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Preparativi al Ritorno!

Documento ricevuto nell'ambito del colloquio con il chirurgo.
Mi è stato richiesta firma dichiarando che ero stato informato in modo chiaro ed esaustivo. Più che un consenso, una ricevuta per le  informazioni ricevute.
<<< Documento ricevuto nell'ambito della convocazione  (12 giugno: data prevista per la ricongiunzione, 18 giugno). Nel primo intervento, l'anestesia ha funzionato molto bene. Ma l'informazione è sicuramente stata carente (Urgenza?).
Anche all'appuntamento di preparazione, non ho potuto saperne di più: la dottoressa se l'è cavata dicendo che lei non c'era all'intervento e pertanto...
Mi sono cascate le braccia...
Ho dovuto firmare il consenso, perché altrimenti, a detta della dottoressa,  non se ne sarebbe fatto nulla, dell'intervento... Ho acconsentito all'anestesia nella supposizione che essa venga eseguita analogamente a quello eseguito in urgenza. Una cambiale in bianco!
Il testo da sottoscrivere per il chirurgo si limita a farmi prendere atto che ho capito cosa volevano farmi: non si parla di consenso!
Appuntamento al Servizio Pre-ammissioni. Sempre guardarsi in giro... Poi le visite, dai sorprendenti risvolti.
Consensi informati? The day after.

Arrivato una mezzoretta prima dell'appuntamento, me ne approfitto per un boccone al Ristorante La Sosta dell'ospedale. Ambiente simpatico: finalmente si vedono gli  infermieri, raggruppati nei tavoli all'entrata della mensa.  Ho avuto l'impressione che fossero tutti piuttosto stressati... forse poco tempo nella pausa per mangiare? Parlavano anche poco tra di loro, contrariamente alle infermiere, più loquaci ma non meno stressate. C'è stata anche quella che mi ha superato in coda per la cassa, dicendo che la stavano già aspettando... Non le ho risparmiato la mia battuta al vitriolo "Chi ha fretta di arrivare alla cassa, finirà prima nella cassa". Ha incassato, ma l'ha poi subito raccontata all'amica, con l'indice non troppo discretamente rivolto nella mia direzione... Ho mangiato il piatto del giorno: un coniglio in salsa chiara accompagnato da cornetti, niente male.
Mi sono rimasti 10 minuti all'appuntamento che ho passato sulla terrazza (caldo afoso), popolata prevalentemente da disparati e sussurranti utenti telefonici, quasi lo facessero di straforo...
All'ufficio indicato dalla convocazione, in leggero anticipo, ho potuto come al solito passare in rassegna il materiale di lettura per i visitatori. Sul tavolino, un titolo ha attirato la mia attenzione:
Anziano per forza
o la forza dell'anziano.

- Non è un paese per vecchi -
 
- Il rischio di accanimento diagnostico e terapeutico nel paziente geriatrico -

-La maltraitance des personnes âgées -

- Direttive anticipate tra limiti e opportunità -



Articoli non ancora in rete!
Scansioni in attesa del *.ftp
 
Era il numero 25 (Maggio-Agosto 2013) della rivista per le Medical Humanities, Verso una cultura etica della malattia e della cura Organo ufficiale della Commissione di etica clinica dell'Ente Ospedaliero Cantonale, edito sotto la direzione di Roberto Malacrida e il vice Graziano Martignoni  (entrambi annata 1948). Una rivista locale, mai saputo che esistesse... Carta patinata, bella presentazione. Redazione presso l'ospedale Italiano.
La sorpresa del giorno. Arrivata a fagiolo... Ne riparleremo.
Tra gli articoli disponibili dagli archivi della rivista che permetteranno di mettere un qualche puntino sulle i per alcune mie considerazioni, vi propongo da leggere o scaricare:
Olfatto Artista scandinava con una formazione in chimica e in linguistica, Sissel Tolaas ama provocare e non esita a recarsi a teatro cosparsa di Charnel – essenza che puzza di sudore – per restituire gli odori alla realtà. La sua ricerca artistica verte infatti, da parecchi anni, attorno agli odori e all’olfatto. Dei risultati di tali ricerche approfitta anche l’ambito sanitario, grazie ad alcuni progetti, certo meno provocatori ma non meno innovativi, concepiti espressamente per gli ospedali, che riconoscono il ruolo centrale dei sensi nell’esperienza di malattia e di cura.
Il linguaggio del corpo Se è vero che ognuno di noi è condizionato inconsciamente dal proprio vissuto passato, l’ascolto dei messaggi che il corpo manifesta sottoforma di disagi, sintomi o malattie può aiutare a capire le emozioni di cui non abbiamo consapevolezza e il ruolo che esse svolgono nelle risposte biologiche del nostro organismo. Un’introduzione a un approccio che mira a favorire un percorso di scoperta e comprensione di se stessi per andare al di là della sofferenza e recuperare benessere e armonia.
Privacy - Intimità Abbiamo intervistato Giorgio Agamben non solo perché è una delle voci più originali e seguite del pensiero contemporaneo, ma soprattutto perché le sue indagini ci sembrano particolarmente preziose per le Medical Humanities. Lo abbiamo incontrato a Venezia, dove vive e insegna.
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Enrichetta Buchli Non è un paese per vecchi
In un tempo dominato dalla tirannia del presente, che spazio ci può essere per l'anziano, portatore della memoria del passato? Di fronte all'assenza di un pensiero simbolico sulla vecchiaia nella nostra epoca post-moderna, si rende necessario un piccolo passo indietro per riformulare una "cultura" della vecchiaia.
 
