Le famiglie von Kupffer e von Mayer:

L'autobiografia di Elisàr von Kupffer "Aus einem wahrhaften Leben" (AmwL) ($ Da un verace vita, pubblicata postuma a Minusio nel 1943 e presente nell'archivio cantonale ticinese, disponibile per tramite del Sistema Bibliotecario Ticinese www.sbt.ti.ch) è una dettagliata descrizione-diario che racconta, corredandola di commenti per i posteri,  il divenire dell'autore fino al suo arrivo a Firenze. Nell'ulteriore capitolo  "Der Weg der Liebe" (Il sentiero dell'amore) l'autore confida con sorprendente lucidità la sua vita affettiva prima e dopo. Il volume di fitte 326 pagine inizia con un capitolo-prefazione dal titolo "Verità o immaginazione?" (Wahrheit oder Dichtung? pp.1-3, AewL)  nel quale si insiste

sulla sincerità della sua vita e sulla necessità di chiarirne molti aspetti a scanso dei molti equivoci che gli hanno inimicato un mondo di rose e spine alieno nella sua via di martire araldo e combattente con una verità da divulgare, una missione da compiere

Alle sue origini, von Kupffer dedica i capitoli introduttivi  "Sul meridiano di Delos", "Eredità materna normanna", "Dalla spirituale stirpe paterna", "Tipo Baltico", "Gli ultimi cento anni del mio ramo", "Motti della mia vita", "Nascita, sacrificio della gioia", "Bambino, nel mondo del caos", introducendo  il lettore ad una sorta di anamnesi preliminare.

Animated flag of Estonia 

Coat of arms of Estonia

 

Si presumono conoscenze geografiche e storiche dei paesi Baltici che solitamente vengono unicamente sfiorate seppur indispensabili per la comprensione dei personaggi.

 

(Auf dem Meridian von Delos, pp.4-5 AmwL) Alla longitudine di Stoccolma da cui è separata da un braccio del mar Baltico equidistante da San Pietroburgo e sul meridiano  di Helsinki e di  Delos, l'isola di Apollo, Tallin (Reval) è importante porto che apre verso la Svezia e  la Russia. Un paesaggio matrice del carattere dell'autore.

(1887)

Nel fondo fotografico Elisarion del Comune di Minusio vi sono immagini riferibili a Reval (riproduzioni di dipinti del giovanissimo von Kupffer)

  (1929 -30 Minusio)

   Madonna di Natale (dal Comodato presso Spazio Gay. Dov'è finito?)

(Normannisches Muttererbe, pp. 5-8 AmwL) La madre di origini normanne, ritratta quale madonna di Natale con in braccio un Elisàr bambino, (ai tempi esposta nel Sanctuarium Artis di Minusio) era di origine svedese, forse con un tocco scozzese. Elisàr la descrive come una donna eccezionale quale madre particolarmente attenta alla sensibilità del figlio, moglie esemplare  ed estremamente ospitale verso tutti. Fisicamente, il naso, la fronte, gli occhi e la forma del viso del figlio dovevano di molto assomigliare alla genitrice. Anche i nonni materni di origine svedese vengono ricordati con affetto. Al padre vengono invece attribuiti  i vivaci interessi intellettuali, accompagnato dalla nonna Friedericke donna dai tratti e caratteri dal temperamento romanico o greco testimoniati dal suo viso classico, la capigliatura scura di evidente origine mediterranea. Alla ricerca dei propri avi, Elisàr cita un riformatore della Sassonia. Le più prossime origini baltiche con sangue polacco sarebbero responsabili per la sua gioia vitale. Le famiglie di Pastori vivevano nello spirito  liberale dell' "Ancien Regime" ben diverso dai tedeschi settentrionali. Tra i signori vigeva l'abitudine di sostenere le proprie convinzioni poco importa cosa ne pensassero i vicini. Il baltico-tedesco era un aristocratico nel buon senso del termine che viveva senza paure, con la sua personalità, i suoi credi anche in un ambiente poco propenso ad apprezzare la loro decisamente superiore cultura.

(Baltische Art, pp, 10-14 AmwL) Al rimprovero, proveniente da paesi democratici  o disciplinati dalla burocratizzazione, di una prevalente  altezzosità dei Balti,   Elisàr la giustifica dall'autoconsiderazione, una naturale fierezza di chi è abituato ad affermare una cultura  in un mondo poco avvezzo, caratteristico delle colonie quali quelle inglesi  nei confronti delle razze indiane o africane, per non parlare degli americani con gli indiani ed i neri. Ridicoli questi democratici che vogliono dare lezioni. Che sia detto: tra i Balti, non fu mai costume il "linciaggio" (ovvero l'omicidio tollerato di razze inferiori) come lo è nella democrazia degli Stati Uniti.

