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Sentieri.

Ero ormai a casa da oltre una quindicina di giorni, sforzandomi a passeggiare percorsi sistematicamente crescenti in lunghezza, quand'anche ci volle del tempo a tornare alle velocità cui ero abituato e ne andavo fiero. Con un paesaggio così... lo conosco abbastanza bene, avendolo centellinato in innumerevoli passeggiate...

Ho dovuto accettare di rendermi conto che ogni tanto c'erano, cosa inaudita all'abituale giro lungo il lago del monte di Caslano, gruppi di persone che mi superavano senza correre... decisi allora che era il caso di affrontare in solitario la meno frequentata salita alla cappelletta in vetta al Sassalto, lungo la strada demaniale.

Dopo Ponte Tresa Italia andata e ritorno passando lungo la via boschiva che evitava il traffico, seguì Agno Aeroporto lungo le rive di Magliaso e la recente passeggiata dedicata al tragicamente e stupidamente scomparso Giuseppe Arrigoni operaio e granconsigliere ucciso da convinto pedone sulle strisce pedonali al ponte della Magliasina.

Bill, lo conoscevo dai tempi di Spazio Gay quale animatore della Associazione Inquilini poco distante dalla nostra sede in via Stazio, in comune guerra con il comune di Massagno al cui segretario eravamo, seppur per motivi diversi, entrambi invisi... Ma lo stereotipo creato nella vicina penisola da una organizzazione comunista quale Arcigay che lasciava fraintendere esistesse una stretta relazione tra comportamenti e identità sessuali con le idee politiche di sinistra, come l'altrettanto marchiato da sinistroide impegno per gli inquilini erano una ottima giustificazione per un Comune a stragrande maggioranza pipidina di vedere entrambi i gruppi come fumo (rosso e anticlericale) negli occhi delle istituzioni. Tanto più che non mancarono espliciti segnali di solidarietà dai vicini di via Stazio nei confronti dei gay, accusati in una campagna di stampa abbinata da una raccolta di firme, di voler rovinare, con la loro presenza, la gioventù locale... Ricordi che riaffiorarono durante una bella pausa nel parco presso la foce del vecchio Vedeggio.

Chi mi conosceva, non era sorpreso dei miei progressi motorii. Altri, avendo probabilmente a che fare con anziani piuttosto pigroni e magari anche un po' millantatori, mi incoraggiavano benevolmente a continuare, non credendo troppo ai miei racconti sulle vantate “prestazioni” raggiunte.

La signora Treter forse fu convinta dei miei sforzi riabilitativi dall'insorgere indolore di una ernia attorno allo stoma che trasformò il tutto in una specie di seno  da abbisognare di un contenimento tramite una fascia elastica.
Avevo forse esagerato con le mie camminate? Tra le sequele spontanee dovute all'intervento, le ernie paracolostomali sono abbastanza frequenti... pertanto nulla di sorprendente.
Oltre al sacchetto mi trovai così portatore di una 'pancera' che se non altro nascondeva il nuovo tipo di sacchetto ricoprendolo completamente, cosa tutt'altro che indifferente, tenuto conto che dopo un mese dall'intervento tutto il basso ventre stava riprendendosi molto bene: con la fascia, il nuovo tipo di sacchetto poteva anche essere a prima vista ignorato e non si impedivano altre piacevoli funzioni in loco, visto che finalmente stavano riattivandosi.

Si ponevano comunque alcune domande:

  • Dovevo portare la pancera esclusivamente durante le passeggiate o la dovevo tenere tutto il tempo salvo quando mi coricavo per dormire? La pressione più marcata portò ad un accumulo di feci attorno allo stoma che cercô sfogo attraverso il sostegno adesivo. Le perdite vennero percepite in tempo e si poté evitare il peggio... lasciando aperta la domanda a sapere se il cedimento della barriera adesiva non fosse stato causato da una applicazione non ottimale del nuovo tipo di sacchetto sull'ernia.

  • La pressione sul sacchetto da parte della fascia doveva avvenire sulla parte 'rigida' dove c'era anche il velcro o si doveva posizionare la fascia nella zona più elastica e morbida?

  •   La soluzione  U.S.A. comporta fasce elastiche che incorporano una staffa rigida attorno allo stoma in forma di n, atta a creare una via di sfogo nella sacca. Utile o indispensabile?