Antonello Ambrosio Direttive_anticipate_tra_limiti_e_opportunità
Se le nuove norme federali hanno il pregio di aver chiarito sul piano  giuridico la questione delle direttive anticipate, molto resta da fare sul piano etico, per far sì che la loro redazione sia un'occasione effettiva  per onorare l'autonomia del singolo e favorire la discussione nelle famiglie, così come tra il paziente e il suo medico.
La maggior parte delle persone  approva l'idea delle direttive anticipate, in realtà sono però  pochi a disporne.  Con DOCUPASS, Pro Senectute presenta una soluzione globale all'autodeterminazione. 

DVteca Fondo Sasso Corbaro Oltre 500 titoli, interessantissimi!  Richieste a valentinadibernardo@virgilio.it  (segretariato 091 8117617, presso Ospedale Italiano)  Materiale distribuito tra le sedi di Lugano e Bellinzona.

Al tocco dell'orario previsto, accolto da una gentile infermiera, controllati i dati anagrafici, mi è stato nuovamente chiesto di confermare una persona di riferimento (al Centro diurno). Ho dovuto indicare il mio peso e l'altezza. Avrei potuto indicare qualsiasi cifra. La bilancia, un po' discosta, sarebbe comunque stata disponibile per un valore certificabile (ho controllato, in un momento di assenza dell'infermiera, se la cifra che avevo indicata, 64 kg, era compatibile con quanto misurato, 65 kg...). L'altezza, 172 cm: non ho visto il classico righello. Meno male che almeno la pressione me l'hanno misurata, visto che non ne avevo un'idea. Un elettrocardiogramma ha richiesto che mi sdraiassi e liberassi la maglietta dalla pancera, mostrando la sacca. Il discorso cadde sulla signora Treter di cui non potei far altro che metterne in evidenza le sue gradi doti di empatia  e di esperienza. Dissi che era in viaggio per la Svezia per un congresso proprio nei giorni del solstizio estivo. La Svezia dev'essere apprezzata al Civico: anche l'infermiera stava preparandosi per una crociera svedese in partenza dalla Danimarca a metà luglio...
Seguì, tra una chiacchera e l'altra, un prelievo venoso per non meglio specificati esami che risulteranno tutti nelle norme... Tutti a chiedere una riconferma che non avevo allergie particolari, non prendevo particolari medicamenti, quasi non potesse essere vero. 
Accompagnato nello studio accanto, dove un'altrettanto gentile dottoressa ha ripreso il formulario firmato dal dott. Christoforidids, facendomelo controfirmare, dopo essersi informata della stomia e della ernia inguinale.
Ho raccontato, trovando interesse, della particolare situazione riguardo l'ablazione della stomia, cui mi stavo affezionando. Anche la dottoressa, vedendo la sacca,  si riferì alla signora Treter: decisamente, è molto apprezzata da tutti che ne ammirano il suo lavoro che deve confrontarsi con situazioni non sempre molto facili. Interrogata sui preparativi per l'intervento quali il digiuno per  l'intestino o la protezione con antibiotico ecc. mi ha detto di non preoccuparmi affatto e se volevo farmi anche una bella cena la sera prima... non ci sarebbero stati problemi. Meglio così!
Parlando di anestesia, la prossima tappa del periplo pre-ricovero, la dottoressa lasciò trasparire un qualche cosa che ricordava vecchie diatribe, conflitti non ancora totalmente sedati. Non disse nulla di preciso, ma quando mi disse che l'infermiera mi avrebbe accompagnato al piano inferiore, ebbi l'intuizione.  Per sdrammatizzare la situazione ho fatto rimarcare che contro il dolore preferivo le endorfine fatte in casa... frutto di un bell'orgasmo. 
Studi analitici sui ricettori delle endorfine nel cervello li avevo fatti a Zurigo in collaborazione con l'allora PD dott. Aurelio Pasi (era originario di Muralto): problematica allora invisa a chi temeva che la tossicodipendenza da oppiacei fosse paragonabile alla insufficenza insulinica del diabete, malattie da curare e non trasgressioni da punire... (il dott. Garattini dell'Istituto Mario Negri era stato tra i primi ad assumere un atteggiamento ostile sull'argomento... che ha poi reiterato quale alleato scientifico della isterica crociata proibizionista nella vicina penisola).
Poi, finalmente, trasferta al servizio di ammissione anestesia, due  piccoli uffici ed una sala riunioni situati al piano terra, decorati nel corridoio con un interessante sciame di candide farfalle di carta, oltre che da due stilosi disegni di Picasso... Dalla porta aperta dell'ufficio, una voce femminile conversa beatamente al telefono, si prende il tempo... Non il massimo, tanto per cominciare!