Da bambino, prima che la sovranità baltica ricevesse il colpo di grazia con l'imperatore Alessandro III nel 1884, ne ricorda i privilegi della lingua, diritto e religione. Ricorda ancora come i contadini si inchinavano nel saluto davanti ai miei genitori anche se la servitù della gleba era scomparsa dal Baltico nel 1819 ben prima che in Russia (1862). In Prussia e Bavaria nel 1808, in Austria che nel 1849! A dimostrazione dell'incongruenza di chi sostiene che i baltici tedeschi  siano dei reazionari. "Ho sempre espresso i miei ordini al personale con estrema cortesia ed altrettanto nel  rigraziarli, per esempio, dopo la messa a disposizione di carrozza e cavalli. Non da tutti.

Ancora nel 1930, nella vecchia  democrazia Svizzera, una cuoca se ne lamentò. Un casserolier del Canton Lucerna,  mi raccontò  che il cuoco dell'albergo riteneva indegno sedersi alla sua stessa tavola. Ho visto nobili consumare pasti assieme alla servitù. E ci sarebbe la democrazia! I principi tedeschi di altri tempi erano più cortesi e modesti di molti demo- e plutocrati. Per non parlare di signori plutocrati o democratici che entravano nel mio tempio mani in tasca e fischiettando, per raccontar di gente semplice  ai quali si doveva far richiesta di togliersi il berretto. Ma in Svizzera ho anche conosciuto signori da "noblesse oblige", veri nobili, veri aristocratici.

Chi, pieno di alterigia, maltratta poveri o senza titolo non è un aristocratico e poco importa che sia conte, barone, patrizio o onorevole Consigliere Nazionale o commissario del popolo. Dei Balti, rispetto ad altri, posso aggiungere che erano ben lontani dall'ossequiosità della burocrazia, dei funzionari e  le loro le abitudini  di corte;   non importavano proprio per la signorilità delle maggior parte dei baltici tedeschi. Anche i distintivi di ordini quali quelli militari o diplomatici di casa baltica erano di origine straniera senza che se ne incolpasse pertanto il possesso quasi fosse un tradimento della patria, cosa che, sorprendentemente, ho invece constatato in Svizzera. Da noi, queste onorificenze straniere non comportavano questi pericoli proprio per il senso di sicurezza in se  che ci caratterizzava allontanandoci, già  bambini, da ogni servilità. Questo era lo spirito Baltico dei miei avi e dal quale son cresciuto.

Il titolo nobiliare ereditario e lo stemma di famiglia con il cuore e le due croci conferiti nel 1823 a Carl Heinrich (1788-1838)  bisnonno  di Elisarion.

(Das letzte Jahrhundert meines Zweiges, pp. 14-17, AmwL). Nel parentado del secolo che lo aveva preceduto, buon sangue non mente, Elisàr ravvede personaggi che rivivrà nel suo carattere:

il prozio Alfred (1807-1845) Pastore,  considerato localmente quasi un santo, la sua memoria sparirà con l'arrivo dei bolscevichi. Morirà da celibe al servizio della fede benché avesse profondamente amato mia nonna paterna Friderike che  sposerà il fratello Carl-Heinrich (1788-1838) di cui diventerò pronipote. Onorato ed apprezzato quale accademico universitario di Kiew, verrà insignito della nobiltà ereditaria, riconfermata dall'imperatore Alessandro. Il nonno ebbe tre figli (un generale ai servizi dell'impero, un teologo che morì da giovane per tubercolosi e mio padre). Il teologo, stando a quanto mi raccontò mia nonna, doveva assomigliarmi parecchio nel suo animo  generoso. La bella vedova, strane coincidenze avendo amato il futuro cognato, si unirà ad un moscovita e sparirà da novantenne nella rivoluzione bolscevica. Tra i discendenti cugini, solo maschi, cosa rara al Nord. Con i fratelli di mio nonno, il prozio Ludwig, ricco e benestante (cosa inusitata in famiglia piuttosto indirizzata allo spirituale ed ascetico)  banchiere a Mosca e proconsole a Francoforte sul Meno, e Adolf Theodor (1799-1865) fisico  e meteorologo di rilievo citato dal Larousse e dal Meyers Lexikon. Altra persona buona come il pane, contrariamente a sua moglie nata Maedonald.

