vangelis: Suffocation

Collezione Youtube Seveso 

 Un altro lato della vicenda Roche lo si può seguire con la vicenda di Stanley Adams (nato a Malta nel 1927, dal '64 con la Roche, nomina a procuratore nel 72 ) (https://dspace.lib.cranfield.ac.uk/bitstream/1826/471/2/SWP1787.pdf) ex World Product Manager della Roche per alcune Vitamine, tra cui l'importantissima C, che nel 1973 denuncerà la ditta per pratiche illegali di oligopolio (i contratti di fedeltà per gli acquirenti e le manovre per obbligare alla cessazione delle attività produttive la maggior parte delle ditte concorrenti) presso la commissione dei cartelli della CEE, in contrasto con l'accordo di libero scambio sottoscritto dalla Svizzera nel 1972 che proibiva esplicitamente l'abuso di posizioni dominanti nel mercato.

Dopo aver lasciato la ditta, Adams cercherà di aprire con i suoi risparmi un allevamento industriale di maiali al sud di Roma. Verrà inguaiato dalla burocrazia italiana.

Intanto la Roche è sempre più nel mirino delle autorità per i prezzi esercitati nel campo degli psicofarmaci Valium (Diazepam) e Librium (la primadelle benzodiazepine http://en.wikipedia.org/wiki/Benzodiazepine) di cui ha quasi il totale monopolio, contrastato unicamente dall'Oxazepam http://en.wikipedia.org/wiki/Oxazepam , un metabolita del Valium, meno tossico delle altre benzodiazepine, sfuggito causalmente alle specifiche dei brevetti sulle Benzodiazepine e brevettato a sua volta dalla inglese ICI.

La notte di San Silvestro 1974, le autorità svizzere lo arresteranno a Chiasso con l'accusa di spionaggio industriale, tradito da un membro della commissione CEE, per il tramite di un parlamentare svizzero UDC che aveva ricevuto l'incarico dalla ditta basilese di scoprire la “gola profonda”. Imprigionato a Lugano, il suo avvocato Dario Clericetti ne chiede la liberazione. Per tutta risposta viene deferito a Berna e poi a Basilea e comunicato alla moglie che Adams dovrà probabilmente scontare una pena di almeno 10 anni di detenzione. La moglie, disperata, si suicida. Al vedovo Adams non verrà concesso di partecipare alle esequie della moglie.

Grazie ad un intervento delle autorità europee, Adams verrà liberato dopo alcuni mesi dietro cauzione e si rifugerà dapprima in Italia, poi in Inghilterra.

Nel 1976, alla Roche verrà comminata una multa di 250 mila dollari.

Dopo Seveso, sul settimanale l'Europeo sarà pubblicata un'intervista di Adams con il giornalista Giuliano Ferreri, malgrado che il proprietario Rizzoli abbia fatto di tutto per evitarlo, che dimostrava i legami politici della Roche italiana (Gianbattista Medri, della Roche istituto delle vitamine spA, Milano) con l'on. Giulio Andreotti e gli intrallazzi che ne conseguirono nel caso Seveso. Il giornalista verrà silurato dalla redazione diretta da Gianluigi Melega.

Le traversie di Adams continueranno in Italia: di lui si occuperanno molti politici tra cui Oscar Mammi, Enrico Manca e Federico Mancini.

Dopo una serie di vicende, viene riconosciuto ad Adams il torto subito, verrà risarcito e pubblicherà nel 1984 le sue vicende in un libro “Roche contro Adams”. Sposerà Deborah, la da poco incontrata correttrice del testo della pubblicazione. Whistleblower, canta per l'idea europea: nel 1985 un Thriller con riferimenti diretti alla sua storia dal titolo “A Song for Europe” ( http://www.imdb.com/title/tt0088964 ) verrà trasmesso in 7 Nazioni della comunità europea.

Nel 1986, un giornalista accuserà Adams di bigamia. Divorzierà dall'altra moglie e risposerà Deborah. Nel 1992, Deborah sofferente di grave depressione scopre alcune lettere del marito che propongono ad un certo COX di ucciderla per poterne incassare l'assicurazione sulla vita. Adams lascia credere al possibile sicario che si tratti dell'eutanasia di una parente in fase terminale da tumore. COX non collabora e denuncia Adams alla polizia. Adams verrà condannato a 10 anni di detenzione.


A trent'anni dalla tragedia, la TVSI tornò con Falò ad occuparsi della Givaudan:

Avevano fatto causa alla Givaudan, il colosso svizzero proprietario dell’Icmesa per i disagi provocati dall’esposizione alla diossina. Avevano ottenuto 10 milioni di lire, ma adesso devono restituirli all’azienda svizzera, che ha pignorato loro la casa. E’ il caso di una delle 22 famiglie condannate a ripagare la Givaudan. Una vicenda paradossale e grottesca che Falo’ racconterà anche attraverso l’intervista alla allora bambina simbolo del disastro, Stefania Senno, il cui volto, deturpato dalla cloracne, finì su tutti i giornali dell’epoca.