Poi discorso tra sordi... Parto subito all'attacco con la richiesta a sapere dettagli sulle modalità applicate al primo intervento: "
Io non c'ero... e non posso saperlo!"  Questa risposta proprio non me l'aspettavo e sono rimasto letteralmente di m....
Reiterate le domande su quali medicamenti prendessi, mia dichiarazione concernente l'acetilsalicilico unico prodotto analgesico (per di più scaduto) nella mia economia domestica. Durante il primo ricovero rispondevo molto bene anche a piccole dosi di paracetamolo... Ho avuto l'impressione che non ne sapesse molto a proposito di Melatonina, visto che mi ha chiesto perché non prendevo la Valeriana (Fitoterapeutico) ed ero scettico sulle benzodiazepine... Altro tema caldo: "
Ma lei non fuma?" Le ho risposto che avevo smesso da un po', anche sopravvivendo ai potenziali effetti nefasti del cambiamento (aumento di peso, ecc.). "Ma i polmoni...".  "Prima ci sarebbe il tumore alla vescica..."  ribatto. Se vengo stuzzicato...
Ho insistito di sapere che diavolo avrebbero utilizzato nell'anestesia TOTALE. Domanda ignorata. Nessuna risposta concreta. Sembrava si ripoponesse la situazione già vissuta con il primo intervento, complice l'urgenza. Ho lanciato un nome: Propofol che però non è analgesico e ci vuole un oppioide.... Risposta: "
Se vuole sapere i nomi....". Ma usate anche inalanti? Nessuna risposta. Possono seccare un po' la gola.., aggiungo io. "Non credo...". Niente da fare... Ho stuzzicato, tanto per finire, l'anestesista nel suo ruolo di supporto al chirurgo... non sembrava molto convinta che fosse adeguatamente riconosciuto. Stoccata finale: Ma la parcella è proporzionata a quella del chirurgo, o mi  sbaglio?

Poi mi sono dichiarato "poco" soddisfatto delle risposte: finalmente una reazione decisa! "
O prendere o lasciare... se non firma...". Non ho capito se l'atteggiamento della "funzionaria" preposta all'accettazione (un modo blando di definirla per non essere irrispettoso della persona) sia un'espressione a valenza personale (antipatia,  forse reciproca) o faccia parte di regole comportamentali. Denota comunque un grande senso di insicurezza. Vediamo il lato positivo: il lavoro, la prima volta, gli anestesisti l'avevano eseguito bene. Speriamo si ripetano.... Stò pensando come tornare alla carica per chiarire gli aspetti sostanziali e formali del Servizio Pre-Ammissioni.
Me ne sono uscito dall'ospedale dopo un'ora con una lettera in cui si confermava l'intervento per mercoledì 18, con ammissione la mattina stessa, probabilmente attorno  alle 08:00 (orario esatto verrà fissato il  pomeriggio precedente), nel reparto al 6. piano, a  digiuno semplice. Sarà sicuramente una levataccia che mi permetterà di poi dormire bene la prima notte di degenza (questa volta la Melatonina non mancherà!).
Nel frattempo, posso dire di averci dormito sù, anche a quanto successo ieri... e mi sono convinto che non potevo lasciar perdere!

THE DAY AFTER
Per prima cosa ho contattato telefonicamente  il segretariato del Servizio Pre-ammissioni per conoscere i nominativi delle persone coinvolte nel mio iter di ieri con appuntamento alle 13:30. Procedura inusitata, in quanto di regola mi interessano i peccati e non i peccatori (o in particolare... le peccatrici). Mi sono stati riferiti i nomi di Sandra come infermiera (brava!), della dottoressa Simonelli per la chirurgia (più che corretta) e della dottoressa Ferretti per l'anestesiologia. Per l'ultimo nominativo c'erano alcuni dubbi che sono stati chiariti in modo abbastaza singolare: ad una sommaria descrizione della persona è seguita l'osservazione "è anche poco simpatica....". Quando ho messo in chiaro le mie perplessità sul comportamento della dottoressa Ferretti (non era simpatica nemmeno a me) e delle mie intenzioni di seguire la scala gerarchica del servizio Pre-ammissioni, sono stato messo immediatamente in contatto con il responsabile signor Aldo Bini. Dopo che ho stigmatizzato l'importanza delle persone giuste quale interfaccia tra l'ospedale ed il pubblico (la prima impressione è quella che conta...ed il servizio di cui era responsabile aveva proprio quel compito cruciale) e fatto capire che le lagnanze si riferivano esclusivamente al servizio di anestesiologia, mi ha fatto sapere che ne avrebbe messo al corrente del caso il primario che si sarebbe poi fatto vivo.