Il figlio Hugo von Kupffer (1863-1929) diventerà un noto redattore di successo della diffusissima "Berliner Lokalanzeige" facendosi paladino di una destra filomonarchica. Rispettato uomo d'affari, più che redattore, non mancò di  esprimere nei miei confronti il più becero "antinepotismo" in un contrasto tra il suo realismo ed il mio idealismo facendone della nostra parentela, contrariamente all'opinione corrente, uno dei cardini delle mie difficoltà berlinesi che incontrerò nel 1899. Con gli anni, tardivamente, si ricrederà. Il  mio nome "Elisarion" si affermerà con il Clarismo ed entrerà nel Lexikon von Meyer e nel Grossen Brockhaus (1931-1932) come pure nella enciclopedia " Religion in Geschichte und Gegenwart" (1929) , ma continuerò ad essere boicottato da parte della grande stampa per quanto riguarda il mio lavoro di una vita, il pensiero, la poesia, l'arte. Per quanto ancora?

(Die Wahlsprüche meines Lebens, pp. 18-19 AewL) Chiarito di che sorta fosse Elisàr von Kupffer, dove multiformi talenti ereditati dalla madre si sono incontrati con predisposizioni di carattere religioso, comprensione, ragione, energia e molto buon cuore, ma anche  confrontati con una salute delicata e  molte malattie che sollecitarono tutte le sue forze d'animo, l'autore afferma che nessuno, oltre che di se stesso, ha il diritto di raccontarsi nel caso abbia qualche cosa da dire. Esiste un falso pudore di tipo cinese come pure una specie di Mimikry dove l'autore nasconde la sua vita in una variopinta girandola di episodi con lo scopo di farsi apprezzare e tollerare dai suoi posteri. Poco democratico ?  Io sono eu-democratico, aristo-democratico, l'ho affermato già nel 1919. Per una libertà nobilitata. Altrimenti l'homo sapiens diventerà una scimmia sportiva.

Elisàr von Kupffer, nato in Estonia sotto il segno dell'Acquario, da una famiglia acculturata – il padre era medico con ambizioni scientifiche e filosofo dilettante – appartenente alla piccola nobiltà della minoranza tedesca, sempre in ansia per le sorti della grande e potente nazione vicina, la Russia zarista e più tardi bolscevica. Di salute malferma, il bambino avrà presto modo di sviluppare le sue doti riflessive di sognatore.

Dopo aver frequentato una parte del liceo nella vicina Reval, prosegue gli studi in giurisprudenza (che lascerà, non era molto affine agli studi accademici, a favore di studi artistici a Berlino) a San Pietroburgo dove incontra il diciottenne Eduard von Mayer (1873-1960). Elisàr von Kupffer dedica quattro pagine (Eine Fügung: Eduard von Mayer, pp 107-111, AewL Una coincidenza ) della sua autobiografia a  questo incontro, ospitato dalla sua famiglia a Pietroburgo.

Sapevo che tra le quattro figlie ed i tre figli c'era anche un ragazzo di più o meno la mia età: Eduard von Mayer che aveva da poco assolto l'esame di maturità. Il pensiero per questo giovane non mi era manco piacevole, in quanto avevo generalmente preoccupazioni nei confronti dei miei coetanei che ritenevo piuttosto retrogradi in rispetto ai miei interessi ma, ciò non di meno, che cercavo di assecondare nella loro vita superficiale. Ma anche Eduard non era da meno nei miei confronti. Era grande e biondo quanto me, ma gli occhi azzurri. Parlava correntemente il russo, viveva da cadetto in una famiglia dalla madre vedova agiata. I fratelli, discretamente,  non si lasciavano mancare nulla dalla vita.

Eduard von Mayer era nato ad Knalovo (?) nei pressi di San Pietroburgo, a circa 360 km ad est di Tallin. Originari del Braunschweig i suoi avi si trasferirono in Russia nel 1760: famiglia di medici, famiglia di gente piena d'ingegno, di coraggio e di bontà. Il bisnonno si era distinto  a Charkow nella Russia meridionale lottando contro la peste tanto da ottenere la nobiltà ereditaria dell'Ucraina; il nonno, chirurgo dello zar e direttore dell'ospedale civico di Pietroburgo, aveva seguito l'esempio paterno: e Karl, padre di Eduard, valente medico lui pure, si era dedicato in particolare alla cura delle malattie polmonari che ebbero una svolta con la scoperta del Bacillo di Koch e riuscì, attraverso mille difficoltà, a creare a Pietroburgo l'Ospedale Evangelico. Eduard sarà studente nelle facoltà scientifiche negli atenei di Berlino, Losanna, Monaco, Halle terminati nel 1897 con un dottorato in filosofia e una tesi sull'Estetica di Schopenhauer. I due, diventeranno inseparabili compagni fino alla morte.