Ho capito che le risposte dovevo cercamele da solo, sperimentando variazioni senza troppe variabili. Lasciando perdere le analisi multivariate, mio vanto statistico dei tempi andati!

La prima perdita osservata era dovuta alla posizione della fascia o da sollecitazioni per altro verso più che piacevoli da parte di conoscenze ben disposte? Ad ogni modo, visto che si consigliava di intiepidire la barriera adesiva prima dell'applicazione sulla cute, ho provato a scaldare la parte del nuovo tipo di sacchetto con il disco adesivo tramite un flusso di aria calda (asciuga capelli, phön) ottenendo un decisivo miglioramento nella funzionalità adesiva, sperando che, a lungo termine, la cute non ne risenta.

Odori... buoni e cattivi.

Gli odori fanno parte del linguaggio del corpo ed agiscono non necessariamente in modo cosciente nelle nostre relazioni.

Argomento tabù, che la presenza del sacchetto ci costringe ad affrontare. Inutile trincerarsi dietro acrobatiche masturbazioni mentali  per negare l'evidenza di una nostra indistruttibile 'aura' personale che resiste a qualsiasi illusorio tentativo di 'pulizia' all'insegna di un'igiene in netto contrasto con l'idea moderna dello 'zero' (Arnold Schönberg: Sauberkeit ist extrem verdünnter Schmutz - La pulizia è sporcizia diluita all'estremo (Aphorismen, Vienna 1914).

Continua a preoccupare l'effetto tutt'altro che secondario legato alle seppur rare ma comunque regolari fughe (con un poco di esperienza, forse prevedibili, visto che sembra siano dotate di frequenze proprie), intendo gli odoracci (più propriamente, gli scatoli) che ne annunciano l'irrevocabile avvenimento: il prodotto messo a disposizione per deodorare la cute attorno allo stoma è un assorbente inodore a base di sali inorganici, tipo deodorante ascellare. Un buon lavaggio con detergente delle zone colpite risolve a prima vista il problema, ma resta il dubbio che l'odore scompaia in relazione alla propria percezione degli stessi (come per odori ai quali ci si è, per così dire, abituati). Ciò crea indubbiamente un senso di insicurezza, se non di malessere, all'idea di essere tacciati per 'puzzoni'... anche se il raggio d'azione non sarà mai quello dei buoi muschiati delle steppe siberiane, enormi caproni in grado di attirare le femmine a centinaia di chilometri....  

D'altronde, quali studenti in chimica allora molto esposti ad ogni tipo di sostanze nocive e puzzolenti che assorbivamo da sciagurati incoscienti pagandone poi a volte  le tragiche conseguenze, prima o poi ci siamo tutti trovati ad affrontare l'effetto repellente che i nostri odori, resistenti pure a docce prolungate, a ragione inducevano a prendere le distanze anche chi ci stava veramente molto vicino ed era pertanto disposto a tollerare parecchio! 

Ricordo di un altro ticinese studente in chimica di Ascona, rinomato tombeur de femmes, che venne messo sui due piedi alla porta dalla padrona di casa dopo aver aperto senza precauzioni una fiala di dimetilammina in laboratorio che l'ha impregnato, senza che lui lo percepisse, di un odore di stallone in "folarmi" ormonale tale da far pensare senza dubbio alcuno che le rigide e fors'anche puritane proibizioni vigenti nell'appartamento fossero state infrante...

