Non mancheranno, nella gestione del Sanctuarium,  motivazioni pratiche, leggasi anche finanziarie, avendo le risorse di von Mayer subito duri contraccolpi. Dopo il fallimento delle elaborate trattative con Eisenach (1926, per Elisarion , un intrigo degli ebrei) che indusse a trovare una seppur provvisoria soluzione nei dintorni di Muralto, si continuarono le trattative con Stoccarda, Wiesbaden, Darmstadt, Berlino e Meissen. Quale ultima ratio (ne testimoniano più $ documenti)  si tenterà anche la carta di un'ospitalità ideologica del terzo Reich sottovalutando il rischio di eventualmente venir messi alla gogna (seppur in ottima compagnia) dal regime quale "Entartete Kunst" (Arte degenerata). Evidentemente, a sud delle alpi non era possibile farsi un'idea dell' $ atmosfera artistica che regnava a Berlino durante il terzo Reich: il tenore fondamentale verteva ad una rappresentazione "virile" della mascolinità in netto contrasto con l'estetica perseguita da Elisarion.

Molti gli opusculi e prospetti  che verranno pubblicati a sostegno della visibilità (propaganda: un esempio) della struttura (Hausprospekte, brochure della casa), in particolare il corposo Dieci anni Santuario d'Arte Elisarion 1927 -1937 (44 pagine, 3 ill.) con le Testimonianze dei visitatori (per un estratto, cfr. $ la pubblicazione di Mandozzi). Il geograficamente vicinissimo Monte Verità con la collezione del barone von der Heydt aperta al pubblico di turisti era molto probabilmente percepito dai gestori di Minusio come un elemento di seria concorrenza nell'offerta locale per gli ospiti interessati alle arti che trovavano ad Ascona anche il teatro San Materno di Charlotte Bara.  Tre templi dedicati alle espressioni artistiche concentrati in un esiguo territorio. Dei due templi dell'arte, quello di Ascona era, per i suoi contenuti,  incomparabilmente più attrattivo di quello di Minusio. Da quanto è dato sapere, Elisarion ignorò completamente le strutture asconesi: il fiume Maggia tradizionale confine  campanilistico tra il locarnese ed Ascona segnò anche in questo caso le attitudini locali.

 

Il Chiaro Mondo, com'era? 

L'eredità fotografica  (Fondo Fotografico Elisarion) del Comune di Minusio testimonia l'atmosfera creata dall'arredo vigente nel Santuario  con una grave limitazione: l'assenza del colore che sicuramente doveva aver fatto gran parte della scenografia messa in opera per accompagnare il visitatore nel suo pellegrinaggio. Gli effetti cromatici ottenuti sia dagli oggetti stessi (i dipinti) che dal loro contesto ottenuto dall'arredo devono essere stati di estrema importanza. Anche una raffinata l'illuminazione ha sicuramente contribuito a creare  rapporti nelle percezioni che per motivi fisiologici rispondono con modalità niente affatto assolute ma seguono meccanismi ben espressi nella fisica acustica che soggiace alla musica: le melodie sono riconoscibili indipendentemente dalle frequenze assolute  e dai timbri dei singoli suoni che le compongono, ma bensì dai rapporti delle frequenze. Se questo vale per la fruizione musicale, altrettanto lo è per i colori ed altre "proporzioni" fondamentali. La presenza di rosoni con vetri colorati che filtravano la luce naturale esterna e quelle di lampade artificiali dotate di abat-jour ad hoc devono essere state determinanti nella loro modulazione e sfuggono alla loro registrazione monocromatica rappresentata dalle fotografie del lascito.

Sulla scorta delle suggestive fotografie a testimonianza degli interni del Santuario, non possiamo pertanto che  immaginare l'effetto cromatico  della presenza dei tappeti (d'altronde rappresentati in molti dipinti e nel polittico) o delle decorazioni supplementari di $ Silvio Baccaglio.