Caratteri diversissimi e quasi antitetici: riflessivo, schivo, diligente, pacato, metodico, disinteressato, contemplativo, sommessamente tenace e fedele Eduard, fantasioso, irrequieto, egocentrico, creativo, esuberante ma fragile, si invaghiva di un giovinetto dopo l'altro, Elisàr. Eduard cresciuto in una famiglia dai rigidi principi, retta da una madre vedova autoritaria quasi una badessa, dove persino la vista di uno spettacolo teatrale era invisa quale grave grave peccato, facendone un giovane represso seppur estremamente dotato intellettualmente la cui creatività "artistica" venne integralmente ignorata; Elisàr, per contro, cresciuto in una famiglia decisamente più aperta che aveva stimolato l'espressività e la creatività poetica del bambino.

I due giovani, casualmente, avevano entrambi subito simili delusioni amorose: Eduard da tredicenne, una ragazza (Elisabeth von Stackelberg)  che dovrà dantescamente "angelicare", per Elisàr la passione per Agi una dodicenne e sua sorella Erika non trovarono risposta. Per anni, queste due presenze femminili aleggeranno nei rapporti tra Elisàr e Eduard, in un contrastante  mix di reciproci coinvolgimenti e velati rimproveri anche sulla scorta dei due opposti atteggiamenti nei riguardi delle religioni (Eduard, allora, ateo convinto).  I due amici avranno cordialissimi rapporti con l'altro sesso, ma non si andrà mai "oltre". Per Elisàr, gli amici di Eduard con i quali si davano del Tu, gli erano indifferenti. Ma anche lui, all'inizio, lo fu per  Eduard. Contrariamemte a quanto si dirà più tardi, le loro vite e caratteri non furono facili sebbene  uniti da una necessità superiore. Eduard spesso soffriva di bronchiti e d'asma e  tenterà inutilmente di assolvere il suo anno di volontariato nel reggimento della guardia finlandese. Verrà inutilmente sottoposto, seguendo le mode del tempo, a docce fredde all'insegna di una terapia personalizzata in funzione del medico, non del paziente.  Per Elisàr una fortuna: se fosse diventato ufficiale di riserva, nota, sarebbe probabilmente  finito male nella guerra contro il Giappone.

Elisàr non vedrà per lungo tempo Eduard convalescente in Finlandia, in un momento particolarmente doloroso per la dipartita di sua madre ed impegnativo per le prove di maturità. Deciso di avere come alma mater Pietroburgo, Elisàr inizierà gli studi, ospite della famiglia di Eduard,  dedicandosi allo studio della lingua araba che abbandonerà presto in favore della facoltà di giurisprudenza (corsi tenuti in russo) (Die Universität und der Idealist, pp. 126-128 EewL). Infelice nella vita di studente di Pietroburgo, Elisàr si avvicinerà sempre più ad Eduard, benché geograficamente lontani. In quei momenti, in Germania, ci sarà il tentativo di riabilitare i Gesuiti, il giovane Elisàr ne sarà un sostenitore della loro libertà d'azione. Scrivendo nel 1938 questo capitolo delle sue memorie, Elisàr ricorda di essere stato vittima dell'ironia della sorte: I Gesuiti diverranno i suoi più subdoli nemici sulla scorta di rappresentazioni deformate del suo pensiero. E  coglie l'occasione di aggiungere a questa considerazione l'amaro rimprovero agli omosessuali che avrebbero avuto motivo di essergli riconoscenti per le sue battaglie in favore ad una  loro libertà di vita ed i loro diritti. Ne riparlerà più tardi. Da giovane era convinto della libertà nelle tenzoni di pensiero e non che fossero schiave delle politiche di potere. E conclude: "In questo  mondo del "Caos", qualsiasi libertà resta ideale ed utopico desiderio . Libertà vera non è possibile che dove esista consonanza armonica di consenzienti, ovvero nel Chiaro Mondo.