Strukturformel von Muscon Struktur von Zibeton
Tra le esercitazioni di laboratorio, la sintesi del Civetone, una stranissima struttura molecolare (un sorprendente chetone ciclico, cfr. formula di struttura a sinistra) scoperta nel 1926 da Leopold Ružička  al Politecnico di Zurigo, era usata dagli assistenti di sintesi organica per ricordare agli studenti la figura di questa gloria della chimica  premio Nobel e vanto della Scuola Federale, allora ancora in vita e politicamente attivo, nell'ambito della Guerra Fredda, come pacifista e anticomunista (Lieber tod als rot¨, "Meglio morto che rosso").
La vittima, uno svizzero tedesco nostro collega di studi del quartetto di amici,  pur conoscendo dai libri di testo che questa sostanza era letteralmente pestilenziale, non poteva immaginarsi a che cosa sarebbe andato incontro... avendoci a che fare.
 Il lavoro sembrava una passeggiata, visto che esisteva in biblioteca del Poly una tesi di dottorato del 1942 che se ne occupava in dettaglio sotto l'egida di Ružička e di Fierz (altro monstre sacré ETHZ,autore del )... ma c'era di che allarmarsi: la pubblicazione presente in biblioteca era confezionata in una busta sigillata, con tanto di messa in guardia.
Il civetone era prodotto in natura nelle feci di un gatto africano, accanto a indolo, scatolo, dimetilindolo ed acido butirrico tutte sostanze estremamente odorose e percebibili a naso nudo in concentrazioni al limite di detezione delle strumentazioni analitiche disponibili  negli anni '60 e responsabili anche degli effluvi fecali umani e nei cadaveri in fase di putrefazione. Questo animale marca con questi escrementi il suo territorio.
Ružička aveva anche determinato la struttura del muschio prodotto dal mitico bue muschiato siberiano, che possedeva chimicamente molte caratteristiche analoghe con il civetone (cfr. formula a destra).
Come studenti in chimica eravamo coscienti del potenziale di disturbo di queste sostanze. Ricordo che ci fu in quegli anni una manifestazione dove vennero versati in strada  alcuni litri di acido capronico, omologo del butirrico,  con effetti talmente devastanti da dover rifare il selciato stradale...
Resta il fatto che pur sapendo a che cosa andasse incontro, con la collaborazione degli assistenti che avevano seguito l'esercitazione con studenti delle annate precedenti, facendo in fin dei conti tutto il possibile di allora  per evitare il peggio in tutte le potenziali conseguenze anche per l'agibilità dei laboratori, considerato quasi un eroe dai colleghi, per oltre un mese il nostro non potè più prendere mezzi pubblici, letteralmente cacciato dai tram, dalle sale cinematografiche e dai ristoranti e persino dalla padrona della stanza, in cui abitava da svariati anni, inflessibile ed incredula alle nostre richieste di clemenza assicuranti un presto ritorno alla normalità.
Evidentemente, questa esperienza olfattiva vissuta fine anni 50'  ha lasciato il segno creandomi una indubbia inquietudine a livello irrazionale.

Unica soluzione possibile: integrare/coprire eventuali odori residui con un qualche profumo o eau de toilette maschile che unisca nel mix l'utile al dilettevole, rassicurandoci! Si spera che l'azione induca adeguate... risposte. Think positive! L'unica , è sperimentare con formulazioni a prevalenti note di fondo animali del tipo Cuoio, Ambrata, Muschiata (ormai prodotti di sintesi industriali Swissmade  per proteggere gli animali dall'estinzione e dove civetone e muschio, seppur in minime concentrazioni, la fanno da padroni) ricordando che il proprio corpo ci metterà la sua parte variabile in funzione dell'alimentazione, analogamente a molto altro.

Era a Barcellona o Madrid, dove ho conosciuto una delle più grandi profumerie mai viste: fornito di piccole striscioline di cartone, avrei potuto liberamente  degustare migliaia di combinazioni... e di sensazioni, come un bambino goloso in una mitica pasticceria!

      

Profumo - Storia di un assassino (Romanzo di Patrik Süskind 1985) Regia di Tom Twyker 2006

« Gli uomini potevano chiudere gli occhi davanti alla grandezza, davanti all'orrore e turarsi le orecchie davanti a melodie o a parole seducenti.
Ma non potevano sottrarsi ai profumi.
Poiché il profumo è fratello del respiro. Con esso penetrava gli uomini, a esso non potevano resistere, se volevano vivere.
E il profumo scendeva in loro, direttamente al cuore e là distingueva categoricamente la simpatia dal disprezzo, il disgusto dal piacere, l'amore dall'odio.
Colui che dominava gli odori, dominava il cuore degli uomini. 
»

 

A proposito di cattivi odori: ai non fumatori intolleranti e dall'olfatto particolarmente sensibili che riconoscono a distanza l'odore, per loro nauseabondo, di una sigaretta e non te lo mandano a dire, posso confermare che la decina di giorni di ricovero ospedaliero mi hanno permesso, mio malgrado e senza alcun merito, di risvezzarmi dal turpe vizio contratto da studente, dopo quarant'anni abbandonato per una scommessa tra innamorati e ripreso, in forma quantitativamente meno pesante, un paio di anni orsono. Speriamo di non subirne le possibilmente nefaste conseguenze... cacciando il diavolo della nicotina e catrami aromatici vari con il belzebù delle inevitabili perniciose compensazioni!