 

 

 

   
   

  (Le autocromie si presentano con l'anomalia citata con un'eccezione)

Nel citato fondo esistono una dozzina di  lastre in autocromia che riproducono a colori il Chiaro Mondo con i limiti tecnici della fotografia a colori del tempo (Brevetto Lumière del 1907, lastre di vetro, in più formati), anche se danno un'idea di come doveva essere stato il Chiaro Mondo a Muralto. Da notare che la maggior parte di queste lastre a colori é stata erroneamente presentata nel sito del Comune di Minusio  invertendone ripetutamente i lati. Esistono anche alcune lastre Dia o Negativi del Chiaro Mondo presentanti la medesima caratteristica che ho potuto riscontrare anche  per altri dipinti. Nel caso del polittico, l'effetto disturba particolarmente in quanto la disposizione del dipinto era concepita da essere osservata naturalmente da sinistra verso destra come il movimento del sole da occidente a oriente. L'inversione del senso di lettura corrisponde all'ascolto di una melodia musicale nell'altro senso, l'inversione del senso di lettura di una parola: se ne mantengono le proporzioni tra gli elementi ma se ne nasconde il significato, la semantica.  (La spiegazione che si sia trattata di una contingenza puramente tecnica,  pertanto sfuggita, è  contraddetta da altre immagini a colori riprodotte correttamente). Le riprese in b/n dei singoli elementi del polittico ne dimostrano, grazie alle loro caratteristiche tecniche, la dinamica luminosa delle scene originali andata persa con il tempo. (Incomprensibili le erronee presentazioni sfuggite al controllo di chi doveva ben conoscere gli originali.)

 

 

 

  (Prospetto)

  (L'autocromia si presenta con l'anomalia citata.)

Una immagine (probabilmente la stessa presente nel fondo fotografico) in b/n della scena Davanti alla roccia della Luce è stata usata da Elisarion come illustrazione per  il prospetto con i versi  " Hart ist die Wirrwelt. der wir noch gehören, ..." (Un altro prospetto: cfr. oltre)

Nel comodato a Spazio Gay c'erano anche delle riproduzioni come dipinti di scene dal Chiaro Mondo (Studi preliminari? o "copie" successive?) ) eseguiti in piccolo formato da Elisarion che avevamo fotografato:

 

Studio? - Elisarion.ch - Video Esplorazione 2000

Un esempio, il gruppo del Soladino (altra denominazione per "Davanti alla roccia della Luce") di cui presentiamo un dettaglio che permette di avere un'idea cromatica dell'originale polittico ormai dilavato dal tempo e dalle vicissitudini (scena 14).

Altro tema che spicca per la sua intrinseca cromaticità: le farfalle, accuratamente rappresentate dall'autore, che tanta perplessità avevano indotto nei visitatori del racconto di Tucholsky.

 

Le due stampe che presentiamo (dal comodato a Spazio Gay e trasformate in pdf dopo scansione nel 2002) erano probabilmente messe in vendita quale ricordo della visita al Sanctuarium.

    Prima del 1927
   Basilea 1979
    Mandozzi (1996)
   Elsarion.ch
 

Notevoli le due ottime, nitidissime stampe.  Senza indicazioni esplicite di chi e quando ne abbia curato tecnicamente l'eccellente produzione, probabilmente il massimo delle possibilità dell'arte tipografica di allora per le disponibilità finanziarie dell'autore del dipinto. Riprese avvenute  prima della  trasferta dal luogo di creazione al Sanctuarium di Minusio (vedasi la localizzazione di Locarno-Muralto a margine della riproduzione) per essere presentate a "sezioni" singole in attesa di poter venir assemblate per la presentazione nella Rotonda.

   

Quasi sicuramente "fedeli" le  riproduzioni a colori  del Girotondo e della Festa nella vallata probabilmente (?) delle quadricromie ottenute con fotografie b/n filtrate in funzione degli inchiostri utilizzati per la stampa a colori. Colori riprodotti sulla scorta di stampe di prova fino a piena soddisfazione di Elisarion.  Riprese  "piatte" e pertanto più facilmente fotografabili  (minori deformazioni prospettiche) che nella curvatura panoramica. 

 

Due  lastre di vetro del fondo digitalizzato nel 2011 (F-Evk-Elisar-PLAQUE-NEG-0221/2) datate (1915-1927) riproducono dovutamente con grande contrasto  in b/n lo stato originale de il Girotondo al mare e della  Festa nella vallata.

 La riproduzione di un così vasto dipinto non risponde comunque alle percezioni prospettiche e all'ampiezza angolare della visione dell'osservatore in situ.