Possibile che debba sempre essere il Bruno a tirar in aria gabole e vespai?
L'impressione è che il paziente ignaro venga preso per i fondelli. In parte anche per colpa sua, confondendo un sano rapporto di fiducia tra il paziente ed il medico (evidentemente, nel proprio interesse di paziente, sarebbe difficile gestire altrimenti  i propri malanni e men che meno la propria salute...) e la premessa che il medico sia comunque infallibile quale sacerdote di una scienza-conoscienza scientifica esatta e mai opinabile. Una prova? Le difficoltà per il grande pubblico ad accedere al  diritto di un seconda diagnosi (alternativa) che mette spesso a repentaglio l'illusione di un'unica "etichetta" sinonimo di "verità" diagnostica.... per non parlare delle variazioni personali sul tema delle terapie da intraprendere che riflettono spesso e volentieri l'alma mater di provenienza del professionista (il mondo è bello, perché vario, ma meno quando il tutto sembra arbitrario!).
Era così anche tra chimici: tra gli atenei di Zurigo e Basilea sembrava ci fossero  due chimiche fondamentalmente incompatibili tra di loro, esattamente come il carnevale basilese ed il Sechsenläute  zurighese. Ma in entrambi i casi, ci pensavano le banche dei due poli finanziari a mettere tutti d'accordo!
Altrettanto può essere osservato sulla difficoltà dei medici a trattare scientificamente, come fenomeno fisico-chimico, la fisiologia  del nostro corpo e del conseguente trattamento numerico dei parametri che lo quantificano. I numeri, se interpretati come CHF, mettono d'accordo tutti! Viva il consumismo sanitario!
Una voce critica in materia l'avevo già sentita da Domenighetti (molto vicino ad una mia cognata) funzionario del DOS che aveva lanciato con poco successo una campagna atta sensibilizzare la popolazione ticinese sul diritto ad una verifica  della diagnosi.

Capisco che un anestesista abbia il compito di sorvegliare (monitorare) le funzioni vitali ed intervenire "al momento" per mantenere  integro il paziente a fronte delle necessità invasive del chirurgo e che è pur sempre il chirurgo ad essere il capitano della nave che usa l'anestesista come un servizio di pronto soccorso, essenziale ed indispensabile,  ma pur sempre un servizio che necessita di adeguata flessibilità negli interventi, non prevedibili in anticipo. E' ovvio per certuni, che alcune scelte razionali, con i pro e contra del caso, vengano fatte a rischio del paziente (non esiste comunque  il rischio zero) con la copertura della "prassi" e che l'anestesista voglia pararsi il culo... informandone genericamente il paziente che dovrà giocoforza anche consentirne l'applicazione  (Sintesi del consenso informato da sottoscrivere sulla scorta delle banalmente ovvie descrizioni fornite nel formulario che dovrebbero essere completate da informazioni fornite nell'ambito dell'incontro e cito "che discuterà con lei il procedimento anestesiologico più appropriato").

Si potrebbe obiettare che dal chirurgo non pretendo di farmi spiegare i dettagli tecnici dell'intervento riassumibili in una sequenza di nomi d'autori che hanno eseguiti per primi il procedimento e mi accontento di  sapere cosa si vuol raggiungere (l'eliminazione dello stoma, il ricongiungimento del colon ed il ricupero della funzione anale; la sistemazione dell'ernia inguinale). Da un carrozziere non mi interessa personalmente (visto che non è il mio mestiere) più di tanto sapere in dettaglio con quale tecnica esegue una riparazione... voglio che sia solida, resistente e funzionale.
Nel caso dell'anestesia, chiarito dal chirurgo che sarà di tipo da concordare con il medico anestesista (non rientra nelle competenze del chirurgo entrare nel merito!) e concordato  con il medico anestesista che sarà di tipo TOTALE, si lasciano aperte molte opzioni di approfondimento a garanzia del mio diritto di sapere:

Avendo se non altro un'infarinatura nell'uso degli anestetici, è logico che possa porre delle domande più specifiche  con risposte evidentemente incomprensibili a chi non fosse un poco addentro in questo campo. Che poi possano nascere situazioni impreviste che van ben oltre a quanto pianificato dalla strategia d'intervento iniziale dell'anestesista, su questo non ci piove. Però è mio diritto essere informato se non altro di quanto è previsto come punto di partenza, al momento di inziare l'intervento. E' sicuramente poi anche un mio diritto di essere informato a posteriori dal proseguo delle operazioni che troveranno riscontro in un protocollo operativo (tempo, prodotto, dose, risposta e parametri vitali) allegato alla documentazione per il medico di famiglia  se non nei casi di rilevanza per il proseguo dell'intervento. Questo protocollo operativo del primo intervento eseguito in urgenza servirebbe a ricreare le condizioni per un'anestesia paragonabile, anche se le condizioni non sono paragonabili (assenza di fenomeni infiammatori, ecc.)

Il primario di anestesiologia dott. Sergio Castelanelli si è fatto vivo nel primo pomeriggio per informarsi dell'accaduto e ha confermato le mie perplessità ed il mio punto di vista,  ringraziandomi per averlo messo al corrente della presenza di una persona apparentemente non  idonea alla delicata funzione rappresentata, oltre tutto anche invisa alle colleghe... L'atteggiamento del primario lascia supporre che abbia una certa abilità a trattare questo tipo di situazioni con persone che non le mandano a dire.  Speriamo che serva a qualche cosa! Un colloquio chiarificatore, che auspico "tempestoso", tra il big boss e la particolare collaboratrice  auspicabile se non  indispensabile. Ci rivedremo il 18... e avrò pertanto, si spera, l'onore di essere informato in prima persona con una presentazione in pompa magna del big boss, di quanto starò per affrontare. Tanto per compensare in eccesso quanto è avvenuto per difetto... Dosi in mg/kg o mg/metro quadro di superficie corporea,  ecc. ecc. Se son rose...
Ma  il capitano del vapore, il chirurgo, sarà poi d'accordo?
Per  esperienza diffido dai trattamenti speciali: spesso abbandonando per una eccezione una routine affermata, succedono gli incidenti imprevisti! Un esempio? Il caso del dott. Lamoni alla Clinica Sant'Anna con la moglie di un noto avvocato luganese che per favorirne il marito che non aveva tempo di aspettare il turno previsto per la signora, ha fatto superare all'ultimo momento la fila alla signora con la conseguenza di provocare una trasfusione mortale. Si dirà che la prassi (non) era stata seguita... in realtà vi fu una fatale  concatenazione di  improbabili errori tipica per le catastrofi, dove sembra veramente che il diavolo ci abbia messo lo zampino... ma fu errore umano (nella catena delle comunicazioni)!