In casa mia, l'ospitalità è sacra: chi viene a visitarmi è libero di fumare quanto vuole e non mi disturba affatto. Anche una canna, magari dopo e senza fretta, in compagnia: prima, invece, non fà per me! Se, al commiato, avrà la bontà di svuotare il portacenere...

Per terminare queste considerazioni, ricordo gli odori  rappresentati dai fero(r)moni, “firme olfattive” che permettono alla madre bufala di riconoscere il suo piccolo in mezzo a migliaia di altri, ma anche alla madre umana di riconoscere dopo solo tre ore l’odore del suo bambino su una camicia in mezzo a dieci portate da altri neonati... e mi fermo qui!

I filtri antiodore (al carbone attivo) di cui sono dotati i sacchetti mi lasciano perplesso per quanto riguarda la loro efficacia oltre a quella di rappresentare uno sfogo per i gas  intestinali. Quanto possa il carbone attivo generalmente assorbire molecole di piccola massa resta dubbio: al contrario, molecole più consistenti quali gli indoli vari  e  lo scatolo dovrebbero venir bloccate dal substrato. Ci sono poi aspetti quantitativi che lasciano supporre che comunque sia meglio sostituire il più sovente possibile il sacchetto, anche nel caso ci sia poco materiale fecale, tenendo conto che la durata d'impiego ottimale sia di ca. 24 ore. 
 
 Che ci si premunisca di proteggere il filtro dall'umidità esterna tramite autoadesivi impermeabili in caso di docce in presenza di sacchetto applicato all'addome, può avere un senso fors'anche meramente simbolico se non fosse che per garantirne una permeabilità gassosa che sarebbe compromessa dall'acqua.  Dovrebbe essere 'evidente' (si dice così, quando non lo è affatto)  che questa impermeabilizzazione temporanea ha per conseguenza temporanea un blocco dello scarico di eventuali gas intestinali dall'apertura di sfogo, provocando un rigonfiamento a palloncino del sacchetto ed una eventuale tracimazione del contenuto fecale se non si desse sfogo ai gas levando il cerotto autoadesivo.
Sulla durata dell'efficacia del filtro c`è da dire che, benché imprevedibile ( dati sull'efficienza in termini di durata delle maschere antigas dell'esercito svizzero sono rimasti un segreto di Stato), non è nell'interesse dei produttori dei sacchetti mettere 'molto o troppo' carbone attivo nel filtro (costo infimo) per una durata di "sopravvivenza/uso dei sacchetti".
Pertanto, visto che i sacchetti ci vengono pagati dalle Casse Malati, il risparmio nell'uso relativamente  prolungato degli stessi (mediamente 2 sacchetti ogni tre giorni ma accompagnati da produzione di odori, invece degli usuali due ogni due giorni forse un po' meno odoriferi) consiste esclusivamente in una diminuzione delle operazioni ( da definire non proprio 'comode') di sostituzione, turandoci un po' meno il naso...

La signora Treter ammette che qualche dubbio nei termini espressi possa anche essere giustificato, tanto più che esisterebbe in commercio una soluzione rappresentata da un "nuovo filtro supplementare da applicare sopra l'originale (Qualimed 4SK0010 - Gribi AG Belp)". La faccenda mi parve parecchio intrigante....