Nel capitolo "Kind in der Wirrwelt" (pp. 23-25 AewL), Elisarion parla dei suoi mali da bambino: all'età di 5 e 6a anni soffrì di meningite e reumatismi articolari. Ricorda delle terribili emicranie e di aver desiderato che gli tagliassero la testa.  Di regola ne sopravviveva che uno su mille e quasi sempre instupidito. Quando mi presentai dal sindaco di Muralto e gli dissi che era già una follia realizzare il Chiaro Mondo senza committente, il dr.jur. Beretta mi rispose affermando che sono solo  alcuni "matti" quelli che fanno fare progressi all'umanità. Naturalmente, è anomalo e da pazzi voler risvegliare la gente dal loro letargo ed essere ripagati che con inimicizie  facendo nascere qualche cosa di buono dal martirio  per poi venir abusati da un qualche furbone. La prova: il destino di Gesù e la storia della Cristianità. Oltre i reumatismi che ebbero effetti anche sul cuore, subii la scarlattina che mi indebolì l'udito di un orecchio. 

A partire dai 16 anni divenni miope ma mi sforzai di vivere senza occhiali usando, di nascosto, una lente. In un ritratto  la mostro (N.d.T. Il principe carnevale. La fotografia da modello, nel Fondo Fotografico, data del 1914 con Elisàr a 42 anni).

Matrigna natura ha fatto di tutto e di più per mettermi da parte. La natura l'amavo con la massima considerazione, ma non come procreatrice che ritenevo sua secondaria funzione, oltre i miei ideali. Ideali da non essere confusi, come lo furono da molti prevenuti e  o  repressi,  per omosessualità. Donne e uomini autentici apprezzarono la mia opera. Molto meno gli omosessuali in cerca di una intensa maschilità di tipo michelangiolesco e gli eterosessuali di natura timida che cercavano il complemento in donne energiche. Dovrò tornare sull'argomento in quanto sfruttato da stolti e menzogneri per danneggiare il mio messaggio ideale. Malgrado i malanni ero un tipo sveglio ed imparai  presto e all'insaputa dei miei, a leggere. Sapevo comportarmi bene quando c'erano visite. Senza che nessuno me lo chiedesse, mettevo il vestitino buono per poi, alla partenza degli ospiti, spontaneamente rimettermi il solito. In gonnellino scozzese venni fotografato in una gita a Reval; la mia testa la utilizzai nel ritratto di mia madre  da Madonna di Natale.

Nel capitolo  "Meine Mutter - duldende Liebe"( pp. 25-26 AewL), Elisarion descrive sua madre: Mia madre una donna dalla bellezza nobile, biondo scura dagli occhi grigi, l'ho vista soffrire dai miei primi anni. Non era il tipo che lusingava gli uomini, ma nemmeno scostante, una femminilità che sapeva tranquillamente far felice ben sapendo cosa fare  per una bella dimora a marito e bambini badando discretamente a tutti. Mai assistito a screzi tra i miei genitori, un vero matrimonio d'amore autentico fino alla morte. Unicamente un dolore comprovato poteva tenermi lontano da matrimonio e figli, non avendo assolutamente la natura di scapolo. Per alcuni annoi, in casa di mio padre coabitarono entrambe le suocere con le due nonne,  e non vi furono mai contrasti grazie alla bontà di mia madre e di mia nonna materna altrettanto molto pacifica. Pertanto ebbi una infanzia pacifica e piena d'affetto. Ero molto legato a mia madre cui mi confidava in tutto. Nei primi anni vedevo raramente mio padre di modo che c'era un poco di estraneità fra di noi benché fossi da lui mai trattato male o punito. Ma non ce n'era motivo. Primogenito la sorella Frieda (1865-1928), poi Johannes (1867) che diventerà ingegnere. Dopo di me Adolf (1877), la cui nascita porterà mio padre a rinunciare ai suoi doveri maritali a causa della sempre più malferma salute di mia madre. Più tardi venni a sapere che mio padre, da convinto credente cristiano, ne aveva molto sofferto fisicamente.

Causa della malferma salute di mia madre , la gelosa presenza nel vicinato di  una invadente signora di antica nobiltà ed imparentata alla lontana con noi,  che non mancava di imporsi in ogni occasione anche grazie al fatto che la mia famiglia non poteva, seppur degnamente, competere finanziariamente con lei. Ma per fortuna c'era, ad un paio di chilometri da casa nostra, zia Annette con la bella casa con giardino pieno di fiori ed i pavoni, seppur senza elettricità  o gas. Unicamente, nella sala da pranzo, un filo di richiamo per il campanello del maggiordomo che appariva prontamente in guanti bianchi a servire un pasto per niente lussurreggiante. Si imparò rapidamente il baciamano per le anziane signore, corredandolo con un complimento, stile ancien régime. Ho comunque imparato molto presto a capire da mia madre che troppo spesso la sua disponibilità veniva abusata. Troppo amore e attenzione possono inimicare. A volte l'amore è sentito  come schiavitù e ripudiato. Pertanto, attenzione e ritenersi.