Serata conviviale dopo la riunione statutaria dell'associazione volontari del centro diurno. Mi sono presentato con la maglietta inaugurata per il 20°, pensando che fosse quasi obbligatoria... Ho trovato il modo, nuovamente, di saltare all'occhio come l'unico in tenuta "regolamentare". Scusa corrente: ma con il caldo, la maglietta è un po' pesante... Faceva effettivamente caldo, malgrado che la veranda del retro fosse aperta e ventilata.

Accanto a me, da un lato Giorgio, dall'altro una arzillla  signora di una decina d'anni più anziana con la quale mi intrattenni, sorpreso di  avere a che fare con una collega chimichessa (poliglotta, di origine polacca, emigrata con studi a Heidelberg) nel campo dei brevetti (Nestlé a Vevey). Poca confidenza con lo Schwiizerdütsch.  Non particolarmente tenera con i militaristi occidentali. Le ho ricordato la militanza pacifista di Ruzcizka nella Zurigo  dei miei studi. Pessima opinione sugli americani, in parte condivisibile: ma nella guerra fredda, guai ad esprimerla. Sua città preferita, Parigi. Io, Berlino. Differenze tra il Lemano ed il Ceresio... Losanna, Ginevra, Lugano, Caslano. Si parlò anche dell'avventura ospedaliera da cui ero recentissimamente reduce. La collega, un tipo un po' all'antica (era rimasta un po' scossa nell'apprendere della mia partecipazione alla Schwulenbewegung) ha commentato la vicenda osservando che rischierò di passare per un rompi... . No problem: nuovamente il motto "Auch schlechter Ruf...". 
Serata interessante. Nomina come "membro maschile" (doppio senso... apprezzabilissimo che mi riavvicina al... "pacchetto"!) nel comitato dell'Associazione: da bibliotecario c'era da aspettarselo! Se non altro, la durata dell'incarico, per sincronizzare le nomine con i periodi delle frequenze statutarie, sarà di tre in luogo dei soliti quattro anni. Ci sarà da preparare e gestire la "crisi" del pensionamento dell'attuale solertissima coordinatrice, la signora Müller.  Poi, anche i CD sono andati a ruba, con un ricavo positivo. Una seconda edizione è necessaria per fronteggiare le richieste. Meglio così. Questa volta avremo un po' più di tempo...

Ultimi giorni da stomizzato.
 
 
Ultima documentazione!
FALLE ACCIDENTALI:
 


Con il caldo, le feci tendono a diventare molto solide.
Pertanto non possono più scorrere lungo la sacca e possono creare un tampone all'altezza dello stoma che tende a esondare lateralmente, specialmente la notte.

La consistenza della fuoriuscita è molto solida e pertanto tale da essere relativamente poco lordante, ma se ne percepisce comunque l'odore.

BERE, BERE, BERE!

Ultime sperimentazioni.

L'uso del carbone attivo ha indubbie difficoltà di manipolazione che richiedono particolare attenzione. Ricordo che le proprietà adsorbenti sono molto utili nelle terapie antiveleno, ma trovano nelle particolari caratteristiche della polvere una grossa difficoltà d'applicazione.

 Impossibile fare ingerire anche solo alcuni grammi di polvere tentando di sospenderla in un bicchiere d'acqua dove galleggia: si rischia oltretutto che la polvere finisca nei polmoni! Nel caso di intossicazioni da medicamenti, la polvere di carbone (in dosi oltre ai 50, dico cinquanta grammi ogni paio di ore, ca. 1 g /kg di peso corporeo; almeno 10 volte la massa tossica ingerita) è quasi l'unico rimedio utile a frenare in modo determinante e salvavita l'ulteriore passaggio di molti (non tutti!) tossici dalla parete intestinale alla circolazione sanguigna. 

Negli anni '70 il problema è stato affrontato quando si è preparato un Kit antiveleno come dotazione generalizzata a tutte farmacie svizzere: si è avuto un'idea per lo meno geniale, usando come veicolo per l'ingestione della polvere di carbone semplicemente della purea di mele  disponibile come conserva nel Kit. Altri hanno pensato a marmellate, ma gli zuccheri presenti nelle marmellate  possono leggermente interferire con le proprietà adsorbenti mentre le pectine presenti nella purea di mele agiscono come emulganti e gelificanti senza interferire. 

Per facilitare l'ingestione della polvere di carbone medicinale in situazioni non di emergenza (usi terapeutici più blandi) se ne fanno delle compresse. In caso di avvelenamento, l'uso di queste compresse presenta un notevolissimo svantaggio pratico in quanto sono imballate singolarmente  in "blisterpack". Potete immaginarvi la situazione in caso d'urgenza di dover liberare 50 compresse? Le compresse, rispetto alla polvere, agiscono oltre tutto anche molto più lentamente in quanto devono dapprima  disgregarsi. Dopo 40 anni, non ho potuto constatare grosse novità alternative. Comunque la Merck ha un ottimo prodotto ritenuto tra i migliori che per il pubblico è disponibile come compresse in "blisterpack" e in una speciale versione quale antidoto granulato.