La ditta di Belp è una concorrente del mio attuale fornitore ed ha nel programma sacchetti con filtro a carbone protetti verso l'esterno con Gore-Tex senza pertanto affermarne una migliore performance di protezione da odori. I sacchetti che stò usando sono forniti dalla Globomedica di 8132 Egg b. Zürich e sono di origine tedesca.
Non senza fatica ho rintracciato nel sito tedesco del fabbricante  un riferimento all'uso di un materiale aggiuntivo per  proteggere dall'umidità il filtro.
Funzione del filtro: neutralizzazione dei gas e sfogo. Neutralizzazione, termine non propriamente scientificamente esatto, benché semanticamente comprensibile come una annullamento totale [???] del potere odorifero dei gas intestinali.
Qualora la fuoriuscita dei gas non fosse sufficiente, il fabbricante  consiglia di ingrandire il foro di uscita dei gas nel filtro. E' probabile che un intervento in questo senso metterebbe in forse il seppur limitato effetto propugnato per il "filtro").
Da anziano specialista in maschere antigas nel Patrio esercito  a Spiez e a Malines per la Nato, ho cercato di comprendere la problematica, visto che ne sono coinvolto concretamente. 
Trattasi di un  filtro Gore-Tex a base di Teflon che protegge il sottostante filtro a carbone attivo dall'umidità esterna e permette la diffusione dell'umidità verso l'esterno. Per quanto riguarda l'ipotizzata cattura attiva di eventuali odori a complemento del carbone attivo, questo filtro è assolutamente inefficace. Tutt'al più, come d'altronde ammesso anche dal fabbricante, il filtro Gore-Tex ha la funzione di protezione svolta dagli autoadesivi temporaneamente applicati sull'orifizio del filtro al momento di una doccia o di un bagno. Pertanto, posso tranquillamente pensare che Qualimed 4SK0010 rappresenta soldi sprecati se non si intende proteggere, per tempi molto lunghi e ben oltre la durata di una doccia, il così detto filtro a carbone.
  
A voler essere precisi  e corretti, anche l'uso del sostantivo filtro a carbone (attivo)  è fuorviante: in realtà, mi è parso di capire che il carbone attivo funziona più che altro da adsorbente (passivo e senza movimentazione) ed è intuitivo capire che più adsorbente c'è e più capacità potenziale di adsorbimento esiste. Per essere un filtro come lo è il carbone attivo (perché adsorbe filtrando) in una maschera antigas, il carbone deve avere una particolare struttura porosa che permetta un passaggio forzato dell'aria da depurare grazie alla depressione provocata dall'aspirazione polmonare; il processo di adsorbimento necessita di un significativo tempo di contatto.  Nel caso dei dispositivi per il controllo dell'odore nei sacchetti, il carbone attivo è presente come una barretta posizionata dietro il foro di sfogo del sacchetto. Il sacchetto 'nuovo' all'inzio non presenterà comunque alcun sfogo. Quando si presenterà una pressione tale all'interno del sacchetto tale da superare la resistenza del carbone attivo e l'orifizio di sfogo, una corrente di gas si instaurerà verso l'uscita con problematica efficienza  depurativa e comunque  progressivamente calante.
Sarebbe comunque interessante sapere se il design del dispositivo di controllo dell'odore sia stato progettato razionalmente (non empiricamente) ed esistano oggettive misure sperimentali di controllo delle modalità di funzionamento.

 

Il grande balzo

Dopo un mese tondo tondo dall'intervento, l'occasione del “grande balzo” mi venne data quando non fu più possibile, da parte del Centro, di organizzare la trasferta all'ospedale per la visita settimanale presso la signora Treter. Ci sarebbe stata la possibilità di richiedere un intervento della organizzazione Maggio, ma visto che le previsioni metereologiche erano più che favorevoli, mi lasciai tentare.

A piedi, da Caslano fino a Lugano, l'ultima volta l'avevo percorso in 150 minuti, andando ad un pranzo di Natale da mio fratello. L'appuntamento al OEC l'avevo per le 15:00 e pertanto partendo alle 12.30 avrei dovuto farcela con la riserva, nel caso di ritardi sulla tabella di marcia, di poter prendere il trenino ad Agnuzzo o alla fermata Laghetto e ricuperare eventualmente con il Bus verso l'ospedale dalla stazione di Lugano.

Lungo le rive di Magliaso un gruppo di adolescenti, inutile dire che erano svizzero tedeschi, facevano il bagno... Al circolo velico di Agno, lungo la darsena e ben protetti dal vento, scoprii i primi papaveri in fiore.

Alle 14 ero ad Agnuzzo in perfetto orario ed ho potuto godermi i campi primaverili attorno al laghetto.

Alle 15 ero al 12. piano puntualmente e calorosamente accolto dalla mia interlocutrice, dopo aver bevuto in un unico sorso, con un occhio all'orologio, 5 dl di succo di mele dall'edicola.