Recentemente, la diossina è tornata di attualità, protagonista del dramma del presidente ucraino Viktor Yushchenko, vittima di un complotto con lo scopo di eliminarlo dalla scena politica.

Chiasso, quartiere di periferia, un piovoso mattino d'autunno, alcuni mesi dopo Seveso.

Un testimone, così mi raccontò la scena:

Un cercatore di funghi inforca il motorino e sta per scendere lungo il sentiero (l'attuale Via Carlo Benzoni, il micologo che aveva riscontrata in quei luoghi ben 480 specie di funghi ) che dal bosco della collina del Penz va verso il sedime della ferrovia.

Dall'altra parte dei binari, un nutrito numero di persone e parecchi mezzi dei pompieri guardano la nebbiolina che copre i binari e sembra provenire dall'impianto dell'aria propanata sotto il bosco accanto alla cabina elettrica di trasformazione e di distribuzione situati nella stazione di pompaggio dell'acqua potabile.

L'allarme era scattato al mattino presto, all'arrivo da nord del primo treno merci. Il macchinista del convoglio aveva notato la strana nebbiolina proveniente dall'impianto del gas con i serbatoio di propano. Si capì subito che poteva succedere il peggio.

Il cercatore di funghi è sordo ai richiami della gente al di là dei binari. Avvia il motorino ed incomincia la discesa. Un'esplosione.

Una bomba sulla struttura in cemento armato avrebbe fatto meno danni. Il trasformatore elettrico nella fossa sottostante mostrava evidenti segni di perdite di olio di raffreddamento.

Un tubo di alimentazione proveniente dal serbatoio di propano liquido era stato tranciato a seguito dello scoscendimento della retrostante scarpata boschiva provocando una fuoriuscita di gas che evaporando si raffreddava e creava quell'effetto di nebbia. Quella nebbiolina più pesante dell'aria, costituiva un miscuglio di aria e propano estremamente esplosivo.

Venni contattato dal direttore della Azienda Elettrica di Chiasso un ing. Bernasconi mio conoscente, a sapere, visto che ero nel consiglio d'amministrazione della AIL (Aziende Industriali Lugano) del comune di Lugano, se Lugano avesse a corto termine un trasformatore da "prestare" a Chiasso. Purtroppo non ne fu il caso; mi informai allora presso i nostri fornitori di come fossero i termini di consegna, vista l'urgenza della sostituzione. Si volle sapere com'era nata l'urgenza e dopo aver spiegato cos'era successo, sentii dire “Mein Gott! Hoffentlich kein neues Seveso!” (Dio mio!, speriamo che non sia una nuova Seveso!).

Il problema era rappresentato dalla perdita di olio di raffreddamento che in quel tipo di trasformatori è a base di PCB (Policlorobifenili), composti estremamente stabili con ottime proprietà dielettriche e di trasporto di calore, ma, da un punto di vista tossicologico-ambientale, sostanze estremamente problematiche in quanto tossiche, non biodegradabili e probabilmente cancerogene.

Diedi l'allarme. Per prima cosa, il trasformatore fu coperto da un telone per evitare che altra acqua piovana entrasse nella vasca di contenimento.

Poi si controllò la vasca di contenimento, che risultò fortunosamente intatta. Si controllò per lungo tempo l'acqua della vicina captazione per assicurarsi che non vi fosse stato un inquinamento del pozzo. La vicinanza dello scalo merci aveva già comunque portato alla nostra attenzione analitica le acque di falda del chiassese: l'uso massiccio di diserbanti  da parte delle Ferrovie Federali per tenere liberi da erbacce i loro binari aveva già sollevato parecchie preoccupazioni...

In quell'occasione, l'on. Vassalli fece una visita sul luogo dell'incidente, salutato con simpatia dai suoi concittadini. Il laboratorio Cantonale d'igiene intervenne in un secondo tempo, quando il peggio era stato scongiurato.

Excursus, concernente gli anni '70 a Lugano:

Nell'ambito dei doveri civici che mi vennero accollati quale persona di famiglia PPD, oltre che presidiare l'ufficio elettorale alle scuole di Loreto, mi ritrovai nominato in una commissione comunale per la censura degli spettacoli cinematografici. A Lugano c'erano allora il Supercinena ed il Rex entrambi nei pressi del Kursaal, e più recente il Corso. Al Super giravano alle 17 spettacoli un poco scabrosi che non avevano comunque ancora nulla a che fare con le cose esplicite degli anni '80. La commissione censura prevedeva l'invio di una coppia di osservatori che dovevano giudicare e classificare lo spettacolo in funzione di una serie di dettagliate regole sui comportamenti per lo più sessuali rigorosamente ortodossi degli attori e di quanto si (intrav)vedesse. Dopo la visione, era nostro dovere consegnare un rapporto scritto con le conclusioni. Ho inutilmente cercato di ricuperare all'archivio comunale cittadino un qualche esemplare di rapporto stilato a quei tempi: purtroppo esistono esclusivamente le tracce delle nomine dei membri della commissione poco dopo le elezioni comunali, ma nessun protocollo delle ispezioni. Peccato.