Quale antidoto per i centri antiveleno veniva fornito in polvere libera. Oggi esistono confezioni pronte all'uso quale antidoto (basta aggiungere l'acqua fino alla riga rossa ed agitare...per ottenere un intruglio comunque difficile da ingerire direttamente e viene pertanto spesso usato direttamente dagli operatori a conclusione di lavande gastriche, anche perché non sempre l'avvelenato sarebbe comunque in grado di spontanemente ingerire alcunché)  

Per l'applicazione nella lotta antiodore nelle sacche per stomie occorre rifornirsi di materiale  in POLVERE per uso di laboratorio.

Dedico questa proposta di soluzione alla signora Treter, mio punto di riferimento per le stomie!

LOTTA ANTIODORE:

Esperimento con
Carbone attivo medicinale dosato in misurino da 5 mL

Attenzione!
evitare a titolo precauzionale che la polvere resti nella zona in contatto con lo stoma!
Inserire il misurino profondamente nella sacca e riversare il misurino più lontano possibile dall'apertura. Ritirare il misurino evitandone il più possibile un contatto con la sacca.
Non è poi così difficile...
Se si usa il sistema di preriscaldare la placca adesiva, utilizzare la carta di protezione dall'eccesso di calore del film trasparente per ripulire da tracce di carbone la zona di contatto con lo stoma che tende ad attirare, per effetto elettrostatico, la polvere di carbone. Effetto più che altro visivo...

Comunque, visto che l'intestino è in grado di sopportare l'ingestione ripetuta di dosi di oltre 60 g di polvere di carbone
, piccole tracce di carbone sullo stoma che valuto dell'ordine inferiore ai decimi di milligrammo NON dovrebbero creare particolari disturbi!

La cute è comunque protetta da un contatto diretto con il carbone grazie all'applicazione del prodotto siliconico che protegge anche dall'adesivo.



Risultato: funziona!

Sacchetto senza rigonfiamenti dopo 24 ore.

Le feci diventano annerite uniformemente e l'odore alla sostituzione del sacchetto appare  "limitato" (???).
 
Lo stoma risulta leggermente  lordato dal carbone. Vedi finestra.

La cute sovrastante risulta ricoperta da un po' di carbone che può pertanto essere rimosso facilmente con il detergente Comfeel Cleanser.

E per terminare in bellezza, "Un'ultima tentazione"

Come le ciliege: una tira l'altra, altrettanto i sacchetti!

Procedure da rimettere in discussione?

Sabato pomeriggio, usuale visita al mercato di Ponte Tresa Italia per curiosare e rifornirmi di frutta e verdura di stagione. Questa volta negli stand ortofrutticoli venivano offerte alla grande le ciliege. Ne avevo avuto sentore già al negozio del paese, quello accanto alla farmacia, che di regola osservo per avere un punto di riferimento riguardo ai prezzi ed alle qualità. Particolarmente accattivanti c'erano dei cartoni da ca. 3 kg con delle ciliegione rosse, rosse che grosse così non le avevo proprio mai viste. Portavano il nome altrettanto accattivante e pertanto ben trovato di Tentatrici, le ciliege del desiderio.  Se proprio devo pensare ad un desiderio... non sicuramente quello gastronomico, tutt'altro.

L'idea di una bella scorpacciata di ciliege (da piccolo mi era stato inculcato di mai berci poi sopra... ) l'ho subito associata alla mangiata di mele cotte che ancora ricordavo nelle conseguenze alla vigilia del 20°,  come se fosse stato ieri. Ne vuol provare? Un simpatico giovanotto sostituì la mitica Eva della mela nel paradiso terrestre. Con una simile denominazione, come avrei potuto resistere all'invito, accompagnato da una coppia di ciliege tenute per il gambo e fin troppo allusive... Ho messo le mani avanti, "Sono solo, come potrei mangiarmi tutto questo ben di Dio senza poi dover correre? ". D'accordo,  non erano le famigerate prugne... stranote come lassative. Accanto al sorriso del venditore, un guizzo dagli occhi meridionali che sapeva di omertà e la battuta " Ma non è detto che le debba mangiarle tutte da solo...".  Un mio sguardo di risposta è stato rintuzzato da " Magari un'amica o un amico...". Meglio un amico, direi! E accettai la degustazione. Di regola, roba troppo grossa, rischia di essere insipida (come ogni verità, anche questa poteva avere le sue eccezioni). Ne rimasi piacevolmente sorpreso. Il mio interlocutore capì al volo e tornò alla carica; "Vede che le piacciono... sono a fine mercato e glie le lascio a 3 x 2!". Addirittura! Ma come faccio a mangiarle tutte, visto che fra un qualche giorno non sarò manco a casa... "Intendevo anche un solo pacco!" Quanto fanno al chilo? 6 € e rotti al chilo  non sono pochi, anche se ammetto che sono proprio buone... "Tre chili abbondanti la cassetta" per 12 €? Sarà contento!".  Meno di 4 € al chilo, mi sentivo sopraffatto dallo charme del tipo e dalle cifre. Mi sarebbero rimasti 8  € per gli eventuali. OGay! Troveremo il modo di trovare un compagno (di bisboccia)! La domenica non sarà un problema... Le ciliege saranno una dolce sorpresa a.. conclusione! Anzi, c'è già il golosone  chi si è annunciato. "Maxorso" che non ha avuto problemi con il mio sacchetto...

