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In tutta urgenza, al pronto soccorso si deve pur sempre aspettare il proprio turno.

 

 

Ho abbandonato l'appartamento precipitosamente, con indosso ancora i vestiti di sabato sera, calzini rossi e t-shirt abbastanza evocatrice di Gilbert and George.

Unica preoccupazione, i documenti per la cassa malati ed il tablet per potermi collegare con il mondo tramite WiFi, nel caso abbastanza probabile che venissi trattenuto in ospedale. Altre cose, pesante zavorra! Niente trousse con pettine, spazzolino da denti e dentifricio, deodorante ascellare, ecc. ecc. Niente ricambi di biancheria. Ho rimesso le scarpe più facili da calzare, senza dovermi piegare.... Un giaccone pesante visto il clima rigido, con il doppio delle chiavi dell'appartamento da lasciare per ogni evenienza al personale del centro. Lenta discesa dalle ripide scale di casa verso il portone dove c'era Giorgio, in funzione di autista, ad aspettarmi.

Alle 15:15 arrivo in pronto soccorso con l'auto del centro: non avevo mai notato così tante irregolarità nei nostri campi stradali... ogni lieve scossa si rifletteva nel basso ventre sotto l'ombelico. Nel frattempo la dottoressa Armani aveva inviato un suo foglio di accompagnamento. Rapidissime formalità di entrata. Bollino rosso e preghiera di aspettare il mio turno su una sedia del corridoio, non senza avermi chiesto di descrivere i miei dolori con una scala di valori dallo zero al dieci....

 

La domanda poteva essere interpretata anche filosoficamente....

Cosa avrei dovuto rispondere?

Trovavo la domanda, ripetuta più volte nel corso dell'attesa, perlomeno di difficile risposta se non fuorviante ed estremamente soggettiva. Il filosofo e matematico (gay) Wittgenstein criticando il solipsismo se ne era già occupato, affermando l'assoluta impossibilità di comunicare al mondo circostante la personale sensazione provata con il dolore ed espressa dalla percezione di sintomi.
Sullo zero, al di sotto del limite soggettivo di sensibilità, si poteva convenire corrispondesse alla risposta soggettiva 'non sento alcun male'.... ma la scala dall'uno al dieci.... (lineare? logaritmica?) Ero comunque ancora abbastanza in grado di fare questo genere di considerazioni, ma era chiaro che la domanda faceva parte di un protocollo talmente ben radicato, autorevole ed indiscutibile che, superato l'attimo di perplessità, ho deciso di non voler esagerare: un dieci corrispondeva ad un fuori scala (una sorta di impossibile equivalente ad un insopportabile e pertanto incredibile ed inimmaginabile 'infinito' ) pertanto fuori discussione, anche se lo proponevano nella domanda; un metà strada lineare tra niente e insopportabile semplificato dal valore cinque mi pareva non corrispondesse a quanto percepivo; mi sono deciso per il valore otto come arrotondamento del sette virgola cinque,valore medio tra cinque e dieci.

Comunque mi pareva una cifra già cospiqua che avrebbe dovuto essere interpretata come importante.

Invece le cose andarono diversamente: dopo esattamente lunghissime quattro ore ed una serie di bicchieri d'acqua che Giorgio ebbe l'accortezza di farmi bere, dopo aver visto innumerevoli pazienti in arrivo su autoambulanze, direttamente passare 'oltre', venni fatto accomodare in una delle aree di primo intervento.

Finalmente!

Una gentile infermiera si prese cura di misurarmi pressione, polso, temperatura timpanica... 39 gradi e!!! Una dottoressa dal piglio severo iniziò a palparmi senza troppi complimenti il basso ventre, ma non fu necessario chiedermi di valutare il dolore sulla scorta della scala numerica: sotto l'ombelico ero 'fuori scala' e sopra poco meno. Rendendomi perfettamente conto di reagire in modo incontrollato alle sollecitazioni dell'esaminatrice, non ho potuto fare altro che scusarmi dicendole: 'faccia pure il suo lavoro!”
Si decise di farmi subito una TAC con contrasto.
Spogliato dai miei abiti sporchi di escrementi, avevo ancora indosso i calzini rossi inaugurati tre giorni prima ed impossibili da togliere senza ripiegarsi..., il tutto, t-shirt di Gilbert e George compreso, messo in un capiente sacco di polietilene riciclato dalla dicitura 'non gettare - vestiti‘, mi trovai con la classica e linda camiciuola ospedaliera non senza aver consegnato in un contenitore le mie due protesi dentarie.
Nel frattempo avevo anche ricevuto il mio bracciale con codice di identificazione a barra.
Trasporto alla sezione di radiologia sul lettino, passando tra i visitatori dell'ospedale che facevano finta di ignorarmi. Ascensore.
Davanti alla TAC, mi vien chiesto se mangio pesce....
Sentito che ne mangiavo, mi disse che avrei percepito un po' di caldo...
A relativa mia domanda, venni sapere che avrei ricevuto un contrasto allo iodio per vedere meglio il colon. Capii la domanda "ittica" che si riferiva evidentemente a quelli di mare, ricchi in iodio....
Scansione eseguita in un attimo, rientro in pronto soccorso e annuncio dell'arrivo dello specialista per la diagnosi radiologica.
Pochi momenti dopo, gli avvenimenti si accavallarono facendomi capire che la situazione era più che seria.. Un anestesista mi chiese se avevo particolari allergie, la dottoressa arcigna mi annunciò uno strappo nell'intestino. Domanda: “Un clistere?” - Avrei voluto dire "Proctoclastia" analogamente a "Iconoclastia", ma dubitai che si  avrebbe capito... un "mi hanno fottuto" sarebbe stato troppo generico (la verità è la più difficile ad essere creduta) e pertanto risposi con un banale: “Mettiamola così!”.

http://www.rainbowsauce.com/freegraphics/images/pridebuttons11.jpg 

Per proctologhi esperti di 'culi', gli unusuali calzini rossi sarebbero stati un'indicazione abbastanza illuminante... di pratiche FF tra maschi, sull'onda del Sesso Sicuro propagato nell'ambito AIDS.
Anche se, sulla scorta di racconti di “bi”, anche tra etero, il FF non essendo raro, la pratica non doveva essere poi così aliena....
La maglietta con i 4 pugni dal significato esplicito era oramai nel sacco dei vestiti e non poteva pertanto essere più rivelatrice dei calzini “leather hanky code” rossi, un codice che pure molti gay delle nostre parti non conoscono affatto e che a volte usano inconsciamente creando (s)piacevoli contrattempi...
Il classico movie “Cruising (1980)”, con Al Pacino, agente undercover Steve Burns. non l'hanno visto?
Per saperne di più sui Hankycode...
La dottoressa mi annunciò che dovevo essere immediatamente operato.
Mi vennero presentati i soliti fogli del consenso informato da sottoscrivere prima di un intervento:
firmando ho detto chiaro e tondo che seppur firmando, lo facevo convinto che non l'avrei mai fatto in vita mia....
Un'altra occasione per polemizzare.... ma anche per rendermi conto della validità del detto "mai dire mai".