Friederike (1802-1887), la nonna paterna, fu determinante per il mio sviluppo intellettuale. Donna provata dalla vita, mi affascinava raccontadomene le vicende. Dalle sue vecchie riviste inizio XIX. Secolo ebbi modo di conoscere estesamente, malgrado le pessime xilografie,  l'arte del rinascimento italiano. Alcune riproduzioni, qualitativamente migliori, ornavano comunque la nostra casa: L'ultima cena di Leonardo,  Madonne di Raffaello e Murillo ed un Cristo di Guido Reni. Il bello stimolava con forza la mia fantasia . A sette anni leggevo Shakespeare, in particolare l'Amleto, ma anche i drammi di Schiller. A nove anni scrissi il mio primo dramma quale risultato delle mie impressioni da Amleto e Don Carlos. Quale postumo della meningite, facevo brutti sogni tormentato da streghe ai quali però seguivano visioni oniriche che sarebbero poi diventate la fonte per il mio Chiaro Mondo. (cfr. la scena 5: Sul grande fiore).  Vorrei anche menzionare il fatto di avere, allora, crudeli sensazioni alla vista di vecchi mendicanti; era un'istintiva paura a fronte della laidezza e miseria del mondo del Caos.

Molti i capitoli della sua autobiografia nei quali si occupa, senza reticenze, della sessualità degli adolescenti e dei tabù  che Elisàr ha incontrato malgrado il liberale atteggiamento che vigeva nella sua famiglia: con considerazioni che precorrevano di generazioni quanto oggi vien ritenuto ovvio, descrive la sua pubertà vissuta da quattordicenne fino alla visita incompiuta di un luogo malfamato, le disgrazie della gioventù maschile,   le sue paure delle malattie sessualmente trasmissibili che riuscirà ad evitare vita natural durante, il distinguo tra erotico e sessuale.

Nel capitolo "Der Weg der Liebe" (pp. 289-326 AewL) che conclude l'autobiografia, vengono descritte in dettaglio le vicende che portarono a  conoscere i loro amici, come pure i loro destini. Von Kupffer, a scanso di equivoci, tiene a precisare che, di salute sempre delicata,  non avesse paura delle donne: "seppur non ne fossi allora perfettamente conscio, si trattava di altro. Non un"horror feminae" ma  un "horror infantis" ovvero di mettere al mondo un bambino. In parte,  avendo avuto un'infanzia molto dolorosa, consideravo la vita  un compito gravoso seppur ne amassi tutto il bello  e le gioie. Ero anche estremamente bisognoso di affetto, di un cordiale rapporto,  senza pertanto dover fondare una famiglia in quanto abbisognavo di tutte le mie forze per un grande compito che mi soddisfacesse intimamente e mi sollecitasse al suo compimento quale messaggero  di un tutt'altro mondo."

Di Eduard, la madre e la sorella Charlotte (1864 - 1945) risiedevano anche per lunghi periodi in Svizzera, a Vevey nei pressi di Losanna. (La sorella, buon sangue non mente, sposerà il suo collega medico dottor Olivier con il quale si renderà $ emerita nel Vodese quale riconosciuta paladina nella lotta contro la tubercolosi). Eduard decide di dedicarsi agli studi nell'ateneo losannese dove sarà anche assistente all'istituto fisiologico. Verrà raggiunto dalla notizia del fidanzamento di Elisabeth von Stackelberg che lo indurrà ad una depressione ma anche ad una svolta nel complicato rapporto con Elisàr nel frattempo trasferitosi a Monaco in Baviera. Elisàr si farà operare per  una dolorosa e deturpante nevralgia del trigemino.   

Il lago Lemano sarà, per i due amici, il punto di partenza per il primo incontro con l'Italia, attraverso il passo del Sempione, a piedi da Briga fino a Domodossola, nella Settimana Santa del 1895. Avranno modo di esercitare le loro conoscenze della lingua italiana... incompresi da un contadino dalla parlata dialettale. La migliore delle primavere accoglierà i due giovani studenti con i suoi fiori ed il lago Maggiore, l'Isola Bella, Pallanza. Locarno non fu della gita. Per contro, raggiunsero Lucerna per nuovamente separarsi.