Sulla via del ritorno, mi son trovato con in mano un capiente sacchetto verde chiaro dalla scritta
Questo sacchetto è biodegradabile in tempi lunghi
"Questo shopper è  prodotto con additivo secondo direttiva C.E. 94/62" 
(Tartaruga dal muso sorridente)
Non è raccomandato
per l'utilizzo come contenitore
della frazione umida nella
raccolta differenziata dei rifiuti.
NON E' UN SACCHETTO COMPOSTABILE.
 
 
Questo sacchetto non trovava posto nel mio zainetto, così ché ogni tanto potevo allungare al mano e... servirmi.
Se andiamo avanti di questo passo, nessun problema per lo smaltimento delle ciliege!
Al boschetto con panchine in riva al lago, tradizionale pausa tornando da Ponte Tresa, contenti di aver superato il tratto di strada trafficato, questa volta senza la vettura che mi suona il clacson alle spalle ed una voce che non sempre riconosco che mi invita a salire per l'ultimo chilometro...
Questa volta, nemmeno nuovi acquisti di libri e pertanto nulla da liberare dalla plastica  e cartoni vari da mettere nel cestino pubblico (un ingombro di meno a casa), non quello per i cani (che mi ricorda quache cosa)... niente primo sguardo alle copertine e letture delle prefazioni...
Il farmacista mi aveva procurato l'Eugenolo con tanto di certificato analitico e pure scovato nei suoi scaffali del carbone attivo in polvere: ho pertanto dato uno sguardo nel sacchetto della farmacia... il carbone attivo aveva una data di scadenza nei prossimi mesi ma non credo che questo sarà un problema  (sulla data di scadenza in generale, ci sarebbe molto da dire...).
La mia sete di lettura, nutrita dall'abitudine associata al luogo e la panchina, mi ha portato alla scritta del sacchetto delle ciliege. L'avevo visto ma non letto. Ora lo rileggo e la parola chiave  Raccolta differenziata dei rifiuti agisce da grilletto...
E mi sono detto:
Possibile che in questi tre mesi abbondanti non mi sia posto esplicitamente il problema dell'eliminazione del "mio sacchetto" nell'ambito della gestione dei rifiuti domestici? Non mi pare che vi siano stati accenni da una qualche parte su questa problematica. Tutto perfettamente biodegradabile? Non direi. I materiali della sacca, ne dubito. Il contenuto, sicuramente. Fin tanto che utilizzavo la sacca con l'apertura di scarico, sapevo che il contenuto doveva logicamente finire nella rete fognaria (io avevo optato per la via del lavandino invece della toilette - più che per altro per comodità). Ma il sacchetto vero e proprio, una volta usato? Plastica, rifiuto umido?
Le istruzioni per l'uso, al capitolo Rimozione sacche usate si dice in dettaglio (versione italiana):
Per rimuovere le sacche dalla pelle, usare le due mani. Con la prima trattenere la cute, mentre con la seconda si dovrà rimuovere delicatamente la placca. Il contenuto della sacca andrà gettato nella toilet. Mentre la placca e sacca andranno gettate nel cestino. Mai gettare la sacca e la placca nella toilet.
Le versioni francese e tedesche e inglese sono più dettagliate e precise con qualche piccola variante (inglese):
Videz la poche dans une toilette. Rincez la poche si nécessaire, mettez-la dans un sachet à déchets et ensuite à la poubelle. !! Ne jettez jamais la poche remplie à la toilette.
Esattamente la stessa cosa in tedesco:
Entleeren Sie den Beutel in eine Toilette,. Spülen Sie den Beutel gegebenenfalls aus und wickeln Sie ihn in einen Entsorgungsbeutel, bevor Sie ihn in den Mülleimer tun. !! Werfen Sie nie  den benutzten Beutel vollständig in die Toilette!!
 
L'inglese ci riserva una ulteriore variante:
Empty the contents of the pouch into the toilet.  Rinse the pouch and wrap in newspaper or a plastic bag before placing in the dustbin. !! Never flush the old pouch down the toilet!!
Sul fondo della scatola, una serie di simboli da interpretare adeguatamente:

Il punto verde (der grüne Punkt) senza significato concreto; quello del Riciclo?

 

Un'ultima osservazione sul "Filtro": secondo le istruzioni, le sacche da colostomia e ileostomia sono corredate da un filtro, attraverso il quale i gas vengono deodorati. Se il flusso di ventilazione fosse troppo modesto la sacca potrebbe gonfiarsi. In questo caso si consiglia di aumentare il foro di ventilazione.

Ma come gestire il materiale da spazzatura, ovvero cestino/poubelle/Mülleimer/dustbin secondo le regole della separazione dei rifiuti? Le sacche usate e poi ripulite (che vuol dire?) potrebbero essere riconsegnate alla ditta per il/un riciclo del genere "Punto verde"?