Nel catalogo dell'esposizione alla Kunsthalle Basilea 1979 vien presentata una riproduzione completa in b/n pancromatico del panorama (piatto?) ad opera del fotografo berlinese Reihard Friedrich possibilmente, abitudine  comune, ritoccata: difficile sapere se alcuni toni di grigio non siano stati influenzati nelle riprese. Sensibile il cambio di tonalità tra i due pannelli  con la palma in primo piano. Ne presentiamo un ritaglio con la scena della stampa ed i difetti d'impaginazione nel catalogo.

Nella versione a colori del polittico presentata sommariamente dal $ Mandozzi nella sua descrizione se ne ammette la difficoltà di rappresentazione ( ma anche di combinazione delle singole riprese al Monte Verità, probabilmente a cura di Claudio Berger e di qualità complessiva incomparabilmente inferiore alle altre ottime immagini presenti nella pubblicazione): "Impresa assi difficile... L'unico modo per poter ammirare l'opera è quella di recarsi di persona al Museo Monte Verità di Ascona". L'empatia (o forse l'indifferenza)  nei confronti del soggetto da parte del  fotografo (curatore del Centro Elisarion) è spesso riflessa nei risultati del suo lavoro... honi soit qui mal y pense!

Il sito Elisarion.ch ne esibisce tre versioni a colori (Dipinto circolare piccolo,   di misura mediana, e di misura grande) che dimostrano indirettamente l'alta qualità delle dimenticate stampe eseguite almeno tre quarti di secolo prima e l'incomparabile stato originale dei colori ed i dettagli (il prato e lo stagno) del dipinto che lo avvicinano ai classici della pittura nordica,  al di là di eventuali ritocchi fotografici che ne hanno possibilmente messo in risalto i lineamenti dei corpi e riunito singoli pannelli. Evidente uno schiarimento dei toni più scuri delle riprese più datate, sia dal colpo d'occhio del girotondo che dai dettagli della festa (i boschi autunnali). Il nero corvino di alcune capigliature si è invece conservato nel tempo.(uso di altri pigmenti più stabili? carbone?).

Sulla fedeltà dei colori delle stampe pochi i dubbi, visto che rappresentano quelle vibrazioni tanto care a von Kupffer che non ne avrebbe sicuramente permesso la messa in circolazione se non fossero state di sua soddisfazione; il Chiaro Mondo non poteva essere cromaticamente l'emaciato e dilavato paesaggio dell'attuale suo stato.  Queste stampe dovrebbe essere preso in considerazione dai restauratori nel caso si volessero superare i limiti di un intervento puramente conservativo. Ad ogni modo, è fuori ogni dubbio che l'impatto mozzafiato dei colori originali doveva essere incomparabile con quello fruibile attualmente, impallidito al tempo e vicissitudini

 

 

 

Un attento confronto tra la prima riproduzione e le successive mostra per il secondo personaggio del girotondo un ridimensionamento della capigliatura originale  e l'aggiunta di una farfalla quale dimostrazione di interventi di dettaglio che Elisarion deve aver intrapreso nel frattempo. Il colore della capigliatura potrebbe essere la conseguenza del degrado cromatico comunque e frequentemente presente. Anche il colore della capigliatura appare decisamente scolorito dal tempo.

I coloriti dei corpi dei personaggi del Chiaro Mondo risultano abbastanza uniformi ma subiscono  modulazioni nella percezione dovute essenzialmente dal contesto cromatico dato dagli sfondi delle loro ambientazioni. Elisarion, come lo spiega parlando di Gino,  necessitava di modelli per poterne studiare la loro percezione nel contesto cromatico dei paesaggi, cosa non possibile con la fotografia in b/n del seppur bravissimo fotografo che era il von Mayer. Pertanto gli sfondi del polittico assumono un'altrettanto grande importanza che i personaggi.

Andando a rivedere le pubblicazioni che riproducono opere di Elisarion. abbiamo scoperto che deve esistere altro materiale fotografico non preso in considerazione nel legato fotografico di Elisarion,  in particolare quanto riprodotto in Beuderely. Un ricupero delle fotografie eseguite negli anni '70 circa potrebbe essere di estrema utilità per i restauri progettati per il Monte Verità. La traccia ha dato i suoi frutti!