Rientro più saggio, a piedi sulle trafficate Via Tesserete e Via San Gottardo fino alla stazione del trenino che non avevo più preso da almeno un anno. Partenza poco dopo le 17 con i vagoni affollatissimi di gente di tutte le età che rientravano dal lavoro. Accanto a me, davanti e dietro la stragrande maggioranza dei viaggiatori armeggiava con uno Smartphone. Molti con le cuffie inserite: regnava pertanto uno strano silenzio interrotto dagli annunci delle fermate. Arrivato a Caslano, sono passato per il Centro Diurno a raccontare la mia prodezza, dei bagnanti, dei papaveri e degli Smartphone...


Una settimana dopo, ripetizione dell'exploit ulteriormente ampliato dal ritorno a piedi fino ad Agno.

Avevo una certa fretta di rientrare in quanto avevo per caso trovato a Sorengo passandoci accanto, all'andata. il negozietto di alimentari dei cognati della signora Müller (Muller, l'insegna sulla facciata, era senza dieresi) produttori delle miglior lasagne che non avessi mai gustato in vita mia grazie alla signora Luisella che me le aveva fatte avere in cambio di non ricordo più quale favore (mio dovere...). Come mia abitudine, non resistetti alla tentazionne di goloso...

Da Massagno, passando in quartieri poco trafficati che conoscevo dai tempi di Spazio Gay, volevo raggiungere la zona di Cortivallo non lontano da Unilabs (ultimo luogo di lavoro prima della pensione, una decina di anni orsono) e scendendo speditamente lungo via Gemmo verso le lasagne. Alla rotonda, poco lontano dalla meta, una voce che conoscevo ma che non sapevo identificare, mi susurrò in un orecchio, coprendomi con le mani gli occhi: “è proprio l'ingegnere: la sua falcata non la cambierà più! Che piacere rivederLa, non mi riconosce? Sono la signorina Carla....andiamo a berci un aperitivo!”. Era stata la mia ultima segretaria che fu in grado di fare una sintesi di tutti gli avvenîmenti che avevano segnato la sua carriera da quando lasciai la Unilabs. Ci scambiammo i numeri di telefono per fissare un incontro con altri miei ex collaboratori. Voleva assolutamente condurmi a Caslano, anche con le note code dovute al traffico dei frontalieri. Io pensavo alle lasagne programmate per la cena, alle quali non volevo rinunciare e ho dovuto trovare non so piû quale banale scusa per elegantemente sganciarmi dal piacevole imprevisto. “Stò riprendendo la vecchia forma”, meno male che mi riconoscono...”, pensai riprendendo baldanzosamente il cammino.

Il negozietto sotto l'insegna CRAI, era il classico alimentare da paese quasi scomparso dopo l'eccidio provocato in nome del progresso da parte dei supermercati (Migros in testa), con un piccolo reparto di gastronomia. Chiesi al cassiere se ero al posto giusto, in quanto supponevo che i proprietari del commercio fossero imparentati con la signora Luisellla: di lei l'opportunità di gustare le lasagne di loro produzione che giudicavo assolutamente eccezionali.

Mi rifornii delle mirabolanti lasagne e mi dissi che il tepore primaverile che regnava sulla via del ritorno non erano il massimo per la leccornia che stavo portando a casa. Visto che la strada sarebbe stata prevalentemente in discesa, ho deciso di raggiungere Agno a piedi. Devo ammettere che l'ultimo tratto lungo la Cantonale fino al passaggio a livello, un'unica coda di automezzi con maleodoranti emissioni di ossidi d'azoto mi fece pentire di non aver preso il mezzo pubblico al Laghetto.

Sul trenino da Agno a Caslano mi sorse un dubbio: non è che ho fatto una gaffe dicendo che la loro cognata mi aveva regalato le lasagne 'da sogno' ? Supponiamo che le avessero regalate a loro volta alla signora Luisella... Il mattino dopo, al Centro già si sapeva del mio ritrovamento (il mondo è piccolo) e ho messo subito al corrente l'interessata di come sono andate le cose, dubbi compresi. No problem!

Senza colostomia e se non fossi andato a piedi dall'ospedale, è poco probabile che avrei nuovamente potuto gustare quel capolavoro..... E' così che si fa di necessità virtù!

>>>Sulla via del ritorno!>>>