Devo ammettere che non me ne ero preoccupato troppo...
Francamente pensavo che la prassi di Ivan e Francesco consistente nel riporre le sacche con il materiale fecale direttamente nei sacchetti neri forniti che poi venivano eliminati con la spazzatura domestica (una volta alla settimana a 0,40 CHF al chilogrammo, 1 chilo circa a settimana) fosse la regola.
Non avevo mai letto le istruzioni d'uso annesse nella scatole di Stomocur e pertanto non mi  ero reso conto che vi si indicava la via di eliminare nella toilette il materiale fecale, risciacquare ed eliminare le sacche svuotate  nella "spazzatura" dopo averle riposte nei sacchetti neri.
La soluzione utilizzata da Ivan e Francesco e da me ripresa era sicuramente più comoda e più "igienica" in quanto c'era molto meno contatto con gli escrementi, la cui manipolazione generava parecchi odori molesti in quantità maggiori del sistema "semplificato". Allora era ancora decisamente fresco in bagno e pertanto i sacchetti si "conservavano" bene. Certo che i sacchetti, specie d'estate, non sono poi così perfettamente stagni e un po' di odore si sente anche ventilando bene il bagno. L'idea di disfarsi al più presto degli escrementi mi pare abbia una sua logica che viene comunque messa in discussione dal poco elegante modo pratico di farlo.  Anche lo risciaquare la sacca con acqua corrente nel lavandino in modo pulito non è di facile esecuzione... e ripulire le sacche, a che scopo? Un riciclo?
Visto e considerati i pro ed  i contra, mi pare che una gestione degli escrementi in toto con la sacca sia il male minore. Forse usando più sacchetti neri (forniti in grande sovrabbondanza per un uso 1:1), uno nell'altro per meglio isolare il contenuto. Poi, con il caldo, basterebbe aumentare la frequenza del rinnovo del cestino dei rifiuti.    

Comunque, ho fatto una piccola inchiesta presso swissrecycling.ch usando la loro form:

Domanda: 15.06.2014 Risposta: (strafalcioni linguistici compresi) 18.06.2014
Situazione riguardo ai sacchetti per le colostomie, svuotati dal contenuto fecale e da gettare secondo le istruzioni nella spazzatura /Ita=Cestino; FRA=Poubelle; De=Mülleimer; En=Dustbin).
Articoli di orogone DE dotati di Der Grüne Punkt e Ciclo con tre frecce + CE
Nessuna istruzione per raccolta differenziata in CH
Problema quantitativamente non indifferente per le persone anziane con stoma, anche se tabù
Che fare? Com'è regolata la questione?
Grazie!
dr.ing Bruno Ferrini (vecchio ambientalista annata 1938)
Malheureusement je parle pas l'italien, donc je vous donne la réponse en français en espérant que vous-le comprenez.
En Suisse il n'y a pas un système de collecte pour les sacs des matières fécales. Donc il faut les mettre au poubelle.
Merci pour votre comprehension.
Meuilleures salutations,
Anita Leuthold
PS. Notre nouveau magazine
http://www.swissrecycling.ch/fileadmin/rd/pdf/Wissen/Newsletter_und_Magazin/Magazin-SR-2014-05-de.pdf est arrivé! Ateliers, enquête Swiss Recycling écobilans -informez-vous sans attendre sur les actualités de la branche di recyclage.

In internet, la problematica delle feci degli animali domestici trova, ovviamente, la dovuta considerazione. Ma anche in questo campo, di rilevanza incomparabile rispetto al problema in discussione, le soluzioni perfettamente ortodosse per la raccolta differenziata lasciano a desiderare.... (anche se poi tutta la problematica è lontana da soluzioni congrue... Patti chiari (TSI) se n'è occupato il 20.02.2012 e il 16.05.2014)

 

Oramai l'addio al sacchetto si stà concretizzando... in uno scenario assolutamente inprevisto:

Una forma di lutto per l'ablazione dello stoma, poi le contestazioni con gli anestesisti... determinante, oltre tutto, la fiducia sorretta da una grande simpatia per il chirurgo che, vox populi, se la merita!

Il prossimo capitolo sarà il soggiorno all'ospedale per l'intervento con l'applicazione del progetto ERAS (Enhanced Recovery After Surgery). Punto critico, la gestione del dolore.

Vedremo!

http://www.rivista-rmh.ch/articolo.php?id=479  http://www.rivista-rmh.ch/articolo.php?id=480  Consenso informato e presunto

 

http://www.rivista-rmh.ch/articolo.php?id=309 Consento informato

http://www.rivista-rmh.ch/articolo.php?id=219 contenzioni anziani

http://www.rivista-rmh.ch/articolo.php?id=297 Nudità

http://www.rivista-rmh.ch/articolo.php?id=255 Privacy intimità

http://www.rivista-rmh.ch/articolo.php?id=171 Olfatto

http://www.rivista-rmh.ch/articolo.php?id=399 Messaggi del nostro corpo

 

http://www.asiticino.ch/uploads/media/Settembre_2009.pdf C treter

 

http://m4.ti.ch/dss/dsp/upvs/dati-studi-e-pubblicazioni/studi-e-inchieste/diritti-dei-pazienti-e-accesso-alle-cure/

Domenighetti:  http://www.pensiero.it/continuing/caffe/domenighetti.htm